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Xiaomi ha appena messo sul tavolo il suo nuovo chip mobile custom e i primi benchmark indipendenti di Xring O3 raccontano già una storia interessante, con numeri che sorprendono sia sul fronte della potenza bruta sia su quello dell’efficienza energetica. Il processore è stato annunciato da appena un paio di giorni, quindi vederlo già passare sotto i tool di misurazione classici è una piccola fortuna per chi segue il settore. Con una precisazione che vale più di mille grafici: i test sono stati eseguiti su una piattaforma reference, un prototipo fornito direttamente da Xiaomi, e questo significa che i risultati non sono necessariamente replicabili tali e quali su uno smartphone destinato al mercato.
Detto questo, i valori restano notevoli. Il primo dato da guardare, quello che dice più di tutti quanto siano validi i core della CPU, è il punteggio single core in Geekbench. Qui Xring O3 arriva a 3.854 punti, un risultato che lo colloca in piena zona top di gamma, spalla a spalla con Snapdragon 8 Elite Gen 5 e con Apple A19 Pro. Va detto che entrambi sono chip a fine ciclo, prossimi a essere sostituiti da una generazione nuova che con ogni probabilità alzerà ancora l’asticella. Rispetto al predecessore diretto, ovvero Xring O1, il guadagno è di circa il 25%. Curiosità: un Xring O2 non è mai esistito, Xiaomi ha semplicemente saltato la numerazione senza spiegare il perché.
Il multi core è dove Xring O3 fa il salto più netto
Se il single core impressiona, il multi core lascia poco spazio alle discussioni. Xring O3 mette a referto 15.086 punti, un valore che stacca di parecchio gli smartphone equipaggiati con Snapdragon 8 Elite Gen 5, che di norma restano sotto quota 12.000 punti. La ragione non è misteriosa e sta tutta nella configurazione della CPU: dieci core contro gli otto che quasi tutti i concorrenti adottano. Più core da mettere in parallelo, più margine nei carichi di lavoro che sanno sfruttarli. Il confronto interno è ancora più eloquente, perché rispetto a Xring O1 il progresso è di circa il 55%, una cifra che nel giro di una sola generazione non capita spesso di leggere.
Anche il comparto grafico segue lo stesso copione. Nel test Steel Nomad Lite di 3DMark, la GPU del chip fa segnare punteggi superiori del 40% rispetto ai rivali di fascia alta, mentre il divario con il predecessore diventa addirittura del 90%. Quasi il doppio, insomma, cosa che suggerisce come Xiaomi abbia lavorato in modo particolarmente aggressivo proprio sulla parte dedicata al rendering e ai giochi.
Un chip custom che inizia a giocare con i grandi
La cosa che colpisce di più, guardando i numeri nel loro insieme, è la traiettoria. Xiaomi non è entrata nel mondo dei chip custom con l’intenzione di riempire un buco di listino, e Xring O3 sembra confermarlo: prestazioni allineate ai migliori processori mobile in circolazione, con un’efficienza energetica che nei test si è comportata bene, un aspetto tutt’altro che secondario perché è quello che poi determina autonomia e temperature nell’uso di tutti i giorni.
Resta il discorso della piattaforma di prova. Un prototipo reference è un dispositivo pensato per far lavorare il chip nelle condizioni migliori possibili, senza i compromessi di spessore, dissipazione e batteria che un telefono commerciale porta inevitabilmente con sé. La verifica vera arriverà quando Xring O3 finirà dentro uno smartphone da scaffale, con software definitivo e vincoli termici reali. Per ora i primi benchmark indipendenti mettono nero su bianco un salto generazionale ampio su tutti i fronti misurati, dal single core alla grafica.










