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Amazon alimenterà una parte delle sue ambizioni sull’intelligenza artificiale con una centrale a gas in Texas che, stando alle stime, potrebbe diventare la più grande singola fonte di inquinamento climatico degli Stati Uniti. Il progetto è legato a un enorme complesso di data center previsto nella contea di Pecos, e rappresenta il primo grande investimento del gruppo in una struttura alimentata fuori dalla rete elettrica pubblica. Una scelta che, sulla carta, evita di gravare sulle bollette dei residenti, ma che apre un fronte molto più scomodo sul piano ambientale.
Le centrali di questo tipo vengono ormai integrate direttamente nei progetti di data center. Producono inquinanti nocivi che accelerano gli effetti del cambiamento climatico e pesano sulla salute pubblica, con un contributo documentato a patologie come asma, malattie cardiache, tumore ai polmoni e ictus. Alcune comunità chiedono valutazioni ambientali più severe, mentre l’amministrazione Trump spinge in direzione opposta, favorendo procedure accelerate che in certi casi saltano del tutto l’iter autorizzativo.
Amazon: i numeri della centrale texana e il Climate Pledge
Il piano di Amazon è stato individuato da Cleanview, società che monitora gli sviluppi ambientali dei data center off grid. All’inizio di agosto sono emersi tre permessi di costruzione depositati in Texas vicino all’impianto, con lavori a partire immediata. Uno dei documenti indica una centrale da 35 turbine per una potenza fino a 7,65 gigawatt. Con l’assetto attuale, l’impianto sarebbe autorizzato a rilasciare 33 milioni di tonnellate di anidride carbonica l’anno, più di qualunque altra centrale elettrica del Paese.
Il punto delicato è che questo si scontra con l’impegno volontario dell’azienda ad arrivare a zero emissioni nette entro il 2040. Amazon sostiene di restare fedele al proprio Climate Pledge e spiega di voler pagare per intero i costi dell’energia che consuma, puntando su “nuova generazione in loco” progettata per collegarsi alla rete quando i tempi tecnici lo consentiranno. Nel tempo, secondo la società, quella capacità potrebbe persino fornire elettricità ai clienti locali e rendere la rete più stabile ed economica. Se i vicini vedranno davvero quei benefici, però, resta un’incognita.
Margaret Callahan, portavoce dell’azienda, ha sottolineato che l’obiettivo 2040 resta una priorità, ma ha anche osservato che “il mondo appare diverso rispetto a quando abbiamo cofondato il climate pledge”. Sullo sfondo c’è la pressione commerciale: nella call sui risultati del 30 luglio l’amministratore delegato Andy Jassy ha parlato di domanda in esplosione per le attività legate all’AI e ai chip, con l’offerta che potrebbe restare indietro rispetto alla richiesta almeno fino al 2027. Ogni ritardo, in questa logica, equivale a denaro lasciato sul tavolo.
Da xAI a standard di settore
La strada l’aveva aperta xAI, che dalla scorsa primavera alimenta con turbine a gas il suo data center Colossus. In Mississippi la NAACP ha fatto causa a giugno per ottenere lo spegnimento delle turbine di Elon Musk, e l’amministrazione Trump è intervenuta a sostegno dell’azienda, sostenendo che i cittadini non abbiano il potere di far applicare il Clean Air Act. L’associazione ha denunciato una crescita continua degli impianti, “da 18 a 27 a 33 e ora 60 turbine a gas non autorizzate”, con le comunità di Memphis lasciate a ricostruire da sole il quadro dell’inquinamento.
Nel frattempo altri colossi hanno seguito la stessa logica, da Anthropic a Google, Meta, Microsoft, OpenAI e Oracle. Cleanview ha censito 59 data center con una capacità complessiva di circa 90 GW che intendono generare energia in proprio, pari a circa il 25 per cento di tutti i progetti pianificati negli Stati Uniti. Il Texas guida la classifica, seguito a distanza da Utah, Pennsylvania, Ohio, New Mexico, Wyoming e Florida. Amazon, oltre al progetto texano, sarebbe in trattativa con gli sviluppatori di una centrale da 4,5 GW a Homer City, in Pennsylvania.
Sul terreno delle soluzioni rapide si va dai generatori mobili montati su camion alle turbine aeroderivative nate per aerei e navi militari, fino a macchine rigenerate provenienti da impianti industriali. A metà 2026 xAI da sola copre la maggior parte dei 2 GW di generazione behind the meter già operativi, mentre l’Environmental Integrity Project stima almeno 82 centrali a gas in costruzione. Amazon afferma di studiare solare e accumulo a batteria per il sito texano, ma nel frattempo conta sulle turbine a gas.










