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Il caso di Gisèle ha fatto quello che raramente riesce a una canzone poco conosciuta: ha costretto l’industria musicale italiana a mettere nero su bianco delle regole. Il brano si intitola Dimanche Midi Pile, è firmato da un’artista della quale non è chiaro nemmeno se esista davvero, e adesso è fuori dalle classifiche ufficiali e dalla programmazione di RTL 102.5. Il motivo è il forte sospetto che dietro il progetto ci sia, in larga parte, l’intelligenza artificiale.
Da quel dubbio è partito tutto. FIMI ha deciso di fissare criteri precisi per stabilire quali produzioni realizzate con strumenti di AI possano finire nella Top of the Music by FIMI/Niq e accedere alle certificazioni. Non un divieto assoluto, va detto, ma una griglia di ammissione. Tre condizioni, in sostanza: il brano deve utilizzare servizi di AI autorizzati e leciti, deve essere sostanzialmente realizzato da un essere umano e non deve presentare elementi che facciano pensare a una manipolazione degli ascolti.
Le nuove regole FIMI e il nodo della trasparenza
Quell’ultimo punto merita una sottolineatura, perché tocca una questione ben più ampia della semplice paternità creativa. Si parla di bot e sistemi automatici usati per gonfiare gli stream e scalare le chart, una pratica che nel mondo dello streaming è tutt’altro che teorica. Enzo Mazza, CEO di FIMI, ha spiegato che l’obiettivo delle nuove policy è garantire maggiore trasparenza verso chi ascolta. L’AI quindi non viene messa al bando, ma deve essere chiaro dove è intervenuta e in che misura, con il contributo umano che resta il centro del processo.
Sul piano normativo, dal 2 agosto sono entrati in vigore gli obblighi di trasparenza previsti dall’AI Act. Nel settore musicale esistono già due loghi che servono a segnalare se un contenuto è stato prodotto interamente oppure solo in parte con strumenti generativi. FIMI, tra l’altro, ha chiesto alla Rai di prestare particolare attenzione ai brani che arriveranno al prossimo Festival di Sanremo, che è un dettaglio piuttosto significativo su quanto la questione stia diventando concreta.
I numeri citati da Mazza aiutano a capire le proporzioni del fenomeno. Deezer riceve circa 90.000 brani generati con AI ogni giorno, quasi la metà di tutto ciò che viene caricato sulla piattaforma. A questo si somma il capitolo frodi, con contenuti creati automaticamente e poi riprodotti tramite bot per spremere ricavi dallo streaming. Anche Spotify si sta muovendo con regole proprie: artisti e contenuti generati con intelligenza artificiale verranno contrassegnati in modo riconoscibile ed esclusi dai sistemi algoritmici che suggeriscono nuova musica agli utenti.
La posizione di RTL 102.5 sul brano di Gisèle
Sul fronte radiofonico, i dubbi c’erano già prima. RTL 102.5 aveva maturato perplessità su Dimanche Midi Pile e Lorenzo Suraci, presidente dell’emittente, ha chiarito che la decisione di interrompere la programmazione è arrivata dopo la nota di FIMI. Una scelta coerente con la linea del gruppo, che include anche Radio Zeta e Radiofreccia e che di norma non trasmette canzoni create artificialmente.
Suraci non ha usato mezzi termini. Per il gruppo la musica resta legata all’arte e alla creatività umana, mentre le produzioni realizzate interamente da sistemi generativi rischiano di risultare prive di una vera identità artistica. Una posizione netta, che però non chiude la porta al confronto: le nuove regole vengono considerate un primo riferimento utile su un tema con cui l’industria musicale dovrà fare i conti, piaccia o meno.
Il caso Gisèle resta emblematico proprio per la sua ambiguità. Un brano che nessuno sa con certezza chi abbia scritto, o se qualcuno l’abbia scritto, finito al centro di una discussione che riguarda le classifiche, le certificazioni, i palinsesti radiofonici e perfino il festival più seguito d’Italia. Le nuove policy FIMI nascono da qui, da una canzone che ha reso evidente quanto fossero fragili i confini esistenti.










