In questo articolo Indice dei contenuti 23 sezioni
Un rasoio elettrico grande più o meno come un mazzo di carte che promette di radere come quelli “veri”, quelli lunghi e panciuti che occupano mezzo beauty case. Ci credete? Io no. O meglio, non ci credevo quando ho aperto la scatola del Laifen P3, con quell’aria da gadget più bello che utile. Poi l’ho usato per due settimane e qualcosa è cambiato.
Facciamo un passo indietro. Laifen è il marchio cinese che in Italia molti conoscono per gli asciugacapelli ad alta velocità e per gli spazzolini elettrici della serie Wave. L’anno scorso ha deciso di entrare nel mondo della rasatura con due modelli, e uno di questi è il Laifen P3 Pro che abbiamo già recensito su TecnoAndroid, quello con la scocca in alluminio lavorata a controllo numerico. Il P3 di cui vi parlo oggi è il fratello più accessibile. Stesso cuore, testina e motori. Cambia il vestito: niente metallo, ma un policarbonato rinforzato con fibra di vetro. E cambia il prezzo, che scende a 159,99 euro.
A chi si rivolge? A chi si rade spesso, a chi viaggia e non vuole portarsi dietro un attrezzo ingombrante, a chi ha la pelle che si arrabbia per un niente. Io rientro in almeno due di queste categorie. La mia barba è rada ma morbida, la taglio più o meno ogni tre giorni e ho una pelle sensibile che dopo la rasatura si riempie di rossori e, quando vado troppo a fondo, di quelle fastidiose bollicine bianche. Ve lo dico subito perché è il filtro attraverso cui leggere tutto quello che segue: non ho una barba da boscaiolo e non ho testato il rasoio su un volto da copertina di una pubblicità di dopobarba.
Il verdetto, in anticipo ma senza spoiler eccessivi, è questo: il rasoio funziona bene, a una condizione che ripeterò più volte perché è il punto chiave: non bisogna far crescere troppo la barba. Ma ci arrivo con calma.
Potete acquistare il rasoio su Amazon oppure direttamente sul sito ufficiale Laifen.
Unboxing: più accessori di quanto mi aspettassi
Laifen mi ha mandato il campione stampa nella versione bundle, in colorazione nera. La differenza con la confezione base è tutta negli accessori aggiuntivi, che non sono di contorno.
La scatola è piccola, compatta, con quella cura un po’ maniacale che ormai associo ai prodotti del marchio. Niente plastica inutile, tutto incastrato nel cartone sagomato. Sollevato il coperchio il rasoio è lì, già assemblato con la testina e il cappuccio di protezione magnetico in plastica trasparente. Sotto ci sono il cavo USB-C, la manualistica (essenziale, giusto le istruzioni per sbloccare la modalità viaggio e poco altro) e i due accessori del bundle: la custodia da viaggio rigida e il tappetino antiscivolo.
La custodia mi è piaciuta subito. È sagomata sul corpo del rasoio, si chiude con un clic deciso e non ha giochi. Ci entra il P3 con il cappuccio montato e nient’altro, il cavo va messo a parte. Il tappetino invece l’ho guardato con sospetto. A cosa serve un tappetino per un rasoio? Poi l’ho appoggiato sul ripiano del lavandino, ci ho messo sopra il rasoio bagnato dopo la doccia e ho capito: tiene fermo l’oggetto sulle superfici lisce e non lascia aloni d’acqua sul marmo. Una sciocchezza, sì, ma utile.
Manca l’alimentatore, come ormai da prassi. Non è un dramma, chiunque ha in casa un caricatore USB-C, ma lo segnalo.
Se valga la pena spendere i 30 euro in più del bundle? Dipende da quanto viaggiate. Se il rasoio resta in bagno tutta la vita, la custodia diventa un soprammobile. Se invece lo infilate in valigia una volta al mese, quella scatolina rigida fa la differenza tra una testina protetta e una lamina ammaccata.
Design e costruzione: piccolo, squadrato, con la finestra sui motori
La prima cosa che noti è la forma: non è il classico rasoio a bastoncino. È un parallelepipedo compatto con gli spigoli arrotondati, che sta tutto nel palmo. Lo stringi come un sasso piatto, con il pollice appoggiato sul lato e la testina che sporge in alto.
La seconda cosa è la finestrella trasparente sul fronte, che lascia vedere i due motori lineari al lavoro. Laifen dice di essersi ispirata ai cofani delle supercar. Paragone ambizioso, forse un filo esagerato, ma l’effetto c’è. La definirei una finitura tech, nel senso migliore del termine: fa sembrare il rasoio un oggetto di elettronica più che un elettrodomestico da bagno. Mi piace? Sì. Serve a qualcosa? No, ma non tutto deve avere una funzione pratica.
Ora, il materiale: il P3 rinuncia all’alluminio del modello Pro e usa un policarbonato rinforzato con fibra di vetro con una finitura che Laifen chiama Monocoat, un rivestimento opaco dall’aspetto quasi ceramico. Al tatto è liscio, compatto, senza scricchiolii né giochi tra le parti. Ho provato a torcerlo leggermente tra le dita, come faccio con qualunque prodotto che mi passa per le mani, e non ha ceduto di un millimetro. Pesa intorno ai 187 grammi: pochi in assoluto, ma abbastanza da dare una sensazione di solidità. Non sembra un giocattolo, insomma.

Credits: TecnoAndroid
L’impugnatura è comoda. Lo dico senza esitazioni, anche se sulla carta la forma squadrata dovrebbe essere meno ergonomica di un manico tradizionale. Nella pratica la mano si adatta in fretta e dopo un paio di rasature non ci pensavo più.
C’è però un limite, ed è bello grosso: con le mani bagnate scivola. Mi è successo, e non una volta sola. Quella superficie così liscia e piacevole da asciutta diventa insidiosa quando hai le dita umide, magari con un velo di sapone o di gel. Non mi è mai caduto per terra, per fortuna, ma un paio di volte l’ho ripreso al volo sopra il lavandino. Se vi radete sotto la doccia tenetelo a mente.
Il tasto è uno solo, sul fronte, sotto la finestra dei motori. Accende, spegne e, tenuto premuto per due secondi, attiva o disattiva il blocco da viaggio. Sul fondo c’è la porta USB-C protetta da un tappino in gomma che chiude bene. Una piccola spia luminosa indica lo stato della batteria e del blocco. Nessun display, menu o complicazione. E sinceramente va bene così.
Specifiche tecniche
| Specifica | Valore |
|---|---|
| Modello | Laifen P3 (P3 Bundle nella versione testata) |
| Tipologia | Rasoio elettrico a lamina, uso bagnato e asciutto |
| Sistema di taglio | 3 elementi: 2 lamine + 1 rifinitore centrale con texture incisa al laser |
| Motori | 2 motori lineari ad alta velocità, 12.000 tagli al minuto ciascuno |
| Controllo potenza | Regolazione PID in tempo reale in base alla densità della barba |
| Lamina | Acciaio inox, spessore 0,055 mm, basso rilascio di nichel |
| Geometria testina | ArcBlade curva a 146,2°, testina flottante |
| Scocca | Policarbonato rinforzato con fibra di vetro, finitura Monocoat |
| Peso | Circa 187 g |
| Impermeabilità | IPX7 |
| Autonomia dichiarata | Fino a 100 minuti |
| Ricarica | USB-C, circa 90 minuti per la carica completa |
| Ricarica rapida | 3 minuti per circa 7 minuti di utilizzo |
| Funzioni extra | Blocco da viaggio (pressione di 2 secondi), testina magnetica removibile |
| Colorazioni | Nero, bianco, blu |
| Contenuto bundle | Rasoio, cappuccio magnetico, cavo USB-C, custodia da viaggio, tappetino antiscivolo, manuale |
| Garanzia | 2 anni (testina esclusa) |
| Prezzo di listino | 159,99 euro (189,99 euro il bundle) |
Componentistica: due motori dove gli altri ne mettono uno
Ok, parliamo di quello che c’è dentro, perché è qui che il rasoio prova a giustificare il suo prezzo.
Il punto di partenza è semplice. I rasoi compatti hanno quasi sempre lo stesso problema: per farli piccoli si rimpicciolisce anche il motore, che, se piccolo e debole, tende a rallentare appena incontra un po’ di resistenza. Risultato? Il pelo non viene tagliato ma tirato e chi ha la pelle sensibile sa benissimo cosa vuol dire.
Laifen ha scelto un’altra strada. Dentro la scocca ci sono due motori lineari progettati in casa, ognuno capace di 12.000 tagli al minuto, che lavorano in direzioni incrociate. Due motori invece di uno significano più riserva di potenza, ma anche (ed è la parte che mi ha incuriosito di più) vibrazioni che in parte si compensano a vicenda. Ci torno tra poco, perché è una cosa che si sente davvero nella mano.
A governare il tutto c’è un sistema di controllo PID, lo stesso principio usato in tanti sistemi industriali per mantenere costante una grandezza. Tradotto: il rasoio legge in tempo reale quanto sta faticando e dosa la potenza per non perdere colpi quando la barba si fa più fitta. Sulla carta è la soluzione al problema dello strappo. Nella pratica funziona, ma fino a un certo punto. E quel punto, nel mio caso, ha un nome preciso: il quinto giorno di crescita.

Credits: TecnoAndroid
Poi c’è la testina, con tre elementi affiancati: due lamine per il pelo corto e un rifinitore centrale con una superficie incisa al laser che serve a catturare i peli più lunghi o quelli che crescono adagiati sulla pelle. La lamina è in acciaio inox, sottilissima (0,055 millimetri), con una formulazione a basso rilascio di nichel pensata proprio per le pelli reattive. La geometria si chiama ArcBlade: invece di essere piatta, la lamina segue una curva di oltre 146 gradi e secondo il produttore copre circa il 50% di superficie in più a ogni passata. Il tutto poggia su una testina flottante che si inclina per seguire mandibola e collo.
Una nota sulla lamina, perché è una delle poche differenze reali con il modello Pro. Quest’ultimo monta una lamina a basso contenuto di nichel più morbida, mentre qui c’è l’acciaio inox, che Laifen descrive come più resistente all’usura e più tagliente. Ho notato differenze di comfort? Non posso dirlo con certezza, non avendo i due modelli in casa da confrontare. Su questo devo fidarmi della scheda tecnica.
Prestazioni e autonomia: la batteria che non ti ricordi di avere
Se c’è una sezione di questa recensione che potrei chiudere in una riga, è questa. La batteria è top.
Mi spiego meglio. Laifen dichiara fino a 100 minuti di autonomia con una carica completa. Una sessione completa, con la mia barba e le mie abitudini, dura pochi minuti. Fate due conti: con un ritmo di una rasatura ogni tre giorni, parliamo di diverse settimane senza mai vedere un cavo. Nelle due settimane di prova non ho mai dovuto ricaricarlo per necessità. L’ho caricato all’inizio, appena tolto dalla scatola, e poi l’ho dimenticato. Che è esattamente quello che chiedo a un rasoio da viaggio.
La ricarica passa da USB-C e questo è già un mezzo pregio da solo. Niente basette proprietarie o spinotti da cercare nel cassetto. Lo stesso cavo dello smartphone, dello spazzolino, delle cuffie. In viaggio è una benedizione: un caricatore per tutto.
Per la carica completa servono circa 90 minuti. C’è anche una ricarica rapida: tre minuti attaccato alla corrente regalano circa sette minuti di utilizzo, cioè più di una rasatura. Utile? Sì, per quelle mattine in cui ti accorgi all’ultimo che la batteria è a terra. Io non ci sono mai arrivato, quindi non l’ho verificato sul campo in condizioni di emergenza.
Le prestazioni di taglio, intese come costanza della potenza, mi hanno convinto. Il dispositivo non rallenta, non cambia tono, non dà quella sensazione di motore che arranca tipica dei compatti economici. Almeno finché la barba resta corta. Ma questo è il tema del prossimo capitolo.
Test sul campo: due settimane, una routine e un viaggio
Il metodo è stato semplice, quasi noioso. Per due settimane il P3 ha preso il posto del mio rasoio abituale. Mi sono raso con la cadenza di sempre, più o meno ogni tre giorni, alternando rasature a secco davanti allo specchio del bagno e rasature in doccia con il viso bagnato. Poi, per vedere dove stava il limite, ho lasciato crescere la barba più a lungo del solito. E in mezzo c’è stato anche un viaggio, con il rasoio chiuso nella sua custodia dentro la valigia.
Non ho strumenti per misurare la “vicinanza” della rasatura, ovviamente. Quello che vi racconto è basato su quello che vedevo allo specchio, su quello che sentivo passando la mano sul viso e su come reagiva la mia pelle nelle ore successive. Test soggettivi, quindi, ma ripetuti e sempre nelle stesse condizioni.
La prima rasatura l’ho fatta a secco, sulla barba di tre giorni. E qui è arrivata la prima sorpresa: il rasoio scivola. Non tira, non si inceppa, non ti costringe a premere. Appoggi la testina, fai un movimento lento e la barba sparisce. Alla fine il viso era molto liscio, più di quanto mi aspettassi da un oggetto così piccolo.
Quante passate? Due, in media. Una prima passata generale per togliere il grosso e una seconda per rifinire. Su guance, mento e baffi bastava questo. Le zone più ostiche sono state altre e le ho trovate subito: sotto la mandibola e soprattutto alla fine della mandibola, dove l’osso curva verso l’orecchio e verso il collo. Lì il rasoio fatica di più. In parte è colpa della forma squadrata, che rende meno naturale inclinare la testina in quell’angolo; in parte, credo, della direzione di crescita dei peli in quella zona, che su di me è particolarmente disordinata. Risolvevo tendendo la pelle con l’altra mano e insistendo un attimo di più. Funziona, ma ci vuole un minimo di pazienza.
Poi le rasature in doccia: ero curioso di vedere se con la pelle bagnata e morbida il risultato cambiasse. Sarò onesto: non ho notato differenze, né in meglio né in peggio. Il dispositivo taglia allo stesso modo e lascia la stessa sensazione. L’unica differenza reale è stata la presa, che con le mani bagnate diventa meno sicura, come vi dicevo. Per il resto, scegliete pure la modalità che preferite, il risultato è lo stesso.
E qui arriva la parte che mi interessava di più: la barba lunga. Ho lasciato crescere fino a quattro giorni e poi fino a cinque. Con quattro giorni il P3 se la cava ancora, magari con una passata in più. Al quinto giorno le cose cambiano: il rasoio inizia a strappare i peli. Non tutti, non sempre, ma abbastanza da farti stringere gli occhi. Il pelo è diventato troppo lungo per entrare comodamente nei fori della lamina, il rifinitore centrale da solo non basta a prenderli tutti e quello che resta viene tirato invece che tagliato.
Ripensandoci, è un comportamento coerente con quello che il rasoio vuole essere. È un attrezzo da mantenimento, pensato per chi si rade spesso. Chiedergli di fare il lavoro di un regolabarba su una barba di una settimana è come chiedere a una city car di fare fuoristrada.
Il viaggio è stato il test più facile. Rasoio in custodia, custodia in valigia, blocco attivo. All’arrivo era esattamente come l’avevo lasciato: spento, carico, intatto. Il blocco da viaggio ha fatto il suo dovere. Nessuna accensione accidentale, batteria scaricata a vuoto o rumore sospetto dentro il trolley.
Cosa non ho potuto verificare? La durata nel tempo delle lamine e della batteria, ovviamente. Due settimane sono poche per dire come starà il P3 tra un anno. E nemmeno il comportamento su barbe molto diverse dalla mia, fitte e dure. Su questo, ammetto, posso solo fare ipotesi.
Approfondimenti
Qualità della rasatura: liscia, ma con le sue zone d’ombra
Partiamo dalla domanda che conta: quanto rade a fondo? Molto, sul serio. Alla fine di una rasatura completa passavo la mano sulle guance e sul mento e non sentivo quasi nulla, quella sensazione di pelle liscia che di solito associo ai rasoi più grossi e più costosi.
Il merito, credo, è della combinazione tra la lamina sottilissima e la curvatura della testina. La lamina da 0,055 millimetri permette alle lame di arrivare molto vicino alla pelle, mentre la forma ad arco fa sì che la superficie di contatto sia ampia anche quando non tieni il rasoio perfettamente perpendicolare al viso. Il risultato è che bastano due passate. Due, non quattro o cinque come mi capitava con altri rasoi compatti che ho avuto in passato.
Le zone d’ombra però ci sono e le ho già nominate. Sotto la mandibola e nel punto in cui la mandibola finisce il P3 fatica. Non è che non tagli, intendiamoci. È che richiede più attenzione, più angolazioni, a volte un terzo passaggio. Con un rasoio a manico lungo avrei probabilmente meno difficoltà, perché potrei ruotare il polso con più libertà. Con questa forma compatta invece devi un po’ ripensare il movimento.
È un difetto grave? Mah. Nel mio caso no. Dopo qualche giorno avevo trovato il mio modo: pelle tesa con la mano libera, testina inclinata, movimenti brevi dal basso verso l’alto. Il risultato finale era comunque buono. Ma se avete una mandibola molto pronunciata o peli che crescono in tutte le direzioni proprio lì, mettete in conto un periodo di adattamento.
Ah, una cosa che non mi aspettavo: il rasoio è anche veloce. Non nel senso dei tagli al minuto, ma del tempo totale. Una rasatura completa mi portava via pochi minuti, meno di quanto impiegassi prima. Merito delle poche passate, certo, ma anche del fatto che non dovevo fermarmi ogni tanto a ripassare zone già fatte.
Pelle sensibile: il capitolo più personale
Qui devo essere onesto fino in fondo, perché è il tema su cui molti di voi cercheranno risposte.
La mia pelle è sensibile: dopo la rasatura si arrossa e, quando vado molto a fondo, compaiono delle piccole bollicine bianche che restano lì per un giorno o due. Con il P3 sono comparse? Sì. Le irritazioni ci sono state anche con questo rasoio. Ma, e qui devo fare un’ammissione, non ho ancora trovato un rasoio che non me le faccia venire. Nessuno. Né elettrico né tradizionale.

Credits: TecnoAndroid
Quindi il punto non è se il Laifen elimini il problema, perché non lo fa. Conta capire se lo peggiori o lo attenui e qui il quadro è più sfumato. La lamina a basso rilascio di nichel e il fatto che il rasoio non tiri (sulla barba corta) aiutano a ridurre lo stress sulla pelle. Ho notato che il rossore era legato soprattutto a quanto insistevo. Quando mi limitavo alle due passate canoniche, la reazione era contenuta. Quando cercavo la rasatura perfetta, ripassando più volte sotto la mandibola, le bollicine arrivavano puntuali.
C’è da dire che la causa, per quel che ho capito della mia pelle, è proprio la rasatura troppo fitta. Più il taglio è vicino, più la pelle reagisce. E questo rasoio, rasando molto a fondo, in un certo senso gioca contro di me. È un paradosso curioso: la sua qualità migliore è anche quella che mette alla prova le pelli come la mia.

Credits: TecnoAndroid
Il consiglio che mi sento di dare a chi ha lo stesso problema? Non cercate la perfezione. Due passate, pelle asciutta e pulita prima di iniziare, niente pressione eccessiva. E accettate qualche pelo leggermente meno corto sotto la mandibola in cambio di una pelle più tranquilla nelle ore successive.
Barba lunga: dove si ferma il P3
Ricordate il discorso sul controllo PID che dovrebbe evitare gli strappi? Ecco, qui torna utile capire i suoi limiti.
Il sistema funziona benissimo finché la barba è corta. Con uno, due, tre giorni di crescita, il rasoio non perde un colpo. Anche al quarto giorno il risultato è accettabile, con qualche passata in più. Il muro arriva al quinto giorno. Lì i peli sono abbastanza lunghi da non entrare più facilmente nei fori della lamina, e il rasoio comincia a strapparli invece di tagliarli.
Non è una questione di potenza: i motori girano sempre allo stesso modo, il suono non cambia, non c’è quel rallentamento tipico dei motori sotto sforzo. È proprio una questione di geometria: la lamina è progettata per il pelo corto, e il rifinitore centrale da solo non riesce a gestire tutto quello che sfugge alle due lamine. Il risultato è una sensazione di tirata, a tratti fastidiosa, e una rasatura che richiede molte più passate.
Stavo per scrivere che questo è un difetto del rasoio, ma ripensandoci non è del tutto corretto. È un limite di categoria, quello dei rasoi a lamina compatti. Il P3 è fatto per chi si rade spesso e lo dice chiaramente anche il produttore. Il mio consiglio, che diventa anche il filo conduttore di questa recensione, è semplice: non lasciate crescere troppo la barba. Se vi radete ogni due o tre giorni, è perfetto. Se tornate dalle vacanze con una settimana di barba, prima passate un regolabarba e poi finite con il P3.
Il rifinitore centrale: piccolo ma decisivo
All’inizio non gli avevo dato troppo peso. Tre lame, due lamine e una cosina in mezzo. Poi, rasatura dopo rasatura, ho capito che quell’elemento centrale lavora parecchio.
Il rifinitore centrale serve a catturare i peli che le lamine non riescono a prendere: quelli più lunghi, quelli che crescono adagiati sulla pelle, quelli che sfuggono perché puntano nella direzione sbagliata. Nel mio caso, con una barba rada e morbida, questi peli ribelli ci sono eccome. Soprattutto sul collo e ai lati del mento, dove crescono storti e tendono a stendersi invece di stare dritti.
Ecco, su quei peli il rifinitore mi è servito davvero. Li solleva e li porta verso le lame, così la seconda passata delle lamine li trova già in posizione. È probabilmente il motivo per cui mi bastavano due passate invece di tre o quattro. Non ho fatto una prova scientifica, ma la sensazione è stata netta: dopo il passaggio del rifinitore, il risultato finale era più uniforme.
Il limite, come abbiamo visto, arriva con la barba di cinque giorni. Lì nemmeno il rifinitore basta a gestire tutto. Ma per il lavoro quotidiano fa bene la sua parte.
Rumore e vibrazioni: la sorpresa più bella
Lo ammetto: questa è la cosa che mi ha colpito di più e non me l’aspettavo.
Chi ha usato rasoi compatti sa che di solito vibrano parecchio. Il motore piccolo lavora al massimo, la scocca trasmette tutto alla mano e dopo un paio di minuti hai le dita formicolanti. Con il Laifen non succede. Il rumore è contenuto, un ronzio pulito e regolare, senza quel fischio acuto che ti fa venire voglia di chiudere la porta del bagno per non svegliare nessuno. E le vibrazioni sono ridottissime. Lo tieni in mano e senti che sta lavorando, ma non hai la sensazione di stringere un trapano.
Il merito, credo, è proprio dei due motori che lavorano in direzioni incrociate. Le vibrazioni dell’uno compensano in parte quelle dell’altro e quello che arriva alla mano è molto meno di quanto ti aspetteresti. Laifen aggiunge anche un sistema di smorzamento a doppio stadio e il risultato si sente. Anzi, si sente poco, che è il punto.
Su questo aspetto non ho davvero nulla da rimproverare. Rumore e vibrazioni sono al top, senza mezzi termini. Se siete tra quelli che si radono presto la mattina con il resto della casa che dorme, è un dettaglio che apprezzerete più di quanto pensiate.
Pulizia e manutenzione: acqua e via
La pulizia è uno di quei temi che nelle recensioni si liquidano in due righe, ma che nella vita quotidiana fanno la differenza tra un rasoio che usi volentieri e uno che lasci nel cassetto.
Con il P3 è facile: la testina si stacca magneticamente con un gesto, senza ganci da forzare. Sotto c’è la parte dei motori, sopra le lamine e il rifinitore. Si sciacqua tutto sotto il rubinetto, si scuote un po’ e si lascia asciugare. Grazie alla certificazione IPX7 non c’è nessuna paura a mettere il corpo del rasoio sotto l’acqua corrente.

Credits: TecnoAndroid
Lo spazzolino incluso in tanti rasoi? Non serve. L’ho pulito solo con l’acqua per tutte le due settimane e i peli venivano via senza problemi. Non ho trovato residui incastrati, né tra le lamine né nella zona dei motori. Certo, con una barba fitta e dura forse la situazione cambierebbe, ma con la mia è stato tutto molto semplice.
Il cappuccio magnetico in plastica trasparente si aggancia sopra la testina con un clic e la protegge quando il rasoio non è in uso. Piccola nota: è il tipo di accessorio che rischi di perdere in viaggio, quindi meglio lasciarlo sempre montato quando il rasoio va in custodia.

Credits: TecnoAndroid
Sulla manutenzione a lungo termine non posso dire molto. Laifen non include la testina nella garanzia di due anni, quindi prima o poi andrà sostituita. Quando? Dipende dall’uso. Ne riparleremo, magari, tra qualche mese.
In viaggio: il terreno dove gioca in casa
Se dovessi scegliere uno scenario d’uso perfetto per questo rasoio, sarebbe il viaggio. Ed è anche il terreno su cui l’ho messo alla prova con più soddisfazione.
Le dimensioni sono il primo vantaggio ovvio: il P3 occupa pochissimo spazio, nel beauty case sta accanto allo spazzolino senza rubare posto a niente. La custodia rigida del bundle aggiunge una protezione seria senza aumentare troppo l’ingombro. La ricarica USB-C elimina un cavo dalla lista delle cose da portare. E l’autonomia, francamente, ti permette di partire per una settimana senza nemmeno pensare al caricatore.
Poi c’è il blocco da viaggio. Si attiva tenendo premuto il tasto per due secondi e impedisce accensioni accidentali. Sembra una funzione secondaria, ma chi ha mai aperto una valigia trovandoci dentro un rasoio acceso con la batteria a zero sa quanto sia utile. Nel mio viaggio ha funzionato senza sbavature: il rasoio è rimasto bloccato per tutto il tempo e si è sbloccato con la stessa pressione prolungata appena arrivato.
L’unico appunto, sempre lo stesso: nel bagno di un hotel, con lo spazio stretto e il lavandino spesso bagnato, la scocca scivolosa va maneggiata con un po’ di attenzione in più. Il tappetino antiscivolo, in questo caso, può tornare utile anche lontano da casa.
Ergonomia nel gesto quotidiano: la forma che ti cambia il movimento
Ne ho accennato parlando del design, ma merita un discorso a parte, perché la forma del rasoio non è solo una questione estetica. Cambia proprio il modo in cui ti radi.
Con un rasoio tradizionale, quello a bastoncino, il movimento nasce dal polso. Impugni il manico, ruoti, inclini e la testina segue. Con il Laifen P3 il movimento nasce dalle dita. Lo tieni come un sasso piatto, con il palmo che avvolge il corpo e il pollice che fa da guida, e la testina è praticamente attaccata alla mano. Il risultato è un controllo molto diretto, quasi come se stessi accarezzando il viso con le nocche. Sulle guance e sul mento è una sensazione piacevole, precisa. Senti esattamente dove stai passando.
Il rovescio della medaglia arriva nelle zone dove serve angolare tanto. Sotto la mandibola, appunto. Lì la mano finisce per toccare il collo o la spalla prima che la testina trovi l’inclinazione giusta, e allora devi girare il rasoio, cambiare presa, a volte usare l’altra mano. I primi giorni la cosa mi ha dato un po’ fastidio. Poi, sarà l’abitudine, ci ho fatto pace. Al terzo o quarto utilizzo i movimenti erano diventati naturali e non ci pensavo più.
Una cosa che invece non mi aspettavo è la comodità sui baffi e sulla zona sotto il naso. Con un rasoio lungo quella è spesso la parte più scomoda, perché devi tenere il gomito alto e fare movimenti piccoli. Qui il rasoio è così vicino alla mano che basta un gesto minimo. Mica male.
Detto questo, chi ha mani grandi potrebbe trovarlo un filo piccolo. Le mie sono nella media e mi sono trovato bene, ma è un oggetto davvero compatto, e se siete abituati a impugnare qualcosa di sostanzioso il primo impatto potrebbe sembrarvi strano. Non è un difetto, è una scelta e va capita prima di comprarlo.
Galleria Fotografica
P3 o P3 Pro: quale prendere davvero
Arriviamo al dunque, perché è la domanda che mi sono fatto anch’io dal primo giorno. Ha senso spendere di più per il fratello maggiore?
Mettiamo in fila i fatti. I due rasoi condividono tutto quello che conta per la rasatura: gli stessi due motori lineari da 12.000 tagli al minuto, la stessa testina a tre elementi con lamina ArcBlade, lo stesso controllo PID, la stessa impermeabilità IPX7, la stessa autonomia dichiarata di 100 minuti. Le differenze stanno altrove. Il Pro ha la scocca in alluminio lavorata a controllo numerico, con una finitura sabbiata molto curata, e una lamina a basso contenuto di nichel che Laifen descrive come più morbida sulla pelle. Il modello che ho provato io usa invece il policarbonato rinforzato e una lamina in acciaio inox, più resistente all’usura.
Curiosamente, il P3 pesa qualche grammo in più. Lo dico perché molti pensano istintivamente che la plastica sia sempre più leggera del metallo. Qui no, la differenza è minima e nella mano non si percepisce, ma è un dettaglio che mi ha fatto sorridere.
Quindi? La scelta dipende da cosa cercate. Se volete l’oggetto bello, quello da tirare fuori in hotel e farsi notare, quello che dà la sensazione del metallo freddo in mano, il Pro ha il suo perché. Se invece vi interessa la rasatura e basta, il P3 vi dà la stessa identica sostanza spendendo meno. E con la differenza di prezzo vi pagate il bundle con custodia e tappetino, avanzando pure qualcosa.
C’è un solo punto su cui resto in dubbio, ed è la lamina. Per una pelle sensibile come la mia, la versione a basso contenuto di nichel più morbida del Pro potrebbe fare una piccola differenza. Potrebbe. Non avendoli provati fianco a fianco non posso dirlo con certezza e non voglio vendervi un’impressione come se fosse un dato. Se il vostro problema principale è l’irritazione, è un elemento da tenere in considerazione. Per tutti gli altri, io andrei sul P3 senza pensarci troppo.
Funzionalità: poche, ma quelle giuste
Il P3 non è un rasoio “smart” e non vuole esserlo. Niente app, sensori che ti dicono quando cambiare la testina o modalità da selezionare. È un oggetto che accendi, usi e spegni.
Le funzioni che ci sono, però, sono pensate bene. Il controllo PID lavora in automatico, senza che tu debba fare nulla: non devi scegliere una velocità, è il rasoio a dosare la potenza. Il blocco da viaggio, come abbiamo visto, è semplice e affidabile. La spia luminosa ti dà le informazioni essenziali sullo stato della batteria e del blocco senza bisogno di un display. La ricarica rapida ti salva nelle mattine sbagliate. La testina magnetica rende la pulizia una questione di secondi.
È tutto qui? Sì. E ripensandoci, mi sta bene così. Ho avuto tra le mani rasoi pieni di funzioni che non usavo mai, con menu da scorrere e modalità di cui non capivo la differenza. Questo fa una cosa e la fa bene. Per un oggetto che usi con gli occhi ancora mezzi chiusi, la semplicità è un valore, non un limite.
Se proprio devo trovare qualcosa che manca, direi un indicatore più preciso della carica residua. La spia ti avvisa quando la batteria è bassa, ma non ti dice se sei al 70 o al 40 per cento. Con un’autonomia così abbondante non è un problema reale, però una barra a più livelli non mi sarebbe dispiaciuta.
Pregi e difetti
Pregi
- Rasatura molto liscia sulla barba di due o tre giorni, con due passate in media
- Rumore e vibrazioni ridottissimi grazie ai due motori lineari che lavorano in direzioni incrociate
- Autonomia abbondante: in due settimane di uso regolare non ho mai dovuto ricaricarlo
- Pulizia rapidissima con la testina magnetica, basta l’acqua corrente
- Compatto, con blocco da viaggio affidabile e ricarica USB-C
Difetti
- Dal quinto giorno di crescita comincia a strappare i peli
- Con le mani bagnate la scocca scivola
- Fatica sotto la mandibola e nel punto in cui la mandibola finisce, dove serve qualche passata in più
- Non elimina rossori e bollicine sulle pelli molto sensibili se si insiste troppo
- Alimentatore assente e spia della batteria poco dettagliata
Prezzo e posizionamento
Il Laifen P3 costa 159,99 euro nella versione base e 189,99 euro nel bundle con custodia da viaggio e tappetino antiscivolo, quello che ho provato io. Le colorazioni disponibili sono nero, bianco e blu. Si trova sul sito ufficiale e su Amazon, mentre Laifen ha l’abitudine di proporre sconti abbastanza frequenti, soprattutto in occasione degli eventi promozionali. Il prezzo reale, quindi, rischia di essere spesso più basso del listino.
Come si colloca nella famiglia Laifen? Sopra c’è il P3 Pro, che costa 199,99 euro. Le differenze, come abbiamo visto, sono poche: la scocca in alluminio lavorata a controllo numerico invece del policarbonato, una lamina a basso contenuto di nichel più morbida e qualche grammo in meno. Motori, testina, autonomia e impermeabilità sono gli stessi. Cosa si guadagna spendendo 40 euro in più? Una sensazione più premium in mano e un oggetto ancora più “da esibire”. Cosa si perde scegliendo il P3? Sostanzialmente nulla sul piano della rasatura.
Sotto, nel catalogo Laifen, c’è il T1 Pro, a lama singola, pensato più per rifiniture e ritocchi che per la rasatura completa. È un altro tipo di attrezzo, con un altro obiettivo.
Il rapporto qualità prezzo? Buono, a patto di rientrare nel profilo giusto. Se vi radete spesso e viaggiate, i 160 euro sono spesi bene: state pagando la stessa tecnologia del modello di punta a un prezzo più accessibile. Se invece vi radete una volta a settimana, state comprando un attrezzo che non è pensato per voi e allora conviene guardare altrove.
Conclusioni
Due settimane con il Laifen P3 mi hanno lasciato un’impressione chiara. È un rasoio piccolo che rade come uno grande, silenzioso, piacevole da tenere in mano e quasi impossibile da scaricare. E ha un limite altrettanto chiaro, che non è un difetto di progettazione ma una scelta di campo: lavora al meglio sulla barba corta e va in difficoltà quando cresce troppo.
A chi lo consiglio? A chi si rade ogni due o tre giorni, a chi viaggia spesso e vuole un solo rasoio per casa e trasferte, a chi apprezza un oggetto curato anche nell’estetica. E anche a chi ha la pelle sensibile, con un’avvertenza: non aspettatevi miracoli. Il P3 rispetta la pelle più di tanti altri, ma se siete come me e reagite alla rasatura troppo fitta, il rossore non sparirà del tutto.
A chi lo sconsiglio? A chi si fa crescere la barba per una settimana e poi la rade tutta in una volta, a chi ha una barba molto fitta e dura, a chi cerca un regolabarba per mantenere una lunghezza precisa.
Lo scenario perfetto, per me, è questo: una rasatura ogni tre giorni, rapida e silenziosa, a casa o in una camera d’albergo, con il rasoio che poi torna nella sua custodia e ci resta per settimane senza chiedere un cavo.
Io lo consiglio davvero. Basta ricordarsi una sola regola: non lasciate crescere troppo la barba e questo piccolo parallelepipedo nero vi ripagherà ogni volta.
Potete acquistare il rasoio su Amazon oppure direttamente sul sito ufficiale Laifen.
Se vi interessano altri prodotti per la cura della persona e accessori tech, date un’occhiata alla nostra sezione recensioni di accessori e tecnologia varia e all’archivio completo delle recensioni di TecnoAndroid.
La nostra valutazione
Pro
- Rasatura molto liscia sulla barba di due o tre giorni
- Rumore e vibrazioni ridottissimi
- Autonomia abbondante con ricarica USB-C
- Pulizia rapida con testina magnetica sotto l'acqua
- Compatto con blocco da viaggio affidabile
Contro
- Dal quinto giorno di crescita strappa i peli
- Con le mani bagnate la scocca scivola
- Fatica sotto la mandibola
- Alimentatore non incluso
Fonte: TecnoAndroid


















