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Xiaomi alza i prezzi su una parte del suo catalogo, e la ragione è quella che da mesi tiene in tensione tutto il mercato dell’elettronica: il costo delle memorie. L’azienda lo ha detto senza giri di parole, i chip di memoria costano troppo e continuare a tenere i listini fermi non era più sostenibile. Gli aumenti riguardano smartphone e tablet già in commercio, con rincari che in alcuni casi arrivano al 25%.
La comunicazione è partita da Xiaomi Japan, quindi il mercato giapponese è il primo a vedere i nuovi prezzi. Il ragionamento dell’azienda è chiaro, i costi più alti sono stati assorbiti internamente il più a lungo possibile, poi il margine si è esaurito. Difficile pensare che la cosa resti confinata al Giappone, aumenti simili sono attesi anche in altri mercati, Italia compresa.
Quanto costeranno Xiaomi 17T Pro e i POCO X8 Pro
Il modello più colpito tra gli smartphone è Xiaomi 17T Pro. La versione con 12 GB di RAM e 256 GB di archiviazione passa da 119.800 ¥ (circa 646 euro) a 139.800 ¥ (circa 754 euro), mentre la configurazione da 12 GB e 512 GB sale da 139.800 ¥ (circa 754 euro) a 159.800 ¥ (circa 862 euro). Venti mila yen in più a testa, una cifra che su un prodotto già a listino pesa e si nota.
Anche la famiglia POCO viene toccata in modo pesante. POCO X8 Pro Max da 12 GB e 256 GB passa da 79.980 ¥ (circa 431 euro) a 99.980 ¥ (circa 539 euro), mentre la variante da 512 GB si muove da 89.980 ¥ (circa 485 euro) a 109.980 ¥ (circa 593 euro). Diverse altre configurazioni di POCO X8 Pro subiscono lo stesso incremento da 20.000 ¥ (circa 108 euro). I tablet, per fortuna, se la cavano meglio, con rincari compresi tra 2.000 ¥ (circa 10 euro) e 10.000 ¥ (circa 54 euro).
Le date sono già fissate. I nuovi prezzi scattano dal 1° settembre per i prodotti a marchio Xiaomi e Redmi, dal 4 settembre per quelli POCO.
La crisi delle memorie non risparmia nessuno
Il punto è che la crisi delle memorie non è più un incidente di percorso, sta diventando una condizione strutturale del settore. Samsung ha già ritoccato i suoi listini per la settima volta di fila, e anche Apple si prepara a rincari sulla gamma iPhone 18. Quando i tre nomi più grossi del mercato si muovono nella stessa direzione, il messaggio è abbastanza chiaro, i costi dei componenti stanno riscrivendo le regole del gioco.
Il contesto in cui Xiaomi prende questa decisione, però, è tutto tranne che comodo. Nel secondo trimestre del 2026 il fatturato smartphone dell’azienda è calato del 7,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e le spedizioni sono crollate del 26%. In Cina, durante il festival dello shopping 618, le vendite sono scese del 13% rispetto all’anno prima, e la causa principale è proprio la riduzione degli sconti applicata dai produttori per recuperare i costi. Alzare i listini con questi numeri sul tavolo è una scommessa rischiosa, ma evidentemente l’alternativa era peggiore.
Un piccolo segnale di apertura arriva sul fronte dei prossimi lanci. Xiaomi ha dichiarato che il nuovo smartphone atteso la settimana prossima, con ogni probabilità collegato all’IFA di Berlino, sarà prezzato con la “massima considerazione” per i fan. Formula elegante, che può voler dire tutto o niente, e che si capirà soltanto quando il cartellino del prezzo sarà pubblico.










