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Chi possiede un Pixel conosce probabilmente Scam Detection, la funzione che ascolta le telefonate e prova a capire se dall’altra parte della linea ci sia un truffatore all’opera. Funziona, ma ha una falla che chiunque abbia un minimo di malizia può sfruttare: basta far in modo che sia la vittima a comporre il numero. Il sistema, infatti, finora si è occupato solo delle chiamate in arrivo. E a quanto pare Google se ne è accorta, perché nel codice di una versione beta dell’app Telefono è comparso un riferimento piuttosto chiaro all’estensione della protezione anche alle chiamate in uscita.
Il nome in codice interno della novità è “Sharpie”, e il flag individuato lascia intendere che il lavoro sia in corso proprio per rendere la funzione attivabile quando la telefonata parte dal nostro dispositivo. Nulla di più, per ora. Nessun annuncio, nessuna data, nessuna indicazione sulle modalità di rilascio.
Come lavora Scam Detection sui Pixel
Per chi non l’avesse mai attivata, la logica è semplice: l’audio della conversazione viene analizzato in tempo reale alla ricerca di quei segnali ricorrenti che accompagnano le truffe telefoniche. Su Pixel 9 e sui modelli successivi il motore che macina tutto questo è Gemini, e l’elaborazione avviene interamente sul dispositivo. Significa che né l’audio né la trascrizione finiscono sui server di Google, un dettaglio che sulla carta mette al riparo da parecchie preoccupazioni sulla privacy. Va aggiunto che la funzione non è attiva per impostazione predefinita, serve un’attivazione manuale da parte dell’utente.
Il limite, però, era evidente. Un truffatore informato sa perfettamente che il monitoraggio riguarda solo le telefonate ricevute, quindi gli basta ribaltare lo schema. Un esempio classico: qualcuno si spaccia per operatore bancario e chiede di richiamare un numero di “verifica”, magari con la scusa di un movimento sospetto sul conto. In quel momento la chiamata parte dalla vittima e Scam Detection resta a guardare. Coprire anche le telefonate in uscita chiude questa scappatoia, e la scelta appare tutto fuorché casuale.
Un codice trovato nell’APK, non ancora una funzione
Attenzione a non farsi troppe illusioni sui tempi. La protezione per le chiamate in uscita non è ancora attivabile, nemmeno all’interno della beta. Si tratta di codice individuato durante un’analisi dell’APK, quindi di un indizio, non di una conferma. Chi segue queste vicende sa bene come funziona: certe funzioni emerse dalle stringhe nascoste arrivano dopo mesi, altre restano lì e non vedono mai la luce, cancellate prima del debutto pubblico.
Il contesto, comunque, aiuta a inquadrare la mossa. La protezione automatica contro le frodi si sta allargando ben oltre le telefonate: WhatsApp ha già introdotto il suo Scam Alert basato sull’intelligenza artificiale per i messaggi, mentre Google stessa aveva portato su Android il rilevamento delle chiamate fake. Il filo conduttore è sempre lo stesso, ovvero spostare l’analisi direttamente sul telefono e intervenire mentre il tentativo di raggiro è ancora in corso, non dopo.
Resta il fatto che una funzione di questo tipo, per essere davvero utile, deve dimostrare di funzionare sul campo. Riconoscere una truffa telefonica in tempo reale non è banale, e su una chiamata avviata dall’utente il margine di errore potrebbe cambiare, visto che manca il primo elemento sospetto per definizione, cioè un numero sconosciuto che squilla senza preavviso. Al momento l’unica certezza è quella stringa nel codice dell’app Telefono, con il suo nome in codice Sharpie e nessun calendario allegato.










