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Chi usa Microsoft Edge da qualche tempo lo sa bene: Redmond non perde occasione per premiare chi resta fedele al suo browser, e ora la strategia si allarga anche al passaparola. Il programma di referral legato a Edge è stato rinforzato, con l’obiettivo dichiarato di trasformare gli utenti già convinti in piccoli ambasciatori capaci di portare amici e conoscenti dentro l’ecosistema. Tradotto: invitare qualcuno a provare il browser adesso vale qualcosa in termini concreti, sotto forma di punti Rewards da spendere.
Non è la prima trovata del genere. Microsoft ha già sperimentato incentivi per chi sceglie Edge al posto del browser di Google e per chi effettua le ricerche con Bing, accumulando punti semplicemente navigando. Il meccanismo del referral è l’ennesimo tassello di una campagna che va avanti da tempo e che ha un bersaglio piuttosto evidente, cioè sottrarre quote di utenza a Chrome.
Come funziona il referral in Italia, e perché è diverso dagli Stati Uniti
Qui arriva la parte interessante, perché il funzionamento non è identico in tutti i mercati. Negli Stati Uniti il sistema è lineare: ogni referral andato a buon fine vale 500 punti Rewards, accreditati direttamente. In Italia lo schema cambia, e diventa proporzionale all’uso effettivo del servizio da parte della persona invitata. Si guadagna 1 punto ogni 2 ricerche effettuate su Bing dall’amico portato a bordo, il che significa che il guadagno cresce lentamente e dipende da quanto quella persona utilizza davvero il motore di ricerca.
Il tetto mensile, invece, è lo stesso in entrambi i casi: massimo 7.500 punti ottenibili tramite gli inviti nel corso di un mese. Per dare un’idea del valore reale, quella soglia corrisponde a circa 5 euro. Cifre modeste, dunque, ma con un dettaglio che rende il tutto un po’ più appetibile anche per chi accetta l’invito: chi entra tramite referral trova ad attenderlo una missione speciale di benvenuto, che consente di mettere in tasca subito 1.320 punti senza troppa fatica.
Dove finiscono i punti accumulati
I punti Rewards non restano fermi in un conto virtuale senza sbocchi. Possono essere convertiti in vari modi, e la lista è più ampia di quanto si immagini. Si può spendere su Xbox, sul Microsoft Store, oppure trasformare il saldo in buoni acquisto utilizzabili su Amazon Italia, opzione che probabilmente resta la più concreta per l’utente medio. Per chi preferisce, esiste anche la possibilità di destinare i punti a iniziative di beneficenza, scegliendo di donare invece di riscattare. Il quadro complessivo racconta di un mercato dei browser dove Chrome mantiene una posizione dominante e schiacciante, e dove Microsoft prova a recuperare terreno lavorando sugli incentivi più che sulle sole caratteristiche tecniche del prodotto. Nessuno diventerà ricco accumulando punti a colpi di ricerche su Bing, questo è chiaro, però la leva psicologica esiste ed è tutt’altro che ingenua: proporre a un amico di provare un browser diverso risulta meno imbarazzante quando c’è un piccolo vantaggio tangibile sul tavolo, per entrambi.
La vera incognita riguarda la tenuta nel tempo di questi nuovi arrivi, perché un utente conquistato con 1.320 punti di benvenuto non è necessariamente un utente destinato a restare su Edge quando l’effetto novità svanisce. Nel frattempo il programma è attivo, con le sue regole differenziate per area geografica e con quel limite di 7.500 punti al mese che fissa in modo abbastanza chiaro quanto Microsoft sia disposta a investire su ogni singolo passaparola.










