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Il ritorno di Sony nell’automotive italiano passa da Torino e da una tecnologia che milioni di persone usano ogni giorno senza pensarci: quella dei sensori che riconoscono un volto per sbloccare lo smartphone. Archiviata l’esperienza di Afeela con Honda, il colosso giapponese cambia completamente approccio e smette di inseguire l’idea di costruire un’auto da zero. Adesso l’obiettivo è un altro, molto più mirato e forse più realistico: portare dentro l’abitacolo la stessa capacità di riconoscimento visivo che oggi vive dentro i telefoni. Il tutto prende forma in un hub a Torino con oltre 100 dipendenti.
L’operazione nasce da una joint venture a tre. La protagonista è Sigit, azienda torinese fondata nel 1966, oggi partecipata dal fondo sovrano del Sultanato dell’Oman e specializzata negli interni auto. Sigit ha acquisito la maggioranza di DpControl e da lì è nata Sigit Tech, che vede tra i soci anche Sony e la Top Technology Mission di Reggio Emilia.
Dai bulloni al computer a quattro ruote
Il presidente di Sigit, Pierangelo Decisi, ha spiegato la logica dell’operazione senza troppi giri di parole: “Non possiamo più fare solo bulloni e parti in metallo”, ricordando come l’automobile sia ormai diventata “un computer a quattro ruote”. Una dichiarazione che assomiglia più a un manifesto che a una battuta, e che chiarisce perché un’azienda cresciuta sugli interni auto si ritrovi seduta allo stesso tavolo del più grande produttore mondiale di sensori fotografici.
Il nucleo tecnologico del progetto è una piattaforma di in cabin monitoring. Detta in modo semplice, un sistema che analizza in tempo reale il comportamento di chi guida e lo stato di chi si trova a bordo, appoggiandosi ad algoritmi di computer vision integrati con i sensori d’immagine sviluppati da Sony Semiconductor Solutions, la divisione che controlla oltre il 50% del mercato globale dei sensori CMOS per fotocamere. Tradotto: la stessa tecnologia che identifica un viso per aprire un telefono potrebbe presto accorgersi di un colpo di sonno al volante.
Una scommessa nel mezzo della crisi dell’auto
C’è poi un aspetto che dice parecchio sul momento del settore. Decisi ha fatto capire che Sigit non intende fermarsi qui: “In mezzo a questo lunghissimo periodo di crisi per il settore automotive, noi abbiamo deciso di accelerare”. Un’accelerazione già visibile, tra l’altro, visto che l’azienda ha rilevato Speedline, produttore veneto di cerchi in lega. L’idea è continuare a crescere per acquisizioni, con un occhio di riguardo per tutto quello che ha a che fare con la tecnologia.
Dal lato giapponese, Antonio Avitabile, Managing Director Strategic Alliances and Investments di Sony, ha collocato l’ingresso nella joint venture dentro un disegno più ampio: “Con Sigit Tech uniamo competenze industriali, innovazione digitale e una visione condivisa per rafforzare la nostra presenza globale come partner di riferimento nell’era dei software defined vehicles“. Un modo elegante per dire che l’auto del futuro si giocherà soprattutto su software e componenti intelligenti, non solo su lamiera e motori.
L’abitacolo come nuovo terreno di gioco
Quello che rende la vicenda interessante è la direzione che indica. Il futuro dell’automobile non sembra passare per forza dai grandi costruttori, perché la partita si sta spostando altrove. L’abitacolo diventa lo spazio dove si concentra il valore, e a giocarsela sono quelli che sanno costruire sensori, scrivere algoritmi e far funzionare il riconoscimento visivo in condizioni reali. Sony, sotto questo aspetto, parte con un vantaggio evidente, considerando la quota di mercato che detiene nei sensori d’immagine.











