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Ci sono aneddoti di set che invecchiano meglio di certi film, e quello raccontato da Edward Zwick su Brad Pitt rientra di diritto nella categoria. Il regista, nelle sue memorie intitolate Hits, Flops And Other Illusions: My Fortysomething Years in Hollywood, ha messo nero su bianco quanto sia stato complicato lavorare con l’attore durante le riprese di Leggende d’autunno, film che in Spagna e in Italia arrivò nelle sale nel marzo del 1995 e che contribuì a trasformare un giovane interprete promettente in una star planetaria. La frase che riassume tutto è netta: a prima vista sembra una persona tranquilla, ma può diventare imprevedibile se provocato.
Vale la pena ricordare il contesto. Il 1994 fu l’anno della svolta per Pitt, che all’epoca aveva 31 anni. Dopo diversi anni passati tra piccoli ruoli televisivi e la sorpresa di Thelma & Louise, erano arrivati titoli come Johnny Suede, Kalifornia e Una vita al massimo. Poi, nel giro di pochi mesi, due protagonismi che gli cambiarono la carriera: prima Intervista col vampiro, poi appunto il dramma diretto da Zwick, con Anthony Hopkins e Aidan Quinn nel cast.
Un addio sfiorato già dopo le prime prove
Il problema, racconta Zwick, si presentò subito. Pitt interpretava Tristan Ludlow, personaggio che si innamora della promessa sposa del fratello caduto nella Prima guerra mondiale, ruolo affidato a Tom Cruise, che era stato suo co protagonista in Intervista col vampiro. Appena conclusa la prima prova, il regista ricevette la telefonata dell’agente dell’attore: il futuro volto di Fight Club voleva lasciare il progetto.
A convincerlo a restare fu il produttore Marshall Herskovitz. Zwick lo descrive come il primo segnale di quelle correnti emotive profonde che si agitavano dentro Pitt, qualcosa che avrebbe verificato più di una volta nelle prime fasi delle riprese, quando i due ancora si studiavano a vicenda. Non proprio l’inizio ideale per un dramma romantico in costume che richiedeva fiducia reciproca e molta esposizione emotiva.
Lo scontro davanti alla troupe e le colpe ammesse dal regista
Il nodo vero, secondo il regista di Blood Diamond, stava in una differenza di visione sul personaggio. Pitt era cresciuto circondato da uomini che tenevano le emozioni sotto controllo, mentre Zwick riteneva che il senso del romanzo di partenza fosse un altro: la vita di un uomo come somma dei suoi dolori. Più il regista spingeva perché l’attore si mettesse a nudo, più quest’ultimo resisteva. E più resisteva, più il regista insisteva. Un braccio di ferro che è andato avanti per settimane.
L’episodio più duro arrivò un pomeriggio, quando Zwick diede indicazioni a Pitt alzando la voce davanti a tutta la troupe. Con il senno di poi lo definisce una provocazione vergognosa. L’attore gli si avvicinò urlando a sua volta, intimandogli di fare un passo indietro. La cosa sensata, ammette il regista, sarebbe stata concedere cinque minuti di pausa e parlarne in privato. Invece prevalse l’istinto di non mollare. Zwick scrive di essere stato arrabbiato perché Pitt non si fidava di lui abbastanza da lasciarsi guidare nella recitazione, e si spinge a ipotizzare di aver sfruttato la propria incapacità di mostrarsi vulnerabile. Il collega, dal canto suo, non era tipo da arrendersi senza combattere.
Il ritratto finale, tra tensioni e stima
Nonostante tutto, il bilancio che il regista traccia su Brad Pitt non è affatto una stroncatura. Lo definisce una persona sincera e diretta, con cui è divertente stare e capace di provare una grande gioia. Un ritratto a due facce, insomma, che tiene insieme la testardaggine sul set e la simpatia fuori dall’inquadratura. Leggende d’autunno dura due ore e tredici minuti e resta uno dei titoli più identificabili della prima fase della carriera dell’attore, con un voto degli utenti nettamente superiore a quello della critica specializzata, 4,3 contro 2,6.
Fonte: TecnoAndroid








