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Una tiny house costruita su misura per una persona, il suo gatto e perfino una postazione di lavoro: è questa la formula dell’ultimo progetto firmato da La Tiny House, azienda francese che di abitazioni compatte su ruote ha fatto il proprio mestiere. Le chiama semplicemente “minuscole”, e in effetti il termine rende bene l’idea. La casa in questione è stata pensata per Dorothée, con un approccio interamente personalizzato che tocca sia l’aspetto esterno sia il modo in cui gli ambienti interni vengono composti e distribuiti.
Chi immagina un guscio angusto e buio resta smentito già al primo sguardo. Gli interni sono luminosi, con il legno chiaro a fare da protagonista e ampie superfici vetrate che moltiplicano la sensazione di spazio. È un trucco vecchio come l’architettura, ma qui funziona: dove i metri quadri sono pochi, la luce diventa il materiale più economico e più efficace a disposizione.
Cucina e soggiorno si scambiano di posto
La scelta più interessante riguarda la disposizione del piano principale, che ribalta le abitudini di questo genere di case su ruote. La cucina occupa una delle estremità, sistemata sotto il soppalco, e non rinuncia a nulla di essenziale: frigorifero di dimensioni standard, forno, piano cottura a quattro fuochi e un lavello di quelli generosi. Un dettaglio meno banale di quanto sembri, perché nelle abitazioni compatte il primo sacrificio è quasi sempre il frigo, che finisce per diventare poco più di un mobiletto.
Il soggiorno, invece, si prende la zona centrale, affacciato su una grande finestra panoramica. Lo spostamento non è un vezzo estetico: liberando il centro dell’abitazione ha permesso di ricavare anche una piccola zona pranzo, con un tavolo su ruote e due sedie. Il tavolo mobile è un’altra di quelle soluzioni che negli spazi ridotti valgono oro, perché consente di spostare il baricentro della casa a seconda del momento della giornata.
Il soppalco che diventa ufficio
Il soppalco sopra la cucina si raggiunge tramite una scala rimovibile, da togliere quando non serve per restituire spazio agli ambienti sottostanti. Ed è proprio qui che compare l’idea più preziosa dell’intero progetto: quello spazio in quota può trasformarsi in un piccolo ufficio. La scrivania è sospesa e sfrutta il bordo del piano come seduta, con cuscini o pouf a completare la postazione.
Nessuno la venderà come la soluzione più ergonomica del pianeta, ed è giusto dirlo. Chi passa otto ore al giorno davanti a uno schermo probabilmente storcerà il naso all’idea di lavorare seduto sul bordo di un soppalco. Ma il senso è un altro: avere una zona di lavoro separata, fisicamente distinta dal resto della casa, senza portare via nemmeno un centimetro agli ambienti principali. In una abitazione di queste dimensioni, poter chiudere la giornata lavorativa scendendo una scala vale più di una sedia regolabile.
Il lavoro da remoto ha cambiato il modo di pensare gli spazi domestici, e progetti come questo lo dimostrano nel modo più concreto possibile. Non serve una stanza in più, serve un punto della casa che il cervello riconosca come diverso dagli altri. Il soppalco, in questo senso, fa esattamente il suo dovere.
Il resto lo racconta la coerenza dell’insieme. Ogni scelta, dalla scala che si smonta al tavolo che rotola, nasce dalla stessa logica: nulla può avere una sola funzione, e nulla può occupare spazio quando non viene usato. È il principio che regge tutte le abitazioni compatte ben progettate, applicato qui con una precisione che si nota nei dettagli più che nei numeri. Il progetto è stato realizzato interamente su misura per la sua proprietaria, gatto compreso.











