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Voyager 1: ecco i dettagli del prossimo traguardo
Raggiungere tali distanze comporta sfide tecniche da non sottovalutare. Ogni comando inviato alla sonda richiede un’intera giornata per essere ricevuto. E un’altra per ottenere conferma della corretta esecuzione. La comunicazione è garantita dalla Deep Space Network, una rete di antenne situata negli Stati Uniti, in Spagna e in Australia. La quale è in grado di captare segnali molto deboli provenienti dal mezzo interstellare.
Voyager 1 funziona con una memoria circa tre milioni di volte inferiore a quella di uno smartphone moderno. Eppure ha permesso di sorvolare Giove e Saturno. Inoltre, è stata protagonista della cattura dell’iconica immagine del “pale blue dot” su impulso di Carl Sagan. Ed è stata coinvolta nella prima attraversata della frontiera dell’eliosfera, nel 2012.
La missione non è solitaria. Voyager 2, anche se più vicina alla Terra, resta il secondo oggetto umano più distante, con una distanza pari a quasi 19,5 ore-luce. Entrambe le sonde sono alimentate da generatori termoelettrici a radioisotopi. Quest’ultimi producono energia in modo costante, destinata a esaurirsi progressivamente. La NASA prevede che Voyager 1 potrà continuare a trasmettere dati per circa un anno. Dopo tale momento gli strumenti verranno spenti gradualmente.











