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Anker Soundcore AeroClip 2: gli auricolari Open-Ear che indossi e dimentichi

In questo articolo Indice dei contenuti 29 sezioni

C’è un momento preciso in cui ho capito quanto fossero comodi gli Anker Soundcore AeroClip 2. Non al primo ascolto o durante la prima telefonata: è successo quando, a metà giornata, ho cercato di ricordare se li stessi ancora indossando. Per un paio di auricolari è un bel complimento. Per un modello open-ear a clip dice qualcosa di ancora più importante, perché in questa categoria la vestibilità conta quanto la resa acustica.

Gli AeroClip 2 rappresentano la seconda generazione dei clip-on di Anker. Il lancio italiano è fissato al 22 settembre 2026, con un listino di 179,99 euro. Non entrano nel canale uditivo: si agganciano al bordo del padiglione tramite un archetto flessibile, lasciando percepire i suoni circostanti. Una soluzione interessante per chi mal sopporta gli in-ear, si allena all’aperto o desidera ascoltare musica senza isolarsi.

Anker Soundcore AeroClip 2

Per questa generazione il produttore dedica particolare attenzione alle chiamate. Il processore proprietario Thus lavora insieme a sei sensori per distinguere la voce dai rumori di fondo. L’obiettivo è rendere più comprensibile ciò che diciamo al nostro interlocutore. Questo trattamento del segnale va distinto dall’isolamento acustico: l’orecchio di chi li indossa rimane aperto all’ambiente.

L’esemplare recensito è un sample stampa fornito da Anker, nella finitura marrone scuro con riflessi rossastri. L’ho abbinato a un Samsung Galaxy S26 Ultra e a un iPhone, utilizzando la versione dell’app Soundcore disponibile durante il test. Mi ha accompagnato in palestra, nelle sessioni di tiro con l’arco, a bordo piscina, in viaggio e in auto, spesso per buona parte della giornata.

Anticipo il giudizio: sono tra gli auricolari più confortevoli che abbia indossato. La riproduzione mi ha convinto e le conversazioni sono risultate chiare nelle situazioni affrontate. Qualche limite c’è, e lo vedremo più avanti, ma al termine dell’esperienza il prezzo mi è sembrato coerente con l’insieme delle prestazioni. Attualmente sono disponibili su Amazon Italia.

Unboxing e dotazione

La confezione è essenziale, forse fin troppo per chi ama gli unboxing scenografici. Sollevato il coperchio, troviamo subito la coppia alloggiata nella custodia. Sotto ci sono il manuale e il cavo USB-C: questa è la dotazione del campione ricevuto.

Non ho sentito la mancanza di altri accessori. Il formato non richiede inserti da introdurre nel condotto uditivo; l’alimentatore da parete, invece, non è incluso. L’astuccio supporta la ricarica wireless, una comodità per chi possiede già una base compatibile a casa o in automobile.

Anker Soundcore AeroClip 2 - caratteristiche

L’imballaggio protegge il contenuto con una presentazione sobria, senza sovrapposizioni superflue. La scelta mi sembra condivisibile. Chi si aspetta un allestimento più ricco in rapporto alla cifra richiesta potrebbe restare un po’ freddo, ma l’interesse del prodotto emerge soprattutto nell’impiego quotidiano.

Design, materiali ed ergonomia

La costruzione segue lo schema tipico dei dispositivi a clip. Il modulo acustico si colloca davanti all’ingresso del canale uditivo, senza ostruirlo, mentre l’elemento posteriore si appoggia dietro il padiglione. A collegarli c’è un ponte flessibile a forma di C, che abbraccia il bordo dell’orecchio.

Anker chiama questa struttura GoldenFit e dichiara di aver studiato l’adattamento su duemila profili auricolari. Il dato descrive il lavoro di progettazione, ma non garantisce la stessa vestibilità a chiunque. Quello che posso valutare direttamente è il risultato sulle mie orecchie.

Una volta sistemati, la loro presenza diventa quasi impercettibile. Non avverto una pressione fastidiosa e, anche dopo diverse ore, non sento il bisogno di sfilarli. Rispetto a molti in-ear che ho utilizzato, manca soprattutto quella sensazione di occlusione che alla lunga può stancare.

Anker Soundcore AeroClip 2 - design

Mi ha sorpreso anche la tenuta. Nei movimenti bruschi e durante gli allenamenti non si sono spostati, né ho dovuto riposizionarli di continuo. Nel mio caso l’aggancio si è dimostrato affidabile; naturalmente, la conformazione del padiglione può incidere sull’esperienza di altre persone.

Una situazione richiede attenzione: togliere la maglietta. Sfilandola dalla testa, il tessuto può impigliarsi nella parte sporgente e trascinare via uno dei due elementi. Mi è sembrato il momento più critico nell’utilizzo quotidiano. Basta procedere con cautela oppure rimuoverli prima di cambiarsi.

Dal punto di vista estetico, la tonalità del sample ha personalità, anche se non sarebbe stata la mia prima scelta. È un gusto personale, non un difetto costruttivo. Nel comunicato di lancio sono annunciate le varianti Midnight Black, Red, Cloud White e Mist Blue; la disponibilità delle singole finiture va controllata sullo store italiano.

Anker Soundcore AeroClip 2 - funzionalità

Gli ingombri mi sono sembrati contenuti: il profilo resta discreto quando li porto e l’astuccio entra comodamente in tasca. È un dettaglio pratico, soprattutto per chi si muove molto e vuole averli sempre a disposizione.

Scheda tecnica

Specifica Valore
Prodotto Anker Soundcore AeroClip 2
Tipologia Auricolari true wireless open-ear con aggancio a clip
Driver 12 mm a doppio circuito magnetico
Processore Anker Thus, architettura Compute-in-Memory
Sensori per la voce 4 microfoni + 2 sensori VPU per la rilevazione delle vibrazioni vocali (totale della coppia)
Codec audio LDAC, AAC, SBC
Personalizzazione audio HearID, equalizzatore manuale
Connettività Bluetooth 6.0, connessione a due dispositivi, Google Fast Pair; integrazione MFi dichiarata per iOS
Resistenza IP57 per gli auricolari; custodia non resistente all’acqua
Autonomia auricolari (dichiarata) Fino a 8 ore di musica o 5 ore di conversazione
Autonomia con custodia (dichiarata) Fino a 32 ore di musica o 20 ore di conversazione, includendo le ricariche della custodia
Ricarica rapida (dichiarata) 10 minuti di ricarica: fino a 4 ore di ascolto
Ricarica custodia USB-C e wireless
Funzioni WhisperMode, surround 3D, traduzione e registrazione AI via app, modalità Nap con rumore bianco
Comandi Pulsanti fisici personalizzabili dall’app
Prezzo di listino 179,99 euro
Disponibilità Spedizioni dei preordini italiani dal 22 settembre 2026

Il chip Thus e i sei sensori per la voce

Al centro del progetto c’è il processore Anker Thus, basato su un’architettura Compute-in-Memory: parte dell’elaborazione avviene direttamente nella memoria, riducendo il trasferimento dei dati. Il trattamento AI del segnale vocale viene svolto a bordo; questo non significa che ogni servizio intelligente dell’app funzioni senza internet. Il chip era già presente sulla serie Liberty 5 Pro e a IFA 2026 ne è stato annunciato l’impiego su altri modelli. Ne abbiamo parlato nella nostra intervista ad Anker durante IFA 2026.

L’azienda dichiara una potenza di calcolo AI di picco fino a 150 volte superiore a quella del chip impiegato nei suoi precedenti auricolari di punta, sulla base di test interni. Non è quindi un confronto con tutti i processori audio concorrenti, né significa che le telefonate risultino altrettante volte migliori. Per chi compra, conta il beneficio percepibile.

Il sistema combina quattro microfoni e due sensori VPU. I primi raccolgono i suoni trasmessi nell’aria; i secondi rilevano le vibrazioni associate alla voce di chi indossa il dispositivo. Incrociando questi segnali, l’elaborazione cerca di separare il parlato dal resto. I sei sensori indicati nelle specifiche sono il totale della coppia, non sei microfoni per lato.

La promessa è conservare una buona intelligibilità anche nei luoghi rumorosi. Non ho effettuato misurazioni fonometriche, quindi non attribuisco al test una soglia precisa in decibel. Più avanti descrivo invece come sono andate le conversazioni nelle situazioni che ho affrontato.

C’è poi WhisperMode, pensata per rendere comprensibile il parlato anche quando si abbassa molto il tono. È una possibilità utile nei contesti in cui alzare la voce sarebbe poco opportuno.

Configurazione e applicazione

Con il Galaxy S26 Ultra l’abbinamento è stato immediato: aperta la custodia, la notifica di Google Fast Pair mi ha guidato al collegamento. Su iPhone la connessione audio avviene tramite Bluetooth. La certificazione MFi richiamata da Anker riguarda l’integrazione con l’ecosistema Apple e l’accesso alla traduzione su iOS: non va confusa con una conferma del supporto alla rete Dov’è.

Alla prima configurazione ho installato un aggiornamento firmware tramite l’app. In seguito il collegamento mi è sembrato ancora più stabile e non ho rilevato disconnessioni, arresti dell’applicazione o altri comportamenti anomali. È un riscontro relativo al periodo di utilizzo, non una garanzia per qualsiasi smartphone.

L’app Soundcore offre numerose regolazioni, come avevamo già osservato nella recensione dei Soundcore AeroFit 2. Da qui si gestiscono equalizzazione, profilo HearID, LDAC, effetto surround, comandi e strumenti AI. L’interfaccia è chiara e non mi ha costretto a consultare il manuale. Una novità rispetto alla prima generazione sono i pulsanti fisici, che sostituiscono i controlli a tocco; le relative azioni sono personalizzabili.

La documentazione ufficiale indica sia la traduzione sia la registrazione AI tramite app anche per gli AeroClip 2. Non è quindi corretto presentare quest’ultima come una possibilità necessariamente esclusiva della variante Pro. Durante la recensione non l’ho utilizzata e non posso valutarne i risultati, né estendere a questo modello le capacità di registrazione integrate annunciate per i Pro.

Applicazione in dettaglio

App Anker Soundcore: personalizzazione e HearID

L’applicazione Anker Soundcore, disponibile per Android su Google Play e iOS su App Store, permette di personalizzare gli AeroClip 2 e gestirne le principali impostazioni. L’interfaccia presenta menu ben riconoscibili e mostra subito la carica residua di ciascun auricolare e della custodia, così da capire a colpo d’occhio quando sarà necessario ricaricarli.

HearID: un profilo sonoro personale

La sezione più interessante è HearID, il sistema che adatta la risposta sonora all’ascoltatore. Attraverso una procedura guidata, l’app raccoglie indicazioni sulla percezione e sulle preferenze di ascolto, quindi elabora un’equalizzazione personale. In pratica, modifica l’equilibrio delle frequenze per avvicinare la riproduzione ai propri gusti: una voce può risultare più in evidenza, il registro basso più corposo oppure gli alti meno pronunciati. Conviene eseguire la configurazione in un ambiente tranquillo, con le clip correttamente posizionate, per valutare meglio le differenze proposte.

Al termine, il profilo viene rappresentato attraverso un grafico che distingue le diverse regioni dello spettro, dai sub-bassi agli alti. Questa visualizzazione descrive l’impostazione sonora, non una misurazione clinica dell’udito. Accanto alla configurazione personale troviamo regolazioni pronte all’uso, come Firma Anker, Voci cristalline e Bassi potenti: consentono di cambiare rapidamente carattere alla riproduzione, passando dall’impostazione del marchio a un maggiore risalto del parlato o delle frequenze profonde. Chi desidera intervenire direttamente può utilizzare anche l’equalizzazione manuale.

Comandi personalizzabili e doppia connessione

La personalizzazione riguarda inoltre i pulsanti fisici, con impostazioni separate per il lato sinistro e quello destro. È possibile assegnare le azioni disponibili alla pressione singola, doppia e prolungata di due secondi. Nella configurazione mostrata, per esempio, un clic sul comando sinistro gestisce riproduzione e pausa, mentre due pressioni richiamano il brano precedente. La tripla pressione rimane associata alla Modalità Riposo e non è modificabile, un dettaglio da considerare quando si organizzano le scorciatoie.

Il menu Doppie connessioni permette di gestire il collegamento a due dispositivi, una comodità per chi alterna smartphone e computer. La Modalità Riposo, invece, raccoglie strumenti dedicati alle pause e al relax, con accesso ai suoni per dormire e allo spegnimento programmato: quest’ultimo consente di impostare un termine alla sessione senza dover intervenire successivamente.

Impostazioni aggiuntive e aggiornamenti

Nelle impostazioni aggiuntive trovano posto il bilanciamento del volume tra canale sinistro e destro, gli avvisi di batteria scarica e la selezione della modalità audio. Si possono inoltre regolare lo spegnimento automatico, modificare il nome del dispositivo e accedere a Trova dispositivo, la funzione di ricerca interna all’app.

Completa la dotazione la gestione degli aggiornamenti firmware, utile per installare le nuove versioni rilasciate dal produttore. Ne risulta un software che offre sia scorciatoie immediate sia regolazioni più approfondite, lasciando all’utente la scelta di quanto intervenire sull’esperienza d’ascolto.

Test sul campo

Per capire come si comportassero li ho inseriti nelle mie attività abituali, passando tra luoghi e ritmi differenti. Non ho seguito un protocollo di laboratorio: le osservazioni che seguono riguardano l’esperienza quotidiana, con i suoi vantaggi e i suoi compromessi.

In palestra

In palestra l’aggancio viene sollecitato da cambi di posizione, esercizi e movimenti rapidi. La coppia è rimasta ferma per tutta la sessione, senza richiedere aggiustamenti. Non ho avvertito quella sensazione di precarietà che porta a controllare continuamente se un elemento stia per scivolare.

La struttura aperta permette inoltre di percepire meglio ciò che avviene attorno. Nelle condizioni della prova riuscivo a sentire chi mi parlava senza interrompere l’ascolto. Questo vantaggio dipende comunque dal volume impostato e dal rumore presente. Anche con il sudore non ho riscontrato inconvenienti.

Durante il tiro con l’arco

Nel tiro con l’arco servono concentrazione e ingombri ridotti vicino al viso. Con il mio assetto, le clip non hanno interferito con la trazione o con l’ancoraggio. Riuscivo inoltre a distinguere i comandi in linea di tiro: un vantaggio del formato aperto, che non sostituisce però l’attenzione alle indicazioni del campo.

È uno degli impieghi in cui ho apprezzato maggiormente questa soluzione. La musica rimaneva in sottofondo, senza impedirmi di seguire l’attività. Il risultato riguarda la mia configurazione e non va interpretato come una garanzia di assenza di interferenze con qualsiasi tecnica o attrezzatura.

A bordo piscina: i limiti della protezione IP57

Li ho portati anche a bordo piscina, senza riscontrare malfunzionamenti. La classificazione IP57 riguarda esclusivamente gli auricolari: indica protezione dalla polvere e dall’immersione temporanea nelle condizioni previste dal test, non resistenza certificata al cloro o idoneità al nuoto. Anker esclude l’utilizzo durante il nuoto e sotto la doccia; la custodia non è protetta dall’acqua. Il buon esito della mia esperienza non modifica questi limiti e, prima di riporli per la ricarica, è necessario asciugare bene i contatti.

In viaggio e in auto

Durante gli spostamenti la comodità prolungata si fa apprezzare ancora di più. Li ho tenuti per ore senza fastidi e ho trovato pratica la ricarica senza fili: appoggiando la custodia sulla base compatibile dell’auto, ho potuto alimentarla senza collegare un cavo.

Anche una breve sosta per recuperare energia si è rivelata utile. Il dato ufficiale è di fino a quattro ore di ascolto con dieci minuti di ricarica; l’esperienza mi è sembrata positiva, ma non ho cronometrato un ciclo completo per confermare quel valore in condizioni controllate.

Comodità nell’uso prolungato

La verifica più significativa è stata anche la più semplice: portarli per buona parte della giornata, da un’attività all’altra, con le pause necessarie a ricaricarli. Non ho avvertito pressione fastidiosa, calore o irritazioni. La sensazione di leggerezza è rimasta costante, senza trasformarsi in affaticamento con il passare delle ore.

Approfondimenti

HearID: come funziona e perché vale la pena usarlo

HearID è lo strumento di personalizzazione acustica dell’app. Attraverso una procedura guidata costruisce un profilo più vicino alla percezione e alle preferenze dell’ascoltatore. L’idea è semplice: una stessa regolazione può sembrare equilibrata a qualcuno e troppo cupa o brillante a un’altra persona.

Nel percorso seguito durante la prova ho affrontato cinque o sei passaggi, indicando le mie percezioni tra le opzioni proposte. La procedura richiede qualche minuto e conviene eseguirla in un luogo tranquillo. Il numero di schermate descrive la mia esperienza, non un requisito fisso per tutte le versioni del software.

Il risultato mi ha convinto: dopo la calibrazione, la riproduzione mi è sembrata più definita e vicina ai miei gusti. Ho utilizzato anche l’equalizzatore manuale per rifinire la risposta secondo le preferenze personali.

Suggerisco di dedicare qualche minuto a queste impostazioni. Con un dispositivo che non sigilla il condotto uditivo, anche il posizionamento incide sulla resa: trovare prima l’appoggio corretto aiuta a valutare meglio le successive regolazioni.

Firma sonora: bassi, medi e alti

Il limite principale emerge confrontandoli con un buon in-ear dalla tenuta efficace. L’assenza di una chiusura del canale rende più difficile ottenere lo stesso impatto sulle frequenze basse, soprattutto in un luogo rumoroso. È un compromesso da considerare se cercate un ascolto molto coinvolgente.

All’interno della categoria, però, la prestazione mi è piaciuta molto. I bassi hanno corpo e presenza, più di quanto mi aspettassi da una soluzione esterna all’orecchio. Il trasduttore da 12 mm a doppio magnete restituisce una base convincente, pur senza raggiungere la profondità di un modello ben sigillato.

La gamma vocale è uno degli aspetti meglio riusciti. Nei podcast e nei brani cantati il parlato resta comprensibile, nitido e naturale. Anche il registro alto mi è sembrato ben gestito: ai livelli ascoltati non ho avvertito asprezze particolarmente fastidiose.

Sul Galaxy S26 Ultra ho utilizzato il codec LDAC. Può valorizzare sorgenti di buona qualità, ma la sua presenza non garantisce da sola un miglioramento udibile in ogni situazione. Su iPhone non è disponibile: per l’ascolto si ricorre ad AAC. Volume, posizione e rumori esterni restano determinanti per il risultato finale.

Spazialità

La scena mi è sembrata ariosa già con le impostazioni standard. Attivando il surround 3D nell’app, la percezione di ampiezza aumenta e la riproduzione sembra estendersi maggiormente attorno alla testa. Ho gradito l’effetto soprattutto con registrazioni dal vivo e video. È un’elaborazione del segnale: non basta a dimostrare la presenza del tracciamento della testa o di un formato multicanale specifico.

Chiamate e WhisperMode

Le telefonate sono l’ambito in cui avevo maggiori aspettative. Nelle situazioni affrontate ho sentito bene gli interlocutori e sono stato compreso senza difficoltà. La riduzione dei rumori sulla voce trasmessa si è mostrata efficace anche in presenza di vento. Resta distinta da un’eventuale cancellazione attiva dei suoni percepiti da chi indossa le clip, che qui non c’è.

Ho sperimentato anche WhisperMode e l’ho trovata utile per conversare a bassa voce. Può tornare comoda negli ambienti condivisi, dove si vuole limitare il disturbo alle persone vicine, senza dover rinunciare alla comprensibilità del parlato.

Chi trascorre molte ore al telefono deve considerare la durata in conversazione, inferiore a quella musicale. Microfoni, trasmissione ed elaborazione del segnale comportano consumi diversi: non si può attribuire lo scarto al solo processore Thus. Tra una chiamata e l’altra può essere utile approfittare di una breve pausa per riporli nell’astuccio.

Quanto sente chi vi sta vicino

La dispersione sonora è un dubbio comprensibile quando l’orecchio rimane aperto. Nelle condizioni in cui li ho utilizzati, chi mi stava accanto non percepiva la musica. È un buon riscontro per l’ufficio o i mezzi pubblici, ma non equivale ad assenza assoluta di emissioni verso l’esterno: volume, distanza e silenziosità del luogo possono cambiare il risultato.

Traduzione in tempo reale e funzioni AI

Ho provato la traduzione in tempo reale e, negli scambi effettuati, l’ho trovata funzionale. È uno strumento che può tornare utile in viaggio o quando si conversa con qualcuno che parla un’altra lingua. Non ho verificato tutte le combinazioni linguistiche o il funzionamento senza connessione, quindi il giudizio resta circoscritto alle situazioni sperimentate.

Completa la dotazione la modalità Nap, dedicata alla riproduzione di rumore bianco per accompagnare una pausa o un momento di relax. È un’aggiunta coerente con l’impiego prolungato del prodotto. La registrazione AI via app, invece, resta tra le possibilità dichiarate che non ho approfondito in questa recensione.

Autonomia e ricarica

I valori dichiarati arrivano a otto ore di musica oppure cinque di conversazione con una singola carica. Comprendendo le ricariche fornite dalla custodia, i totali salgono rispettivamente a 32 e 20 ore. Nell’impiego quotidiano la durata mi è sembrata adeguata, con le pause di ricarica già descritte. Non avendo eseguito cicli cronometrati, non posso certificare i massimi indicati; volume, LDAC e impostazioni possono influire sui consumi.

La combinazione tra alimentazione USB-C, supporto wireless e ricarica rapida rende semplice gestire la batteria. Più che un numero sulla scheda tecnica, ho apprezzato la possibilità di recuperare energia durante le soste senza modificare le mie abitudini.

Prezzo e posizionamento

Gli Anker Soundcore AeroClip 2 hanno un prezzo di listino europeo di 179,99 euro. Per l’Italia, lo store ufficiale indica l’avvio delle spedizioni dei preordini dal 22 settembre 2026; il comunicato di lancio cita anche Amazon tra i canali di vendita. Disponibilità, colori ed eventuali promozioni vanno verificati al momento dell’acquisto: il debutto non esclude offerte già attive.

Rispetto ai circa 130 euro di riferimento della prima generazione, la richiesta economica è aumentata. Le novità comprendono processore Thus, sensori VPU, Bluetooth 6.0, protezione IP57, pulsanti fisici e ricarica wireless. Non tutte hanno lo stesso peso per ogni utente: per me contano soprattutto la qualità delle conversazioni, la vestibilità e la praticità dell’astuccio.

Al termine del test considero la cifra giustificata per le mie esigenze. Il valore sta nell’equilibrio tra comodità, tenuta, resa musicale e intelligibilità delle telefonate. Chi cerca soltanto un accompagnamento occasionale potrebbe attribuire meno importanza a queste aggiunte, mentre un impiego frequente permette di apprezzarle maggiormente.

Il compromesso da accettare è l’assenza di isolamento e di ANC per l’ascoltatore su questo modello. Se la priorità è attenuare il rumore in aereo o in metropolitana, non è la scelta più indicata. Per chi desidera conservare il contatto con l’ambiente, invece, la struttura aperta rimane il motivo principale per considerarlo. Attualmente sono disponibili su Amazon Italia.

Per le informazioni commerciali potete consultare la pagina italiana Anker dedicata alla gamma con chip Thus. Per approfondire il contesto del lancio, trovate anche il nostro articolo sulla nuova strategia del marchio presentata a IFA 2026.

Galleria Fotografica

Il mio verdetto

Gli Anker Soundcore AeroClip 2 si apprezzano soprattutto con il passare dei giorni. Il primo contatto mette in evidenza leggerezza e qualità acustica; nell’uso prolungato emerge ciò che considero il loro pregio migliore: restano ben posizionati e diventano poco invasivi, lasciando percepire ciò che accade attorno.

La combinazione tra vestibilità e tenuta mi ha convinto, insieme alla chiarezza delle conversazioni e alla possibilità di adattare la risposta sonora. Il limite più evidente rimane l’ascolto nei contesti rumorosi, dove l’assenza di isolamento riduce il coinvolgimento e rende più difficile apprezzare le sfumature musicali.

Li prenderei in considerazione per l’allenamento, le telefonate frequenti e gli spostamenti, oppure se la presenza di inserti nel canale uditivo risulta sgradevole. Chi cerca una forte attenuazione dei rumori esterni o un ascolto critico anche fuori casa dovrebbe valutare una tipologia diversa.

Il loro contesto ideale è una giornata varia, con attività fisica, lavoro e momenti di ascolto, intervallati dalle normali pause per ricaricarli. È così che li ho utilizzati e che hanno mostrato il proprio carattere. Il complimento più sincero resta quello iniziale: a un certo punto mi sono dovuto ricordare di averli ancora addosso.

Recensione TecnoAndroid

La nostra valutazione

Pro

  • Comodità prolungata, senza pressione fastidiosa nel mio utilizzo.
  • Aggancio stabile negli allenamenti e nelle sessioni di tiro con l’arco svolte.
  • Telefonate chiare, con riduzione efficace dei rumori sulla voce trasmessa nelle condizioni affrontate.
  • Personalizzazione acustica con HearID ed equalizzatore, insieme a bassi convincenti per la categoria.
  • Emissioni verso l’esterno poco percepibili nel test e praticità della ricarica wireless.

Contro

  • Togliendo la maglietta il tessuto può agganciare un auricolare e farlo cadere.
  • I bassi, pur ottimi per la categoria, non raggiungono l'impatto di un in-ear con buona tenuta.
  • La regolazione guidata richiede qualche minuto e un ambiente tranquillo.
  • Autonomia in chiamata dichiarata di cinque ore, sensibilmente inferiore a quella in riproduzione musicale.
  • Nessun isolamento acustico e custodia priva di protezione dall’acqua.

Fonte: TecnoAndroid

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