Vai al contenuto
Offerte

Google Play Early Access nel mirino: app fasulle e adware

In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni

Il programma Early Access di Google Play, nato per dare una vetrina alle applicazioni ancora in fase di sviluppo, si è trasformato in un terreno di caccia per chi mette in circolazione app fasulle costruite con un solo obiettivo, monetizzare a colpi di pubblicità continua e invadente. L’allarme arriva da Bitdefender, che in un nuovo report ricostruisce nel dettaglio come questa sezione dello store venga sfruttata da malintenzionati per piazzare software ingannevole sotto gli occhi di milioni di persone.

Il punto debole, spiega la società di sicurezza, è tutto in una scelta di design apparentemente innocua. Le app in Early Access non mostrano né recensioni né valutazioni pubbliche. Una decisione che ha una sua logica, perché protegge gli sviluppatori dalle stroncature arrivate quando il prodotto è ancora grezzo, ma che nei fatti cancella il primo segnale di pericolo a disposizione di chi scarica. Nessun voto, nessun commento, nessuna traccia di cosa abbiano trovato gli altri. Si procede alla cieca.

Migliaia di app analizzate e una lunga scia di casi sospetti

L’analisi ha passato al setaccio migliaia di applicazioni presenti sul Google Play Store, facendo emergere diversi casi sospetti. Molti di questi non arrivano agli utenti per caso, ma attraverso campagne promozionali piuttosto aggressive su TikTok, Facebook e altre piattaforme social. Annunci costruiti su promesse gonfiate, in alcuni casi accompagnati da video deepfake di celebrità generati con l’intelligenza artificiale, tanto per aggiungere un tocco di credibilità artificiale a offerte che non hanno nulla di reale dietro. Il meccanismo è collaudato. Ricompense mirabolanti, guadagni facili, contenuti esclusivi. Poi, una volta installata l’applicazione, quello che resta è una sequenza di banner e video pubblicitari da cui è difficile uscire.

Il trucco del nome famoso e il caso Grand Theft Auto V

Una delle tecniche più utilizzate consiste nel caricare l’app usando il titolo di un videogioco celebre, così da intercettare le ricerche di chi cerca quel nome. È esattamente quanto accaduto con almeno due applicazioni pubblicate come Grand Theft Auto V (Early Access) e poi rinominate con titoli completamente diversi, ma soltanto dopo essere state indicizzate dai motori di ricerca. Un gioco di prestigio che funziona: una di queste ha superato il milione di download, senza avere una singola recensione o valutazione a supporto.

Le immagini di copertina, con ogni probabilità generate dall’intelligenza artificiale, non hanno niente a che vedere con il gameplay effettivo. All’avvio, l’esperienza offerta è lontanissima da quella pubblicizzata e lo spazio maggiore va alle pubblicità invasive.

Uno strumento utile che va messo in sicurezza

Bitdefender non chiede la chiusura del programma, anzi. Early Access viene descritto come una risorsa preziosa per gli sviluppatori che vogliono provare idee nuove e testare rapidamente le proprie applicazioni, raccogliendo dati sul campo prima del lancio vero e proprio. Il problema riguarda il modo in cui la funzione è stata implementata, perché così configurata finisce per creare un ambiente più ospitale per le applicazioni ingannevoli, sottoposte a un controllo pubblico molto più basso rispetto a quelle già regolarmente pubblicate sullo store. L’assenza di recensioni e di feedback, in sostanza, disattiva uno dei sistemi di allerta più efficaci che una community possa avere. Senza quel filtro diventa complicato accorgersi in tempo che qualcosa non torna, e il danno si materializza prima che qualcuno possa segnalarlo.

La linea di prudenza suggerita è quindi una soltanto, cioè guardare con sospetto le app in Early Access, in particolare quando arrivano da annunci troppo generosi nelle promesse oppure quando non compare alcuna valutazione. In attesa che Google metta mano al programma per renderlo meno permeabile agli abusi, la diffidenza verso le ricompense mai erogate e le imitazioni dei franchise più noti resta l’unica difesa concreta.

Condividi:
162 Condivisioni