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Una giuria federale di San Diego ha condannato Apple a pagare un risarcimento superiore a 5,7 miliardi di dollari, circa 4,9 miliardi di euro, a favore di Taction Technology. L’azienda statunitense sostiene che il colosso di Cupertino abbia sfruttato senza permesso alcune sue soluzioni all’interno del Taptic Engine, il piccolo motore che genera le vibrazioni di iPhone e Apple Watch. Altro che la solita vibrazione aptica, stavolta a Cupertino è arrivata una scossa ben più pesante, di quelle che lasciano il segno anche nei bilanci di un gigante della tecnologia.
La cifra fissata dalla giuria colpisce per le sue dimensioni. Parliamo di una delle condanne più salate degli ultimi tempi nel campo della proprietà intellettuale, e riguarda un componente che molti utenti usano ogni giorno senza nemmeno farci caso. Ogni volta che uno smartphone della Mela vibra per una notifica o restituisce un piccolo colpetto sotto le dita, dietro c’è proprio quel meccanismo finito adesso sotto accusa.
I due brevetti al centro della disputa
Il cuore della vicenda ruota attorno a due brevetti depositati da Taction Technology, identificati con i numeri 10.659.885 e 10.820.117. Entrambi descrivono sistemi in grado di produrre vibrazioni percepibili attraverso il tatto, cioè quella sensazione fisica che il dispositivo trasmette alla mano per comunicare qualcosa senza bisogno di suoni o immagini.
Secondo la ricostruzione della società americana, Apple avrebbe impiegato questa tecnologia aptica nel proprio Taptic Engine senza ottenere una licenza e senza alcuna autorizzazione da parte del legittimo titolare. Un’accusa pesante, che il tribunale per il momento ha ritenuto fondata. La giuria ha infatti accolto la versione di Taction e stabilito un indennizzo miliardario, anche se quel “per ora” lascia intendere che la partita giudiziaria potrebbe non essere ancora chiusa del tutto.
Il nodo, insomma, è tutto qui. Da una parte una piccola realtà che rivendica la paternità di un’idea, dall’altra un’azienda che ha costruito attorno a quella funzione una parte importante dell’esperienza offerta ai propri clienti. E la decisione arrivata da San Diego, almeno in questa fase, dà ragione alla prima.
Una causa che va avanti dal 2021
Lo scontro legale tra le due società non nasce certo oggi. La causa è in corso dal 2021, ma per capire quanto sia radicato il componente conteso bisogna tornare ancora più indietro. Il Taptic Engine ha debuttato nel primo Apple Watch nel 2014, quando l’idea di un orologio capace di “picchiettare” il polso per avvisare di un messaggio sembrava ancora una curiosità.
L’anno successivo la stessa soluzione è approdata sugli smartphone, a bordo di iPhone 6s e iPhone 6s Plus. Da quel momento il motore aptico non è più uscito di scena e anzi è diventato un tassello essenziale nell’utilizzo quotidiano dei dispositivi della casa californiana. Gestisce le vibrazioni, certo, ma anche le risposte fisiche legate alle notifiche, alle interazioni con l’interfaccia e ai comandi impartiti dall’utente.
Fonte: TecnoAndroid








