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Il numero IMEI visibile direttamente sulla schermata di blocco è la novità che Google sta portando sui dispositivi Android tramite un aggiornamento dei Play Services, senza che sia necessario sbloccare il telefono per leggerlo. La funzione riguarda gli smartphone con Android 12 o versioni successive e compare all’interno delle informazioni di emergenza, quella sezione accessibile anche a chi non conosce il PIN. Una scelta che, come spesso accade quando si tocca il tema della sicurezza, ha due facce ben distinte.
Per chi non lo mastica quotidianamente, l’IMEI è un codice univoco assegnato a ogni singolo dispositivo mobile. Il paragone più immediato è quello con il numero di telaio di un’automobile: identifica quel telefono e nessun altro. Renderlo leggibile senza sblocco significa, nella pratica, che chiunque trovi uno smartphone smarrito può verificare subito a chi appartiene, mentre forze dell’ordine e operatori telefonici hanno a disposizione l’informazione necessaria per bloccare il dispositivo sulla rete.
Perché Google ha deciso di mostrare l’IMEI senza sblocco
La logica dietro la novità è piuttosto lineare e si inserisce in un percorso già avviato. Il codice finisce nelle informazioni di emergenza proprio perché quella schermata è pensata per essere consultabile in situazioni particolari, quando il proprietario non è presente o non è in grado di intervenire. Nel caso di un furto o di uno smarrimento, avere l’IMEI a portata di mano accorcia i tempi: niente scatole originali da cercare in cantina, niente fatture da recuperare, niente ricerche affannose tra le vecchie email dell’operatore.
Questa mossa fa parte del pacchetto Theft Protection, l’insieme di strumenti che Google ha introdotto negli ultimi mesi con un obiettivo molto concreto, ovvero rendere i telefoni rubati meno interessanti per chi li sottrae e allo stesso tempo più semplici da rintracciare e recuperare. La filosofia è quella di alzare il costo del furto: se un dispositivo diventa difficile da rivendere e facile da bloccare, il gioco smette di valere la candela.
Il rovescio della medaglia e come disattivare la funzione
Il punto critico esiste ed è abbastanza evidente. L’IMEI resta un dato sensibile, e metterlo alla portata di chiunque abbia il telefono tra le mani apre qualche scenario spiacevole. Un malintenzionato potrebbe sfruttarlo per tentare la clonazione del dispositivo o per altri utilizzi poco limpidi. Google sembra esserne perfettamente consapevole, tanto da aver reso la funzione completamente opzionale fin dal primo momento.
Chi preferisce tenere il codice nascosto può disattivarlo in pochi passaggi. Il percorso da seguire è Impostazioni, poi Sicurezza e privacy, quindi Protezione dispositivo perso e infine Protezione dal furto. Lì compare una voce chiamata Identificatore dispositivo nella schermata di blocco, che basta spegnere per tornare alla situazione precedente. Nessun compromesso obbligato, insomma, e la decisione resta nelle mani di chi usa il telefono.
Va detto che il rollout è ancora in corso e la distribuzione procede in modo graduale, come tipicamente avviene per gli aggiornamenti veicolati attraverso i Play Services. Non tutti i dispositivi compatibili mostrano già l’opzione, quindi chi non la trova nelle impostazioni non deve preoccuparsi: semplicemente non è ancora arrivata su quel terminale. La compatibilità resta comunque legata ad Android 12 come versione minima, il che copre una fetta ampia dei dispositivi attualmente in circolazione.








