luce artificiale

A noi tutti almeno una volta nella vita sarà capitato di far caso ad un fenomeno molto particolare, ovvero alla presenza di una pubblicità altamente, quasi incredibilmente, personalizzata durante la navigazione su internet o sui social Network Maggiori come Facebook e Instagram, che si tratti di un paio di scarpe che desideriamo o di un’automobile da da tempo sogniamo di portarci a casa, spesso capita che manco a farlo apposta fuoriesca quasi per magia il banner Amazon che riguarda quello specifico modello, magia o reato ?

Ovviamente viene spontaneo chiedersi come tutto questo sia possibile, pura coincidenza o c’è qualche oscuro stratagemma, qualche oscuro meccanismo che ci tiene sotto controllo senza che noi possiamo accorgercene ? Il dubbio torna ciclicamente e sulla scia dello scandalo di Cambridge Analytica il Governo Americano ha più volte chiesto al magnate fondatore di Facebook se i propri server raccogliessero informazioni sugli utenti con un account, ricevendo ovviamente come risposta un semplice no, ma è vero ? Non sarebbe la prima volta che un grande investitore mente ad un governo.

Anche un società di cybersicurezza come Wandera si è posta lo stesso interrogativo, cercando di darsi risposta attraverso un piccolo esperimento, essa infatti, tenendo sotto controllo il traffico dati in uscita da due smartphone, ha analizzato la quantità di byte inviati da uno in una stanza chiusa e insonorizzata e da uno invece inserito in un ambiente in cui risuonava prepotentemente il nome di alcuni prodotti, osservando che effettivamente la quantità di dati era pressochè la stessa.

Cosa succede dunque ?

È inutile stare a dire che non siamo noi i visionari che improvvisamente ci accorgiamo che le pubblicità sono perfettamente ad-hoc creandoci una falsa psicosi, il fenomeno è reale e succede spesso, ma com’è possibile ? Escludendo le attività di app malevole create per rubare informazioni private, restando dunque nella legalità, il sistema che porta a questo fenomeno è una sorta di profilazione che si viene a creare all’interno della fine rete i cui snodi sono accessi, account, cookies e ricerche le quali creano una sorta di infrastruttura in grado di analizzare svariati ambiti del nostro navigare, i cookies ad esempio consentono ad un sito di tenere traccia dei prodotti o dei campi che sullo stesso cerchiamo, se poi magari per accedere necessitiamo del login tramite Facebook, esso potrà prendere il nostro nickname e magari la posizione geografica, iniziando una profilazione che col tempo consentirà di mostrare banner adeguati in virtù sia di ciò che cerchiamo ma anche delle tendenze presenti nel nostro luogo geografico, si tratta dunque di una rete capillare che riesce a discriminare in modo efficace ciò che realmente ci interessa attraverso l’intervento di vari strumenti analitici che pian piano si avvicinano sempre più a ciò che realmente ci interessa, niente microfoni accesi di nascosto dunque, ma una semplice analisi dei dati a cui è legalmente possibile accedere.