apple e google contact tracing

Governi, autorità sanitarie e tecnici al lavoro sulle app come Immuni per tracciare gli spostamenti dei possibili contagiati dal virus non dovranno più faticare troppo per raccogliere informazioni utili dagli utenti col rischio di violare la privacy. Infatti Apple e Google hanno annunciato la costruzione di un sistema unificato affinché gli smartphone con sistemi operativi diversi possano interagire via bluetooth.

In questo modo non ci sarà bisogno di più app per tracciare il virus grazie all’uso di Api (Application Programming Interface) integrate a bordo dei rispettivi Android e iOS. L’amministratore delegato di Apple Tim Cook ha anticipato che una prima versione sarà presentata oggi, mentre la Commissione Europea dovrà valutarne l’integrazione con le app gestite dai Governi nazionali entro fine mese.

 

Apple, Google e il contact tracing unificato: come funziona

Secondo i due colossi chiamare questa funzione “contact tracing” genera solo apprensione nella popolazione, mentre “notifica di esposizione” rende più diretto il messaggio del perché viene usata sui loro telefoni. Una volta validata dalla Commissione UE, l’app attivata sullo smartphone cripterà via bluetooth l’identità degli utenti con un codice non identificativo dinamico. Quando incontriamo qualcuno che ha l’app e bluetooth acceso, il nostro telefono registrerà il codice pseudonimo della persona.

In base poi a una correlazione tra l’app e gli archivi delle autorità sanitarie lo smartphone ci comunicherà con una notifica se tra i codici di chi abbiamo incontrato c’è un possibile infetto. La notifica varierà da paese a paese. L’app valuta gli intervalli del tempo di esposizione ai fini del tracciamento, eliminando qualunque informazione che evidenzi un contatto più prolungato, come in famiglia ad esempio.

Apple e Google hanno assicurato che il codice dell’interfaccia sarà condiviso solo con i governi, le autorità sanitarie e i fornitori scelti a livello locale per sviluppare le app. L’app godrà dei migliori sistemi di cifratura grazie all’adozione dell’Advanced Encryption Standard: un protocollo matematico che garantisce anche la protezione dei documenti top secret della Nasa.