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Si può davvero montare un documentario su un tablet? È la domanda che mi porto dietro da anni, da quando ho iniziato a girare con attrezzatura sempre più leggera e mi sono accorto che l’anello debole della catena era sempre lo stesso: il computer. Le camere sono diventate piccole, i microfoni pure, le aste sono sparite dentro lo zaino. Il portatile no, è rimasto lì, due chili abbondanti con alimentatore, a ricordarmi che per lavorare sul serio serve ancora un certo ingombro.
L’ASUS ProArt PZ14 (sigla HT7407NA) prova a rompere questo schema. È un tablet 2 in 1 da 14 pollici con processore Snapdragon X2 Elite a 18 core, 32GB di RAM, SSD da 1TB e uno schermo OLED 3K a 144 Hz certificato Pantone. Pesa 790 grammi, ha nove millimetri di spessore e arriva in confezione con tastiera staccabile, cover con cavalletto e penna, quindi niente accessori da comprare a parte per iniziare a lavorare.
ASUS lo presenta come uno strumento per creator: fotografi, illustratori, videomaker. Io appartengo alla terza categoria (con una certificazione Avid appesa al muro e qualche documentario alle spalle) e l’ho usato per due mesi esattamente così, come macchina da montaggio portatile. Il campione mi è stato fornito da ASUS Italia per la prova, nella configurazione unica venduta nel nostro Paese.
Ammetto che all’inizio ero scettico. Un chip ARM per il montaggio video professionale? Windows in formato tablet? Suonava come una di quelle promesse che funzionano benissimo nelle slide di presentazione e un po’ meno quando hai una timeline piena di clip e una consegna il giorno dopo. Mi sbagliavo, almeno in parte. Non del tutto, perché qualche limite c’è e ve lo racconto senza sconti. Ma il bilancio finale è molto più positivo di quanto mi aspettassi quando ho tolto la pellicola dalla scatola.
Unboxing: tutto dentro, e non è poco
La scatola è sobria, nera, con il marchio ProArt in evidenza. Niente plastica inutile, cartone rigido e ben incastrato. La prima cosa che si vede aprendola è il tablet, avvolto nella sua protezione, e già lì si capisce che il prodotto è sottile davvero. Sotto, gli accessori.
E qui arriva la sorpresa positiva: dentro ho trovato la tastiera Bluetooth staccabile, la cover posteriore con cavalletto integrato e alloggiamento per la penna, la ASUS Pen 3.0 e una custodia morbida per il trasporto. Tutto quello che serve per usarlo subito in ogni modalità. Su un prodotto di questa fascia sembra scontato, ma non lo è affatto: molti tablet professionali costringono a spendere altre centinaia di euro tra tastiera e stilo prima di poterli usare come si deve.
Una nota pratica sull’alimentatore: ASUS specifica che la presenza del caricatore varia in base al Paese e al modello: la scheda tecnica cita un adattatore USB Type C da 68 W, ma prima di acquistare conviene verificare cosa include la confezione del rivenditore scelto. Il tablet si ricarica comunque con qualsiasi caricatore USB PD di potenza adeguata e chi lavora come me ne ha sempre almeno un paio in borsa.
La sensazione complessiva? Generosa. Pagando questa cifra è il minimo, direte voi. Vero, però il minimo, in questo settore, non è mai garantito.
Design e costruzione
Il corpo è un unibody in alluminio lavorato CNC, finitura Nano Black con trattamento antimpronta. In mano trasmette solidità: nessuno scricchiolio, nessuna flessione anche premendo al centro dello schermo. Il metallo resta fresco al tatto durante l’uso normale e quella finitura opaca, leggermente vellutata, trattiene davvero poche ditate. Dopo due mesi di uso quotidiano, tra zaino, tavoli di bar e divano, non ha un graffio.

Credits: TecnoAndroid
Le misure sono di quelle che fanno effetto: 31,96 x 20,64 cm per 9 mm di spessore, 0,79 kg il solo tablet. Sulla carta è poco, ma nella pratica un 14 pollici tenuto con una mano per mezz’ora si fa sentire comunque (ma di questo parlo più avanti, quando arrivo all’uso da tablet puro).

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Le cornici attorno al display sono sottili ma non inesistenti, e va bene così: su un tablet serve un minimo di bordo per appoggiare le dita senza toccare lo schermo. I bordi sono arrotondati, piacevoli e lungo il perimetro corrono le griglie di ventilazione della ventola singola. Sul lato sinistro ci sono le due porte USB4 e lo sportellino del lettore SD Express, sul destro il bilanciere del volume, in alto il tasto di accensione. Sotto, il connettore magnetico per la tastiera.
C’è poi la certificazione IP52 contro polvere e schizzi d’acqua. Non significa che si possa usare sotto la pioggia, sia chiaro, ma su un set all’aperto, tra polvere e qualche goccia, è una tranquillità in più che su un computer da lavoro di solito non c’è.
Esteticamente mi ha conquistato subito. È un oggetto serio, senza fronzoli, con quel logo ProArt discreto sul retro che non urla. Il genere di prodotto che puoi tirare fuori durante una riunione con un cliente senza sembrare quello che è venuto a giocare.
Specifiche tecniche
| Specifica | Valore |
|---|---|
| Modello | ASUS ProArt PZ14 HT7407NA |
| Processore | Qualcomm Snapdragon X2 Elite X2E88100, 18 core e 18 thread, fino a 4,7 GHz su singolo core e 4,0 GHz multi core, 53 MB di cache |
| GPU | Qualcomm Adreno integrata |
| NPU | Qualcomm Hexagon fino a 80 TOPS (Copilot+ PC) |
| Memoria | 32GB LPDDR5X saldata, banda di memoria 152 GB/s |
| Archiviazione | SSD 1TB M.2 2230 NVMe PCIe 4.0 |
| Display | 14 pollici OLED ASUS Lumina Pro, 2880 x 1800 (3K), 16:10, 144 Hz con VRR, touch con supporto stilo |
| Qualità schermo | 500 nit, picco HDR 1000 nit, 100% DCI P3, contrasto 1.000.000:1, 1,07 miliardi di colori, tempo di risposta 0,2 ms, PANTONE Validated, certificazione TÜV Rheinland, trattamento antiriflesso |
| Porte | 2 x USB4 Type C 40 Gbps con uscita video e ricarica, lettore SD Express 7.0 |
| Connettività | WiFi 7 tri band 2×2, Bluetooth 6.0 |
| Fotocamere | Anteriore 8 MP con IR per Windows Hello, posteriore 13 MP 4K |
| Audio | Altoparlanti integrati con Smart Amp, microfoni array |
| Tastiera | Bluetooth staccabile, retroilluminata, corsa 1,7 mm, resistente ai liquidi, Precision touchpad |
| Penna | ASUS Pen 3.0 (MPP 2.6) |
| Batteria | 75 Wh, 4 celle agli ioni di litio |
| Alimentazione | USB Type C, adattatore da 68 W (presenza variabile per mercato) |
| Dimensioni | 31,96 x 20,64 x 0,90 cm |
| Peso | 0,79 kg (solo tablet) |
| Resistenza | IP52 |
| Sistema operativo | Windows 11 Home |
| Software ASUS | MyASUS, ProArt Creator Hub, StoryCube, MuseTree, GlideX, ScreenXpert |
| In confezione | Tastiera, cover con cavalletto, ASUS Pen 3.0, custodia |
| Garanzia | 3 anni |
Hardware: cosa c’è sotto quei nove millimetri
Il cuore è lo Snapdragon X2 Elite X2E88100, la seconda generazione dei chip Qualcomm per PC Windows. 18 core Oryon, frequenza che sale fino a 4,7 GHz sul singolo core, 53 MB di cache. Numeri importanti, soprattutto se pensiamo che stanno dentro un corpo spesso come una matita.
Accanto alla CPU lavorano la GPU Adreno e la NPU Hexagon da 80 TOPS, quella che fa del PZ14 un Copilot+ PC e che alimenta le funzioni di intelligenza artificiale in locale. Ci torno quando parlo di software, perché è lì che l’NPU si vede davvero (o non si vede, dipende dall’app).
La memoria è di 32GB LPDDR5X con 152 GB/s di banda. È saldata, quindi quella comprate e quella resta per sempre. Per il montaggio video 32GB sono il minimo sindacale che considero accettabile oggi, e in Italia fortunatamente esiste solo questa configurazione: nessun rischio di ritrovarsi con un taglio da 16GB preso per errore.

Credits: TecnoAndroid
Lo storage invece è un SSD M.2 2230 PCIe 4.0 da 1TB in slot dedicato. Tecnicamente sostituibile, ma parliamo di un tablet sigillato e non me la sono sentita di aprirlo. Un terabyte per chi monta video si riempie in fretta, ve lo dico per esperienza: dopo tre progetti con girato 4K ero già a caccia di spazio. Qui entrano in gioco le porte USB4, ma ne parlo negli approfondimenti.
Il raffreddamento si affida a una ventola singola. ASUS dichiara che il sistema regge fino a 25 W di TDP senza surriscaldarsi, e nella mia esperienza il calore non è mai stato un problema. Nemmeno durante gli export lunghi o in estate. La ventola nell’uso quotidiano è praticamente muta; si fa notare solo quando il processore viene spremuto a lungo e anche lì senza diventare fastidiosa.
La batteria da 75 Wh è generosa per un dispositivo così sottile e si sente, come racconto tra poco.
Una precisazione sul modello, perché in giro c’è un po’ di confusione. Il PZ14 prende il posto del vecchio ProArt PZ13, che aveva uno schermo da 13 pollici e un chip Snapdragon X Plus di prima generazione. Sono due prodotti diversi, anche se il nome si somiglia parecchio. All’estero poi esiste una versione del PZ14 con 16GB di RAM e 512GB di SSD, che da noi non è arrivata. Se lo cercate online, controllate la sigla HT7407NA e la dicitura 32GB e 1TB: è l’unica configurazione ufficiale sul mercato italiano, quella che ho provato io.
Software e app ASUS
Il sistema operativo è Windows 11 Home nella versione per architettura ARM. Qui si apre il grande capitolo della compatibilità, che affronto meglio negli approfondimenti. Per ora basti sapere che tutti i programmi che ho provato sono partiti.
ASUS aggiunge il suo pacchetto di app e le ho provate tutte. MyASUS è il centro di controllo: aggiornamenti di driver e BIOS, diagnosi del sistema, stato della batteria, profili della ventola, Splendid per la gestione colore dello schermo e funzioni come AdaptiveLock, che blocca il PC quando ti allontani. È la classica app che apri il primo giorno per sistemare le impostazioni e poi quando serve un aggiornamento. Funziona, fa il suo, senza entusiasmi.
ProArt Creator Hub è più interessante per chi lavora con i colori. Da qui si gestiscono i profili dello schermo (sRGB, DCI P3 e compagnia) e si monitorano le risorse di sistema. Per un montatore, poter passare al volo al profilo giusto prima di una correzione colore è davvero comodo.
Poi ci sono le due app di intelligenza artificiale. StoryCube è un gestore di contenuti multimediali che usa l’NPU per riconoscere volti, scene e oggetti nei file, compresi i video a 360 gradi. Ho provato a darle in pasto il girato della mia Insta360 e la catalogazione automatica funziona: ti ritrovi le clip raggruppate per soggetto senza fare nulla. MuseTree invece genera immagini da un prompt testuale direttamente in locale, senza connessione. Utile per bozze, moodboard, idee da mostrare al volo. Non sostituisce un generatore online di ultima generazione, ma il fatto che giri offline è notevole.
Chiudono il quadro GlideX, per duplicare o estendere lo schermo verso altri dispositivi, e ScreenXpert per gestire finestre e layout. MyASUS esiste anche in versione mobile per registrare il prodotto e gestire l’assistenza:
MyASUS su Google Play Store | MyASUS su Apple App Store
Stabilità? Nessun crash di app ASUS in due mesi. Qualche aggiornamento arrivato via MyASUS, installato senza intoppi.
Prestazioni e autonomia
Parto da quello che mi interessava di più: la batteria, perché un tablet da lavoro che ti abbandona a metà pomeriggio è un dispositivo da lasciare a casa.
Nel mio uso tipico (posta, browser con una ventina di schede aperte, documenti, qualche videochiamata e sessioni di montaggio leggero) il PZ14 ha sempre chiuso la giornata lavorativa senza chiedermi il caricatore. Mai un momento di ansia. Più volte sono uscito la mattina senza alimentatore e sono rientrato la sera con carica residua. Chiaramente il discorso cambia quando si esporta un video 4K a batteria: lì la percentuale scende a vista d’occhio, come su qualsiasi computer. Ma per un tablet di questo spessore, l’autonomia è senza dubbio uno dei punti forti.
Non ho fatto misurazioni strumentali di consumo o cicli di scarica standardizzati, quindi non vi darò un numero di ore preciso. Posso dirvi però che in due mesi non ho mai dovuto rinunciare a qualcosa per paura di restare a secco.

Credits: TecnoAndroid
Sul fronte prestazioni, la reattività generale è ottima. Il dispositivo si risveglia all’istante, le app si aprono rapide, il multitasking con molte finestre non lo mette in difficoltà. I 32GB di RAM fanno la loro parte: non ho mai visto il sistema rallentare per mancanza di memoria, nemmeno con Premiere, browser e Photoshop aperti insieme.
E il calore? Nessun problema. Il tablet si intiepidisce sul retro sotto carico, com’è normale, ma senza mai diventare scomodo da tenere. La ventola resta in silenzio per la stragrande maggioranza del tempo. Durante gli export pesanti si sente un leggero soffio, niente di più.
Il limite vero, se proprio vogliamo cercarlo, sta nella grafica integrata. Per il montaggio e la fotografia va bene, per il gaming impegnativo no: i giochi più pesanti girano solo abbassando i dettagli. Ma chi compra un ProArt per giocare ha sbagliato scaffale, diciamocelo.
Test sul campo: due mesi di montaggio
Ok, arriviamo al dunque: il motivo per cui questo tablet esiste è la creatività in mobilità e io l’ho messo alla prova con quello che faccio ogni giorno: montare video.
Ho iniziato con DaVinci Resolve, che su Windows ARM gira in versione nativa. La prima sessione l’ho fatta seduto alla scrivania, tablet appoggiato sul cavalletto e tastiera collegata, con un progetto in Full HD di una decina di minuti: tagli, qualche transizione, correzione colore di base, titoli. Tutto fluido, timeline reattiva, anteprima senza scatti, export rapido. Ho pensato: va bene, ma è un progetto facile.
Allora ho alzato l’asticella: Adobe Premiere Pro, progetto più lungo, più tracce audio, qualche effetto in più. Anche qui il PZ14 ha tenuto il passo senza fatica. Stessa storia con CapCut, che uso per i contenuti rapidi da pubblicare sui social: lì il PZ14 sembra quasi sprecato, tanto va liscio.
Poi è arrivato il momento della verità: il girato 4K e i file della Insta360. Ed è qui che ho visto i primi segni di fatica. Non un muro, sia chiaro, ma una certa lentezza sì: lo scrubbing sulla timeline diventa meno immediato, l’anteprima a piena qualità ogni tanto arranca, i file a 360 gradi (che sono pesanti per natura) chiedono un po’ di pazienza in più. Lavorando con proxy o abbassando la qualità di anteprima il problema si attenua molto ed è quello che ho finito per fare nei progetti più corposi. Il punto è questo: si può fare, ma non con la stessa disinvoltura di una workstation con scheda video dedicata. E sarebbe strano il contrario.
Una parentesi a parte la merita Avid Media Composer, il software su cui mi sono formato e certificato. L’ho voluto provare per scrupolo e ha funzionato, con qualche rallentamento però: piccole esitazioni nell’interfaccia, una reattività non sempre all’altezza degli altri programmi. Usabile per un montaggio in viaggio o per sistemare qualcosa al volo, meno per un progetto lungo da cominciare e finire lì sopra. Personalmente, se dovessi montare un documentario intero su questo tablet, sceglierei DaVinci senza pensarci due volte.
Una sera, per curiosità, ho portato il dispositivo in giardino e ho fatto una sessione di correzione colore all’aperto, con la luce del tramonto. Mi aspettavo riflessi, schermo illeggibile, occhi socchiusi. Invece niente di tutto questo: il display è rimasto perfettamente leggibile e ho lavorato tranquillo fino al buio. Di questo parlo più nel dettaglio tra poco, perché lo schermo è il vero protagonista.
L’ho usato in tutte le modalità possibili. Da portatile, con tastiera e cavalletto, sul tavolo. Da tablet puro, con la penna, sul divano. In verticale sul cavalletto per leggere documenti lunghi e script. Appoggiato piatto per prendere appunti a mano. Ogni configurazione ha il suo perché e passare dall’una all’altra richiede pochi secondi.
Cosa non ho potuto verificare? Non ho effettuato benchmark strumentali né misurazioni con colorimetro, quindi le mie valutazioni sullo schermo e sulle prestazioni sono basate sull’uso reale e sul confronto a occhio con le mie abitudini di lavoro. Non ho nemmeno testato progetti in 8K o flussi RAW particolarmente estremi: per quelli servirebbe più tempo e, onestamente, un’altra classe di macchina.
Alla fine della fiera, dopo due mesi, il bilancio è chiaro. Per il montaggio fino al Full HD e per progetti 4K gestiti con un minimo di furbizia, il PZ14 è uno strumento di lavoro vero. Non un giocattolo con velleità professionali.
Approfondimenti
Lo schermo OLED: il motivo per cui lo comprereste
Parliamoci chiaro: se c’è un elemento che giustifica il prezzo, è questo. Il pannello OLED ASUS Lumina Pro da 14 pollici con risoluzione 2880 x 1800 è semplicemente splendido. I neri sono neri veri, come solo un OLED sa fare. I colori sono pieni ma non esagerati e questo per chi lavora sulle immagini fa tutta la differenza.
ASUS dichiara copertura del 100% DCI P3, validazione PANTONE, 500 nit in SDR e picchi fino a 1000 nit in HDR. Non avendo un colorimetro in questa prova, su questi valori devo fidarmi del produttore. Quello che posso dire è che, a occhio e con anni di correzione colore alle spalle, i profili forniti tramite Creator Hub mi sono sembrati coerenti e credibili: il girato aveva lo stesso aspetto che vedo sul mio monitor di riferimento. Ecco, questo.
Il refresh a 144 Hz con VRR rende tutto più fluido, dallo scorrimento delle pagine al movimento della penna. E il trattamento antiriflesso funziona meglio di quanto pensassi. Lo schermo resta lucido, questo sì, ma all’aperto non mi ha dato alcun fastidio, nemmeno nella sessione serale in giardino di cui vi parlavo prima o sotto le luci del soffitto di casa.
Ho letto in giro di qualche utente particolarmente sensibile allo sfarfallio degli OLED a bassa luminosità. Io non ho avvertito nulla, neanche nelle sessioni notturne a luminosità ridotta, ma chi soffre di questo problema con altri OLED farebbe bene a provarlo prima di comprarlo.
La densità di circa 243 pixel per pollice rende testi e dettagli nitidissimi. Montare una timeline piena di tracce su un 14 pollici non è mai comodissimo, ma la risoluzione alta aiuta a far stare tutto senza impazzire. Il miglior schermo che abbia mai visto su un tablet Windows? Probabilmente sì.
La penna e il disegno
La ASUS Pen 3.0 inclusa si aggancia magneticamente sul retro, nell’apposito alloggiamento della cover. Comoda da portare, difficile da perdere. Supporta il protocollo MPP 2.6 e sullo schermo scorre in modo naturale, con una latenza così bassa da farti dimenticare che c’è un computer in mezzo.

Credits: TecnoAndroid
Non sono un illustratore, lo dico subito, ma la penna l’ho usata parecchio: per annotare gli script, per segnare i punti di taglio su una timeline, per ritoccare qualche maschera in DaVinci con una precisione che il mouse non ti dà. E per prendere appunti durante le riunioni, con il tablet appoggiato piatto sul tavolo come un blocco note.
La cosa che mi ha colpito è come la penna cambi il rapporto con Windows in modalità tablet. Con le dita l’interfaccia resta un po’ scomoda in certi punti (i menu piccoli dei programmi desktop non sono pensati per i polpastrelli), mentre con la stilo diventa tutto più preciso e sensato. Alla fine mi sono ritrovato a usarla molto più di quanto pensassi, anche per navigare. È strano: dovrebbe essere un accessorio, invece è diventata uno degli strumenti principali.
La tastiera e quel doppio aggancio magnetico
E qui viene il brutto. O meglio, la parte meno riuscita.
La tastiera Bluetooth staccabile in sé non è male: tasti retroilluminati, corsa di 1,7 mm, un touchpad preciso. Scrivendo sul tavolo ci si trova bene e ho scritto anche testi lunghi senza particolari lamentele. In due mesi non mi è mai capitato di trovarla scarica, perché si ricarica quando è collegata al tablet. Sulla carta funziona tutto.

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Il problema è la struttura: non c’è una cerniera: il tablet sta in piedi grazie al cavalletto della cover posteriore e la tastiera si aggancia con un collegamento magnetico sul bordo inferiore. Due agganci magnetici, uno dietro e uno sotto. Sul tavolo regge, ma l’appoggio resta un pochino instabile. E quella doppia clip magnetica non mi piace. Non mi ha mai dato problemi concreti, il tablet non mi è mai caduto, ma non trasmette quella sensazione di solidità che ti aspetti da un prodotto di questo prezzo. Ogni volta che lo sollevi o lo sposti hai l’impressione che qualcosa possa staccarsi.
Sulle gambe, poi, il discorso si complica ulteriormente: senza un piano rigido l’equilibrio è precario. In treno o sul divano ho finito quasi sempre per staccare la tastiera e usare la penna.
Oggettivamente è un limite, ma nel mio caso ci ho fatto pace, perché lo uso soprattutto alla scrivania o come tablet puro. Ma chi pensa di scrivere tanto in mobilità dovrebbe tenerne conto.
Windows 11 su ARM: la compatibilità, alla prova dei fatti
Il grande spauracchio dei PC con chip Snapdragon è sempre stato questo: e se il programma che mi serve non parte? Una domanda legittima, perché Windows su ARM deve emulare le app pensate per i processori tradizionali e l’emulazione non sempre va liscia.
Vi racconto la mia esperienza, che vale per il mio flusso di lavoro. Ho usato DaVinci Resolve, Premiere Pro, CapCut, Avid Media Composer, la suite di app ASUS, browser, Office, strumenti di comunicazione e qualche utility che uso tutti i giorni. Nessuno dei programmi che ho provato si è rifiutato di partire. L’unico che ha mostrato qualche esitazione è stato Avid, come raccontavo nel test sul campo, ma funzionava.
Detto questo, due mesi di prova non coprono ogni software esistente. Chi usa programmi di nicchia, plugin audio particolari o driver per periferiche professionali specifiche farebbe bene a verificare prima la compatibilità con Windows ARM. Non è una bocciatura, è buon senso: il problema, per i software più diffusi, è in gran parte superato, ma le eccezioni esistono ancora.
Mi sarei aspettato più grattacapi, sarò onesto. Invece è andato tutto molto meglio del previsto.
C’è anche un’altra cosa da dire: il fatto che un programma parta non significa che vada come su un processore tradizionale. Quando un software gira in emulazione si perde qualcosa in reattività ed è probabilmente quello che ho percepito con Avid. DaVinci, Premiere e CapCut invece sono andati lisci e con loro il PZ14 mi è sembrato perfettamente a suo agio. Stavo per scrivere che il problema di Avid fosse colpa dell’hardware, ma ripensandoci credo dipenda più dal software, che su questa piattaforma non ha ancora trovato la sua forma migliore. Se dovete scegliere su cosa lavorare con questo tablet, la mia preferenza va a DaVinci.
L’uso da tablet puro: comodo, ma non è un foglio di carta
Senza tastiera e cover il PZ14 pesa 790 grammi. Per un 14 pollici è davvero poco, ma le dimensioni restano quelle: tenerlo con una mano sola per leggere, in piedi, stanca dopo un po’. È fisica, non un difetto di progetto.
L’ho usato come tablet soprattutto sul divano, appoggiato sulle gambe, per rivedere i girati, leggere documenti e prendere appunti con la penna. In queste situazioni è perfetto: il display ampio rende la visione dei video un piacere e la leggerezza permette di spostarlo senza pensarci.
Windows 11, dal canto suo, ha fatto passi avanti nell’interfaccia touch, ma resta un sistema operativo nato per mouse e tastiera. Le app moderne si usano bene con le dita, quelle desktop più datate molto meno. La soluzione, come dicevo, è la penna: con quella in mano tutto torna a posto.
E in verticale? Sul cavalletto, in orientamento ritratto, è ottimo per leggere script e documenti lunghi. Una modalità che non pensavo di usare e che invece è diventata un’abitudine.
Porte, connettività e lettore SD Express
Le porte sono poche e questo va detto. Due USB4 Type C da 40 Gbps, con uscita video e ricarica, e un lettore di schede SD Express 7.0 nascosto dietro uno sportellino. Niente jack audio da 3,5 mm o USB tradizionali. Per un tablet così sottile è comprensibile, ma chi usa cuffie cablate dovrà munirsi di adattatore.
Il lettore SD, però, è una di quelle cose che un videomaker apprezza subito. Scaricare il girato direttamente dalla scheda della camera senza lettori esterni è comodissimo e con le schede SD Express si va davvero veloce. Anche con le normali schede UHS il trasferimento è rapido, limitato ovviamente dalla scheda stessa.

Credits: TecnoAndroid
Le due USB4 sono il vero ponte verso il mondo esterno. Ci ho collegato un SSD esterno per i progetti più pesanti (con un solo terabyte interno, come dicevo, è quasi obbligatorio), un monitor esterno per lavorare con più spazio alla scrivania e, quando serviva, l’alimentazione. Il limite è che con il caricatore collegato resta una sola porta libera. Un piccolo hub USB C in borsa risolve tutto.
Ricordate il discorso sul terabyte che finisce in fretta? Qui torna utile. Il flusso che ho adottato dopo le prime settimane è semplice: scheda della camera nel lettore SD, copia diretta sull’SSD esterno collegato in USB4, progetto aperto dall’unità esterna. Lo spazio interno resta libero per sistema e programmi e i file pesanti non intasano il tablet. Funziona benissimo, ma è un’abitudine da prendere subito, altrimenti dopo un paio di lavori vi ritrovate a cancellare roba in fretta e furia.
Sul fronte wireless c’è il WiFi 7 tri band e il Bluetooth 6.0. Connessione sempre stabile, anche trasferendo file pesanti in rete locale. Niente modem LTE o 5G, però: per lavorare fuori casa si passa dall’hotspot dello smartphone.
Fotocamere, audio e videochiamate
La fotocamera anteriore da 8 MP integra il sensore infrarossi per Windows Hello. Lo sblocco con il volto è rapido e affidabile, anche con poca luce e dopo pochi giorni diventa talmente naturale che ti dimentichi dell’esistenza delle password. Nelle videochiamate l’immagine è pulita, ben sopra la media delle webcam da portatile.
Dietro c’è una fotocamera da 13 MP con registrazione 4K. Scattare foto con un tablet da 14 pollici non è esattamente elegante, lo ammetto, e io l’ho usata quasi solo per acquisire documenti e lavagne. Per quello funziona benissimo.
Gli altoparlanti fanno il loro lavoro per videochiamate, tutorial e qualche video su YouTube. Voci chiare, volume sufficiente. Per ascoltare musica o valutare l’audio di un montaggio, però, meglio le cuffie: i bassi sono quelli di un dispositivo spesso nove millimetri e non si può chiedere di più. I microfoni array invece mi sono sembrati buoni, con una voce comprensibile anche in stanze non proprio silenziose.
Intelligenza artificiale e funzioni Copilot+
La NPU da 80 TOPS è uno dei numeri che ASUS mette più in evidenza. Ma nella vita reale, a cosa serve? Mi spiego meglio.
Da un lato ci sono le funzioni Copilot+ di Windows: effetti per la webcam come sfondo sfocato e contatto visivo, sottotitoli in tempo reale, ricerca più intelligente nei file. Funzionano, sono gestite in locale e non pesano sulla batteria. Utili nelle videochiamate, soprattutto l’effetto sullo sfondo.
Poi ci sono le app di ASUS. StoryCube, come raccontavo, mi ha aiutato a catalogare automaticamente i file multimediali, compresi quelli a 360 gradi. Per chi accumula ore di girato è un aiuto concreto. MuseTree genera immagini in locale: carino per le bozze, meno per un uso professionale serio.
E poi c’è l’aspetto che mi interessa di più: alcuni programmi di montaggio iniziano a sfruttare l’NPU per funzioni come la trascrizione automatica, il riconoscimento delle scene o la separazione delle voci. È un terreno ancora in evoluzione e l’hardware di questo tablet è pronto per quando il software maturerà del tutto.
Insomma: l’intelligenza artificiale qui non è un gadget di marketing, ma nemmeno la rivoluzione che certe presentazioni lasciano intendere. È uno strumento in più, che nel tempo diventerà sempre più utile.
Funzionalità da conoscere
Qualche funzione che, usandolo, ho imparato ad apprezzare: AdaptiveLock blocca automaticamente lo schermo quando ti allontani e lo riattiva quando torni: comodo in ufficio o in un bar, dove lasciare il PC sbloccato anche per trenta secondi non è mai una buona idea. I profili della ventola in MyASUS permettono di scegliere tra silenzio e prestazioni; io ho lasciato quasi sempre la modalità standard, passando a quella più spinta solo durante gli export.
Con ScreenXpert si organizzano le finestre in layout predefiniti, utile quando si lavora con più app affiancate su uno schermo da 14 pollici. GlideX invece permette di usare altri dispositivi come secondo schermo o di duplicare il display: l’ho provato un paio di volte per mostrare un montaggio a un cliente su uno schermo più grande e ha funzionato senza cavi.
Ultima nota sulla sicurezza: oltre a Windows Hello c’è il processore Microsoft Pluton e il TPM firmware. Dettagli che l’utente medio non vedrà mai, ma che per chi lavora con materiale riservato (girati sotto embargo, contratti) fanno piacere.
Galleria Fotografica
Pregi e difetti
Pregi
- Schermo OLED 3K a 144 Hz spettacolare, colori credibili per la correzione colore e leggibile anche all’aperto
- DaVinci Resolve, Premiere e CapCut girano fluidi: montaggio vero in 790 grammi
- Autonomia che copre la giornata lavorativa senza alimentatore
- Dotazione completa in confezione, con tastiera, cover, penna e custodia
- Lettore SD Express integrato, una manna per chi scarica girato ogni giorno
Difetti
- Tastiera instabile e doppio aggancio magnetico poco rassicurante
- Con girato 4K pesante e file 360 si avverte lentezza, meglio lavorare con i proxy
- Avid Media Composer funziona ma con qualche rallentamento
- Solo due porte USB4 e nessun jack audio
- Prezzo di listino molto alto
Prezzo e posizionamento
In Italia l’ASUS ProArt PZ14 è venduto in un’unica configurazione, 32GB di RAM e SSD da 1TB, al prezzo consigliato di 2.699 euro. Sull’eShop ufficiale ASUS è comparso anche in promozione a 2.559 euro, ed è disponibile su Amazon, dove il prezzo oscilla. Inclusi ci sono tre anni di garanzia, un dettaglio da non sottovalutare su un dispositivo di questa cifra.
È tanto? Sì, non ci girerò intorno. Per questa cifra si comprano portatili tradizionali con scheda video dedicata che, in puro montaggio 4K, vanno più forte. Quello che si perde scendendo di prezzo, però, è esattamente ciò che rende speciale questo prodotto: il formato tablet, lo schermo OLED di questo livello, il peso piuma, la penna inclusa, l’autonomia da giornata intera.
Salendo di prezzo, invece, si trovano macchine con più potenza grafica e più memoria, ma quasi sempre più spesse, più pesanti e con un’autonomia inferiore.
Il PZ14 si colloca in una nicchia precisa: il creativo che si muove tanto e vuole un unico dispositivo per disegnare, fotoritoccare, montare e lavorare, senza portarsi dietro due chili di computer. Per questo profilo, il rapporto qualità prezzo diventa sensato. Per chi sta sempre alla scrivania, molto meno.
Chi può aspettare farebbe bene a tenere d’occhio le promozioni: su prodotti di questa fascia gli sconti periodici non sono rari.
Lo trovate su Amazon a questo link oppure sul sito ufficiale ASUS.
Conclusioni
Due mesi fa ero convinto che montare video seriamente su un tablet fosse ancora un compromesso da accettare a denti stretti. Oggi non lo penso più, o meglio: il compromesso esiste, ma è molto più piccolo di quanto credessi.
L’ASUS ProArt PZ14 fa bene quasi tutto quello che promette. Lo schermo è il migliore che abbia visto su un tablet Windows, l’autonomia regge la giornata, DaVinci e Premiere girano come si deve e il formato ti permette di lavorare dove un portatile tradizionale sarebbe d’impiccio. I limiti sono chiari: la tastiera non convince del tutto, il 4K pesante chiede un po’ di pazienza, Avid non è a casa sua e il prezzo è di quelli che fanno riflettere a lungo.
Lo consiglio a videomaker, fotografi e illustratori che lavorano spesso fuori casa e cercano un unico dispositivo leggero per tutto, con uno schermo di cui fidarsi per i colori. Lo sconsiglio a chi monta ogni giorno progetti 4K complessi alla scrivania, a chi scrive tantissimo sulle ginocchia e a chi ha bisogno di software di nicchia non ancora verificati su ARM.
Lo scenario perfetto? Un set, un viaggio, un pomeriggio in giardino con il girato della mattina da sistemare. Tablet sul cavalletto, penna in mano, tastiera nello zaino. Magari tra un mese cambio idea su qualche dettaglio, ma oggi, quando esco di casa per lavoro, è lui che metto in borsa.
Se state cercando altri computer per il lavoro creativo, date un’occhiata alle nostre recensioni di PC e notebook, alla prova dell’ASUS Zenbook A16 con Snapdragon X2, alla notizia sull’arrivo del ProArt PZ14 in Italia e alle novità ASUS presentate al CES 2026.
La nostra valutazione
Pro
- Schermo OLED 3K a 144 Hz spettacolare e leggibile anche all'aperto
- DaVinci Resolve, Premiere e CapCut fluidi in soli 790 grammi
- Autonomia che copre la giornata lavorativa
- Tastiera, cover, penna e custodia inclusi in confezione
- Lettore SD Express integrato
Contro
- Tastiera poco stabile e doppio aggancio magnetico poco rassicurante
- Lentezza con girato 4K pesante e file a 360 gradi
- Avid Media Composer con qualche rallentamento
- Solo due porte USB4 e nessun jack audio
- Prezzo molto alto
Fonte: TecnoAndroid

























