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Sicuramente ciascuno di noi avrà fatto qualche volta un bagno in mare e, indossando maschera e boccaglio per esplorare i fondali avrà notato una curiosa condizione: i colori vividi e freschi che possiamo trovare nel fondale sembrano spegnersi man mano che si va sempre più in profondità. Gli stessi pesci o i coralli, osservati al di fuori dell’acqua sono un vero e proprio tripudio di colori ma, se osservati sotto la superficie, tendono ad ingrigirsi. Ovviamente c’è un preciso motivo per il quale avviene questo fenomeno e che è collegato al modo in cui la luce viaggia attraverso l’acqua e, ci sono anche delle conseguenze poiché i colori brillanti rappresentano uno dei metodi di comunicazione più utilizzati dalla fauna sottomarina.

Dunque sempre più specie di pesci si stanno spostando in profondità a causa dell’aumento delle temperature marine e ciò come già detto, causa un problema ai colori dei pesci che, di conseguenza, perdono la loro vividezza. A dimostrarlo è uno studio pubblicato sulle pagine della rivista Proceedings of the Royal Society B. La ricerca in questione riporta la firma di un team di scienziati della Exeter University i quali hanno provato ad analizzare quali potrebbero essere le conseguenze di questo slittamento verso il basso della fauna marina.

I colori dei pesci sempre più spenti man mano che ci si sposta in profondità

Per il loro lavoro i ricercatori hanno fatto ricorso a dei modelli matematici al fine di capire come cambiano i colori dell’ambiente marino man mano che un pesce o qualsiasi altra specie acquatica che sfrutta i segnali cromatici sposta il suo habitat in profondità. I risultati delle analisi svolte sono davvero poco rassicuranti poiché hanno dimostrato che basta scendere anche di soli 30 metri per passare dai colori vividi della fauna e flora acquatica ad un “paesaggio” in bianco e nero. Questa crisi cromatica che investe il mondo marino è qualcosa di davvero preoccupante e che dovrebbe farci riflettere sul fatto che l’aumento della temperatura globale ha seri effetti negativi anche sull’ambiente acquatico.

FONTEProceedings of the Royal Society B