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Per le strade di Tokyo sta circolando un mezzo che somiglia in tutto e per tutto a un’ambulanza, lampeggianti compresi, ma che non trasporta pazienti in carne e ossa: si tratta della prima ambulanza per robot umanoidi del Giappone, messa in strada da GMO Internet Group nel mese di settembre 2026. Quando un robot si blocca durante il lavoro, il furgone parte, raggiunge il punto esatto del guasto e prova a rimetterlo in piedi sul posto.
A bordo c’è praticamente tutto quello che serve per un intervento rapido. Strumenti diagnostici, pezzi di ricambio, attrezzatura da riparazione e, soprattutto, ingegneri pronti a mettere le mani sulla macchina. Se il problema non è risolvibile lì per lì, scatta il piano B: nel vano del mezzo viaggia un umanoide di riserva, che viene tirato fuori e sostituisce il collega fuori uso senza far perdere tempo al cliente. L’unità danneggiata, invece, torna alla base di riparazione dell’Humanoid Lab di GMO, nel quartiere di Shibuya.
Prima ambulanza per robot umanoidi: un servizio riservato a pochi
Per ora l’ambulanza per umanoidi è una soltanto, parcheggiata al quartier generale di Tokyo, e non risponde a qualsiasi chiamata. Il servizio copre esclusivamente i robot messi in campo da GMO AI & Robotics Trading, nota anche come GMO AIR, e ogni intervento viene valutato caso per caso. Stessa azienda, va detto, che ha portato i robot umanoidi a lavorare come addetti ai bagagli in un aeroporto della capitale giapponese: a Haneda è in corso una sperimentazione con macchine costruite da Unitree, in collaborazione con JAL Ground Service, che proseguirà fino al 2028.
L’idea, spiegano dall’azienda, nasce da un problema molto concreto. Quando un umanoide si danneggiava bisognava spedirlo altrove per la riparazione, con tutto quello che ne conseguiva in termini di servizio interrotto. “Imparando da quell’esperienza, abbiamo avuto l’idea di fornire umanoidi sostitutivi”, ha raccontato Tomohiro Uchida, amministratore delegato di GMO AIR. Shota Takizawa, ingegnere della stessa società, ha aggiunto una previsione piuttosto secca durante la presentazione: quando gli umanoidi diventeranno più diffusi, un servizio di questo tipo servirà per forza.
Lampeggianti viola e una strategia che guarda al 2040
Curiosa anche la parte estetica, che non è stata lasciata al caso. Il design interno ed esterno del veicolo porta la firma di Yasumichi Morita, dello studio tokyota GLAMOROUS, che si è ispirato ai mezzi di emergenza in circolazione in giro per il mondo. Il risultato è una carrozzeria con barre luminose viola montate sul tetto e la scritta “Humanoid Ambulance” bella grande sulla fiancata. Difficile confonderla con un normale furgone da officina.
Vale la pena ricordare da dove arriva GMO: il gruppo madre si occupa di infrastrutture per internet, quindi domini, hosting, quel tipo di attività. La divisione robotica, dal canto suo, non costruisce nulla in proprio. Rivende hardware prodotto da Unitree e da altri costruttori, e poi ci costruisce attorno una serie di servizi. L’ambulanza rientra esattamente in questa logica commerciale.
Sullo sfondo c’è la strategia nazionale giapponese per l’intelligenza artificiale e la robotica, pubblicata dal governo lo scorso aprile, che punta a conquistare oltre il 30 per cento del mercato globale dei robot e a costruire un’industria interna da circa 120 miliardi di euro entro il 2040. Un singolo furgone, per quanto scenografico, non sposterà quei numeri di un millimetro. Ma la scommessa di GMO è un’altra: accumulare esperienza nelle riparazioni sul campo prima che gli umanoidi diventino abbastanza numerosi da rendere quel tipo di assistenza una necessità quotidiana. Un servizio costruito in anticipo rispetto alla domanda, insomma, con la speranza di arrivare pronti quando la domanda ci sarà davvero.








