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Dragon Age: Origins, il Fade era riempitivo secondo Darrah

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Chi ha giocato a Dragon Age: Origins difficilmente conserva un ricordo tenero della sequenza del Fade, quella deviazione onirica che strappa il protagonista al resto del gruppo e lo spedisce in una dimensione parallela piuttosto bizzarra. Un passaggio discusso da sempre, amato da pochi irriducibili e sopportato da tutti gli altri. E adesso a metterci il punto arriva una voce che pesa parecchio, quella di Mark Darrah, co direttore del gioco.

Le parole sono nette. “Non è un buon contenuto”, ha detto Darrah in un video pubblicato sul suo account TikTok, rispondendo a un utente che gli chiedeva quale elemento eliminerebbe da ciascun capitolo della saga, potendo tornare indietro. La risposta è andata dritta al bersaglio, senza troppi giri di parole, indicando proprio la sequenza della Torre dei Maghi come qualcosa che non è invecchiato benissimo.

Il Fade secondo chi lo ha diretto

“Penso che sarei tentato di tagliare o ridurre drasticamente la parte della sequenza onirica nella Torre dei Maghi”, ha spiegato l’ex responsabile della serie. E poi l’affondo, quello che i fan discutono da anni nei forum. “Non è un buon contenuto. È una specie di riempitivo. Alla fine è stato fatto abbastanza in fretta.”

Tre frasi che riassumono bene il sentimento diffuso attorno a quel segmento di Dragon Age: Origins. Il giocatore viene separato dai compagni, costretto a trasformarsi in topo, spirito, golem e altre forme per attraversare aree che si somigliano parecchio, con un ritmo che si spezza rispetto al resto dell’avventura. C’è chi ha sempre difeso quella scelta sostenendo che il cambio di tono e di meccaniche servisse a spezzare la monotonia. Difficile però non notare come il consenso generale vada nella direzione opposta, quella di un uso discutibile delle risorse a disposizione dello studio.

La cosa interessante è che l’ammissione arriva da dentro. Non da un critico, non da un giocatore deluso, ma da chi quel gioco lo ha guidato. BioWare ci ha costruito sopra una reputazione enorme, e sentire uno dei suoi direttori definire “riempitivo” una porzione così celebre del titolo ha un peso specifico diverso.

Un gioco enorme anche senza quella parte

Vale la pena ricordare un dettaglio che rende il tutto ancora più curioso. Dragon Age: Origins sarebbe rimasto un gioco di ruolo gigantesco anche senza il Fade. Le origini diverse per ogni personaggio, le quattro grandi aree da percorrere per radunare gli alleati, i compagni con le loro storie, il finale a Denerim. Materiale a sufficienza per decine e decine di ore. L’idea che quella sezione servisse ad allungare il brodo suona quindi quasi paradossale, eppure è proprio il senso delle parole di Darrah, che parla apertamente di un lavoro portato a termine di corsa.

Per chi ha passato diciassette anni a difendere la scelta sperimentale dello studio canadese, insomma, la posizione si è fatta più scomoda. Non perché il Fade sia diventato improvvisamente peggiore di quanto fosse, ma perché adesso c’è una dichiarazione ufficiale che lo colloca tra i contenuti realizzati in fretta, senza la cura riservata ad altre porzioni del gioco.

Darrah, va detto, ha ormai preso l’abitudine di raccontare il dietro le quinte della serie con una franchezza rara nel settore. Le sue riflessioni sui social toccano spesso decisioni produttive, compromessi e scelte che all’epoca sembravano sensate e che col tempo hanno mostrato il fianco. Lo stesso ex responsabile ha sostenuto in passato che Dragon Age è sempre stato considerato da EA un marchio troppo di nicchia, troppo legato al passato, troppo vecchia scuola.

Il verdetto sul Fade, comunque, resta quello. Una sezione nata come esperimento, finita per essere percepita come una parentesi da attraversare il più in fretta possibile, e adesso liquidata come contenuto mediocre da chi quel gioco lo ha diretto.

Fonte: TecnoAndroid

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