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L’assistente AI di Ford ha iniziato ad arrivare sugli smartphone degli automobilisti americani, dentro la nuova versione dell’app ufficiale della casa di Dearborn, e la prima cosa che sa fare è rispondere a domande molto concrete: quanto carburante resta nel serbatoio, se la pressione degli pneumatici è quella giusta, cosa significa quella spia che si è accesa sul quadro strumenti. Niente fantascienza, piuttosto un modo per togliere di mezzo la trafila del manuale cartaceo lasciato nel cassetto del cruscotto.
La distribuzione è graduale e riguarderà circa 8 milioni di clienti, quelli che hanno un veicolo Ford o Lincoln dotato di modem integrato. Sull’arrivo in Europa non ci sono informazioni. Il punto interessante sta nel fatto che l’app è già associata al veicolo, quindi non serve inserire anno del modello, motorizzazione o altri dettagli tecnici prima di cominciare: si apre il chatbot e si scrive la domanda, oppure si carica direttamente una foto.
Come funziona il chatbot dentro l’app
Il meccanismo è più solido di quanto sembri, perché l’assistente AI non pesca soltanto dal libretto di istruzioni digitalizzato. Attraverso l’app si collega alla telemetria in tempo reale del veicolo, legge i dati e li interpreta. Da qui nasce la parte utile: se il livello di carburante o lo stato di carica non bastano per arrivare a destinazione, arriva l’avviso. Se qualcosa non va, il sistema prova a guidare l’utente verso una soluzione invece di limitarsi a citare una pagina del manuale.
Un supporto immediato e personalizzato, in sostanza, che punta a far risparmiare quei minuti persi a cercare l’informazione giusta fra decine di pagine. Sul modello linguistico che alimenta il tutto Ford non si sbottona, ma l’azienda aveva già spiegato in passato che l’assistente può appoggiarsi ai modelli di provider diversi, quindi non c’è un legame esclusivo con un singolo fornitore di intelligenza artificiale.
Il salto vero arriverà nel 2027, sulla dashboard
L’app è solo il primo passo. La casa statunitense parla apertamente di “vera magia” riferendosi al 2027, quando la tecnologia lascerà lo smartphone per trasferirsi sulla dashboard dei veicoli, integrandosi nel sistema di infotainment e quindi nell’esperienza di guida vera e propria. Cambia parecchio: chiedere qualcosa mentre si è al volante, senza prendere in mano il telefono, è un altro tipo di prodotto rispetto a una chat consultata da fermi.
Sul fronte costi, per ora l’uso dell’assistente AI di Ford tramite applicazione è gratuito. Non è chiaro se la formula resterà la stessa quando la funzione verrà cucita dentro il sistema operativo delle automobili, oppure se finirà dietro un abbonamento come già accade per altri servizi connessi. Un precedente c’è, e riguarda proprio la piattaforma software del gruppo.
La Digital Experience dei veicoli Ford e Lincoln, infatti, offrirà l’accesso a Gemini, l’assistente di Google che prende il posto di Google Assistant a bordo. In quel caso, però, serve l’abbonamento ai Connected Services, quindi la logica commerciale è diversa da quella dell’assistente disponibile nell’app. Due strade parallele, almeno per il momento: da un lato il chatbot proprietario che conosce lo stato del veicolo nel dettaglio, dall’altro l’assistente vocale generalista di Google per tutto il resto.
Resta il fatto che l’attenzione dei costruttori si è spostata su questo terreno, dove il software conta quanto la meccanica. E Ford, con 8 milioni di veicoli connessi già pronti a ricevere l’aggiornamento, parte con una base installata tutt’altro che marginale.











