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Alla Monterey Car Week 2026 la BMW X5 V10 si è presa una fetta di attenzione che nessuno aveva previsto, perché sotto al cofano di una X5 del 2000 c’è il motore della M5 E60. Niente elaborazioni di fantasia o rendering: un dieci cilindri aspirato da 5 litri, oltre 500 CV, montato dentro il primo SUV che BMW abbia mai costruito. Il progetto nasce dalla collaborazione tra la casa di Monaco e Kith, e già questo dettaglio spiega parecchio del tono dell’operazione.
La ricetta è di quelle che fanno alzare un sopracciglio anche a chi mastica motori da vent’anni. Prima generazione della X5, sigla interna E53, aspirato da 5 litri, cambio manuale a sei rapporti e trazione integrale mantenuta al suo posto. Il risultato è un SUV trasformato in profondità, che si porta dietro uno dei propulsori più celebrati della storia recente del marchio bavarese.
Il V10 della M5 finisce dentro una X5 del 2000
Il cuore dell’operazione è il V10 S85, lo stesso che nella M5 E60 dichiara 507 CV e che si distingue per un carattere completamente diverso rispetto ai moderni turbo. Un motore che sale di giri come pochi altri, con una voce che si riconosce a distanza. Infilarlo dentro una X5 E53 significa creare un abbinamento che BMW non ha mai messo in listino, e che difficilmente avrebbe superato una riunione di prodotto.
Il dettaglio più goloso però è un altro. Il grande dieci cilindri è accoppiato a un cambio manuale a sei marce, scelta tutt’altro che scontata considerando che la M5 E60 utilizza principalmente la trasmissione SMG. Chi ha guidato quella vettura sa bene quanto il cambio robotizzato abbia diviso le opinioni negli anni. Qui la leva è quella tradizionale, con tre pedali.
C’è poi la questione della trazione integrale, mantenuta come sulla X5 di serie. Il progetto non si limita quindi a trasformare il SUV in una vettura a trazione posteriore per semplificarsi la vita, ma conserva una delle caratteristiche fondamentali della E53 adattandola alla presenza del V10. Una decisione che complica il lavoro, ma che tiene fede allo spirito originale del modello.
Il trapianto del motore, comunque, è solo una parte del discorso. La X5 è stata sottoposta a un restauro completo, con un intervento che ha richiesto più di dodici mesi di sviluppo. L’obiettivo dichiarato non era costruire una X5 potente e basta, ma un esemplare unico curato in ogni singolo dettaglio.
Anche la X5 moderna entra nel progetto
La collaborazione tra BMW e Kith non si ferma alla vettura storica. Insieme alla E53 restaurata è stata presentata anche una X5 di nuova generazione, caratterizzata da una verniciatura chiamata Frozen Titanium Silver.
Il colore è un omaggio diretto alla Titanium Silver Metallic utilizzata sulla X5 E53, e non si tratta di una tonalità disponibile nella normale gamma di produzione della nuova X5. Una scelta che rende la vettura moderna un complemento del progetto storico, quasi un ponte tra due generazioni distanti venticinque anni.
Sul futuro della X5 V10, per ora, BMW non si sbilancia. La vettura viene presentata come un progetto speciale nato dalla collaborazione con Kith, e non è ancora chiaro se possa diventare una serie limitata destinata ai clienti. Le precedenti collaborazioni tra il marchio bavarese e il brand americano hanno portato in alcuni casi a produzioni a tiratura limitata, quindi la porta non sembra del tutto chiusa.
Va detto però che il trapianto di un dieci cilindri aspirato su una E53 è un’operazione di tutt’altra complessità rispetto a una serie speciale con colori e finiture dedicate. Servono tempo, competenze specifiche e una gestione tecnica che va ben oltre la personalizzazione estetica. Ed è proprio questo a rendere l’esemplare mostrato in California così particolare rispetto a tutto quello che le due parti hanno realizzato finora.











