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Google: primi video-selfie per recuperare l’account

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Chi apre la homepage di Google potrebbe trovarsi davanti a una proposta inattesa, quella di registrare un video selfie da usare come metodo di recupero dell’accesso al proprio account. Non una novità assoluta, perché la funzione era stata annunciata dall’azienda lo scorso luglio, ma fino a poco tempo fa restava nascosta tra le impostazioni. Adesso è finita in vetrina, con un invito esplicito rivolto a una platea più ampia di utenti.

La scheda che compare si chiama “Accedi con un selfie” e mette davanti a una scelta secca, Non configurare oppure Configura un selfie. Scegliendo la seconda strada parte una procedura guidata che chiede di registrare un breve filmato del proprio volto, ripreso da angolazioni diverse. Quel video diventa il riferimento di partenza, il modello con cui confrontare le registrazioni future.

A cosa serve davvero il video selfie sull’account Google

Conviene chiarire subito un punto, perché è quello che genera più confusione. Il video selfie non sostituisce password, passkey o gli altri sistemi di autenticazione usati ogni giorno per entrare nell’account Google. Funziona piuttosto come una chiave di emergenza basata sul volto. Se l’accesso normale non è possibile, ad esempio quando l’account risulta bloccato, Google può chiedere di registrare un nuovo filmato e metterlo a confronto con quello salvato in precedenza.

C’è anche un aspetto di manutenzione, per così dire. Una volta completata la configurazione, l’azienda potrebbe tornare a chiedere una nuova registrazione a distanza di qualche mese, in modo da avere sempre un’immagine ragionevolmente aggiornata dell’aspetto della persona. Il volto cambia, la barba cresce, i capelli si accorciano, e un riferimento vecchio di anni servirebbe a poco.

La disponibilità, però, non è per tutti. Google precisa che la funzione riguarda soltanto determinati account e alcune aree geografiche, quindi il banner in homepage potrebbe semplicemente non apparire. Chi vuole procedere comunque può cercare l’opzione nelle impostazioni dell’account, nella sezione dedicata a Sicurezza e accesso.

Dati biometrici, privacy e l’opzione da guardare con attenzione

Trattandosi di un volto, quindi di dati biometrici, la parte informativa della procedura merita una lettura non distratta. Google spiega che il filmato potrebbe essere analizzato da un modello per accertare due cose, che davanti alla fotocamera ci sia una persona reale e non un’immagine o un video riprodotto, e che quella persona abbia un’età sufficiente per usare determinati servizi dell’azienda.

Durante la configurazione compare poi una voce facoltativa chiamata Migliora i servizi Google. Attivandola si autorizza l’utilizzo del video e dei dati collegati per perfezionare sistemi come il riconoscimento facciale, la stima dell’età e altri metodi di verifica. È opzionale, e questo va sottolineato, perché si può completare tutto il percorso lasciandola disattivata.

Dettaglio pratico che in molti apprezzeranno, la registrazione non impone l’uso dello smartphone. La webcam del computer basta e avanza per portare a termine la procedura. Altre funzioni che poggiano sullo stesso tipo di filmato, come quelle legate agli avatar di Gemini, possono invece richiedere il passaggio dal telefono.

Il vero elemento di novità sta nella modalità con cui Google sta spingendo tutto questo. Prima la funzione esisteva e chi la voleva andava a cercarla. Ora l’azienda la mette in primo piano nel punto più trafficato del web, la homepage del motore di ricerca, sollecitando attivamente la configurazione invece di limitarsi a renderla disponibile.

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