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DJI ha deciso di fare sul serio anche nel mondo della pulizia domestica. Dopo il primo Romo, l’azienda torna con DJI Romo P2, il suo nuovo robot aspirapolvere e lavapavimenti di fascia alta, e lo fa seguendo una filosofia piuttosto precisa: prendere alcune delle tecnologie che hanno reso DJI famosa nel mondo dei droni e applicarle alla navigazione di un robot domestico.
L’ho provato concentrandomi soprattutto su quello che conta davvero nell’utilizzo quotidiano: quanto bene riesce a muoversi in casa, come riconosce gli oggetti, quanto pulisce, come gestisce il lavaggio e quanto lavoro rimane da fare manualmente.
Il risultato è un prodotto particolare, anche perché DJI non ha seguito necessariamente tutte le tendenze del mercato. Non troviamo, per esempio, un sistema di lavaggio a rullo. DJI continua a puntare sui moci, ma li ha evoluti parecchio. E il risultato è un robot che migliora sotto molti aspetti rispetto alla generazione precedente.
Un design trasparente che non passa inosservato
La prima cosa che colpisce del DJI Romo P2 è il design. DJI ha mantenuto la caratteristica struttura trasparente già vista sul modello precedente, modificando alcuni dettagli estetici e aumentando la presenza del bianco rispetto alla precedente finitura argento/grigia.
È una scelta decisamente diversa rispetto alla maggior parte dei robot aspirapolvere, generalmente molto più discreti e minimalisti. Qui DJI vuole mostrare quello che c’è dentro. E non è soltanto una scelta estetica: una struttura trasparente richiede un assemblaggio estremamente preciso, perché anche la presenza di polvere o imperfezioni all’interno finirebbe per essere immediatamente visibile.
Il robot mantiene inoltre uno spessore di 9,8 centimetri, perché non utilizza la classica torretta LiDAR superiore. Al suo posto troviamo sensori LiDAR distribuiti attorno alla struttura e una doppia fotocamera RGB frontale.
Questa soluzione permette al Romo P2 di avere una visione completa dell’ambiente senza dover ruotare continuamente per effettuare la scansione della stanza. È una delle caratteristiche che più distinguono il progetto DJI da quello di molti concorrenti.
36.000 Pa e una doppia spazzola centrale
Passando alla pulizia vera e propria, DJI ha aumentato parecchio la potenza. Il motore di aspirazione arriva a 36.000 Pa, un valore estremamente elevato, e il sistema è abbinato a una doppia spazzola centrale sfalsata.v La particolare apertura centrale delle spazzole serve a convogliare capelli e peli direttamente verso il motore di aspirazione, riducendo il rischio che rimangano incastrati nel sistema di spazzolatura.
Davanti troviamo inoltre due spazzole rotanti invece di una sola. Servono a spingere la polvere verso il centro del robot e quella destra può estendersi per raggiungere più efficacemente gli angoli. È un approccio molto concreto: invece di affidarsi soltanto alla potenza di aspirazione, DJI interviene anche sulla gestione fisica dello sporco prima che venga aspirato.
Il sistema di lavaggio sceglie ancora i moci
Una delle decisioni più interessanti è che DJI non ha seguito la strada del rullo. Il Romo P2 utilizza infatti moci rotanti, che vengono continuamente rilavati durante il funzionamento e che esercitano pressione sul pavimento.
Il vantaggio principale arriva dal braccio estensibile: il mocio può sporgere fino a 4,5 centimetri sotto i mobili, riuscendo quindi a raggiungere zone che con un sistema a rullo sarebbero più difficili da pulire.
È una soluzione che ha senso soprattutto nelle case dove ci sono mobili bassi e zone difficili da raggiungere. I moci vengono inoltre sollevati quando il robot riconosce un tappeto. Il sistema identifica e mappa automaticamente le superfici e modifica di conseguenza il comportamento del robot.
C’è però ancora un limite importante: i moci non possono essere sganciati automaticamente dalla base del robot. Significa che, anche se vengono sollevati sui tappeti, non è possibile lasciarli fisicamente a casa e far partire una pulizia completa senza alcun rischio di contatto con superfici che non devono essere bagnate.
Il riconoscimento degli ostacoli
Se dovessi individuare una caratteristica che distingue maggiormente il DJI Romo P2, guarderei proprio alla navigazione. Il sistema riesce a riconoscere oggetti estremamente piccoli, fino a 2 millimetri, compresi oggetti bassi e elementi comparsi improvvisamente lungo il percorso.
Questo significa che piccoli oggetti lasciati sul pavimento, cavi e persino mattoncini LEGO possono essere riconosciuti e aggirati. La novità di questa generazione è inoltre il riconoscimento degli oggetti trasparenti, che rappresenta una situazione particolarmente complessa per un robot aspirapolvere.
A questo si aggiunge il superamento degli ostacoli: il Romo P2 riesce a superare gradini fino a 4 centimetri, oppure strutture a doppio gradino fino a 8,5 centimetri. È un miglioramento importante rispetto alla generazione precedente e rende il robot più autonomo anche in ambienti meno semplici.
Potenza di aspirazione
Una caratteristica che spesso viene sottovalutata quando si parla di robot aspirapolvere è il rumore. Il Romo P2, nonostante i 36.000 Pa di aspirazione, è stato progettato per essere molto più silenzioso rispetto al predecessore.
Durante il funzionamento è possibile continuare a guardare la televisione, parlare o lavorare nello stesso ambiente senza avere necessariamente la sensazione di avere un aspirapolvere acceso accanto. Per un dispositivo che può funzionare anche mentre siamo in casa, questa è una caratteristica decisamente importante.
La base fa praticamente tutto da sola
La stazione di ricarica è una parte fondamentale dell’esperienza. Troviamo un serbatoio da 4 litri per l’acqua pulita e uno da 3,2 litri per quella sporca. La base svuota inoltre automaticamente la polvere e, nella versione P2, utilizza anche raggi UV per la sterilizzazione del sacchetto.
I moci vengono lavati con acqua calda e successivamente asciugati con aria calda. DJI dichiara fino a 365 giorni di autonomia operativa senza interventi manuali frequenti, grazie al sistema di autopulizia della base.
La stazione integra anche la gestione automatica del detergente e, esclusivamente sul P2, un distributore di deodorante. I relativi flaconi possono essere aperti e riempiti. L’obiettivo è evidente: non voglio che il robot mi chieda continuamente di occuparmi di lui. Lo riempio, imposto il programma e dovrebbe occuparsi autonomamente del resto.
L’app DJI Home
L’applicazione DJI Home permette di creare programmi di pulizia personalizzati, modificare la mappa e decidere se intervenire su una stanza specifica oppure su una determinata area.
Durante la pulizia posso anche aggiungere zone da pulire nuovamente o richiedere un ulteriore lavaggio. Posso creare muri virtuali, aree vietate, modificare le soglie e gestire il comportamento del robot davanti ai tappeti e agli ostacoli.
C’è anche una componente interessante legata alla privacy. DJI permette di impostare la cancellazione automatica delle immagini catturate dal robot dopo 14 giorni e ha annunciato una modalità, prevista entro la fine del 2026, che permetterà al robot di funzionare completamente in locale.
È un aspetto importante, considerando che un robot con fotocamere e sistemi di riconoscimento degli oggetti inevitabilmente opera all’interno dello spazio più privato che abbiamo: casa nostra.
Autonomia e consumi
Il DJI Romo P2 utilizza una batteria da 5.000 mAh. In una prova su una casa da 100 metri quadrati, comprensiva anche del lavaggio, il robot ha completato il lavoro in circa un’ora e mezza, utilizzando circa il 60% della batteria.
Questo permette di stimare una copertura di circa 130 metri quadrati senza una ricarica intermedia, anche se sul fronte dell’autonomia esistono concorrenti che riescono a fare meglio. Il vantaggio del P2 è comunque una maggiore rapidità rispetto alla generazione precedente.
Un piccolo compromesso riguarda invece il consumo d’acqua: la quantità utilizzata è abbastanza elevata, soprattutto considerando la presenza del sistema di lavaggio continuo dei moci.
Prezzo
Il DJI Romo P2 viene lanciato a 1.299 euro. È una cifra alta, ma bisogna contestualizzarla. Il precedente modello era arrivato sul mercato a 1.909 euro, quindi il nuovo P2 parte da un prezzo decisamente più basso rispetto alla generazione precedente.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti del prodotto: DJI ha aumentato potenza, capacità di riconoscimento, gestione degli ostacoli e silenziosità, riducendo contemporaneamente il prezzo di listino rispetto al primo Romo.
Conclusioni
Il DJI Romo P2 è un robot molto particolare. Non cerca semplicemente di avere una potenza di aspirazione enorme o di aggiungere una nuova funzione alla lista delle specifiche.
La parte più interessante è il modo in cui DJI ha trasferito nel mondo della pulizia domestica una filosofia tecnologica che conosciamo già dai suoi droni: sensori, visione dello spazio, riconoscimento degli oggetti e capacità di muoversi con grande precisione.
I 36.000 Pa fanno il loro lavoro, i moci estensibili permettono di raggiungere anche sotto i mobili, la base è estremamente automatizzata e l’app offre un controllo molto approfondito. Rimangono alcuni compromessi: i moci non possono essere sganciati automaticamente, il consumo d’acqua è elevato e l’autonomia non è ai vertici della categoria.
Ma il Romo P2 ha un’identità molto precisa. È un robot premium che punta soprattutto sulla navigazione intelligente e sull’autonomia operativa, mantenendo un sistema di lavaggio a moci invece di inseguire la soluzione a rullo. E, soprattutto, rispetto al primo Romo arriva con un prezzo di listino molto più accessibile: 1.299 euro contro i 1.909 euro del predecessore.
Fonte: TecnoAndroid








