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House of the Dragon, i 3 errori che condannano Rhaenyra

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House of the Dragon ha portato Rhaenyra Targaryen dove voleva arrivare, cioè sul Trono di Spade, ma la sensazione è che la parte più difficile cominci adesso. La conquista di Approdo del Re non ha risolto nulla, anzi ha aperto una fase in cui ogni decisione pesa il doppio. E la nuova regina, va detto, di decisioni sbagliate ne sta prendendo diverse.

Il primo scivolone riguarda il modo in cui si rapporta a chi l’ha portata fin lì. Rhaenyra si sta isolando dai suoi alleati, e in una guerra dinastica questo equivale a segare il ramo su cui si è appena seduti. Il potere dei Neri non nasce dalla forza personale della sovrana, ma da una rete di sostegni costruita pezzo per pezzo, con fatica e non poche promesse. Allentare quei legami, o gestirli con freddezza, significa ritrovarsi circondati da persone che formalmente restano fedeli ma che nella pratica smettono di spendersi.

Approdo del Re non ama la sua nuova regina

Il secondo errore è forse quello più insidioso, perché non si combatte con le spade. Rhaenyra sta perdendo il sostegno popolare della capitale, e la capitale è un animale imprevedibile. Approdo del Re è una città enorme, affamata, piena di gente che non ha nessun interesse nelle rivendicazioni ereditarie dei Targaryen e che giudica un sovrano soltanto da come sta la propria dispensa. Quando quel consenso evapora, non manda avvisi. Semplicemente un giorno la folla decide di non essere più spettatrice.

Chi conosce il quadro tracciato in Fuoco e Sangue sa perfettamente quanto questo dettaglio conti. Non è un particolare di colore, è uno degli ingranaggi che finiscono per stritolare il regno della sovrana. Una regina senza affetto popolare governa soltanto finché le porte del castello restano chiuse, e le porte, prima o poi, si aprono sempre.

Scelte militari che possono costare care

Il terzo punto riguarda la guerra vera e propria. Le scelte militari di Rhaenyra si stanno rivelando rischiose, in alcuni casi al limite dell’azzardo. Sedere sul trono dà l’illusione di aver vinto, ma il conflitto è tutt’altro che chiuso e ogni mossa affrettata rischia di trasformare un vantaggio in una voragine. Il problema, in casi come questo, non è la singola battaglia persa. È l’effetto a catena, la fiducia che si sbriciola, gli alleati che iniziano a fare i conti da soli.

Messi insieme, i tre errori disegnano una traiettoria abbastanza chiara. Isolamento dai propri sostenitori, ostilità crescente della città, gestione della guerra improntata al rischio. Sono tre debolezze che si alimentano a vicenda, perché meno alleati significa meno consiglieri capaci di frenare una decisione sbagliata, e una capitale ostile rende ogni difficoltà militare immediatamente politica.

Il fascino della serie sta anche qui, nel raccontare una protagonista che ha ragione dal punto di vista della successione e che però sbaglia quasi tutto nella gestione quotidiana del potere. La Danza dei Draghi non è mai stata una storia di buoni contro cattivi, e Rhaenyra ne è la prova più evidente. Il suo percorso verso il trono è stato lungo, ostinato, pagato a un prezzo altissimo. Quello che viene dopo, però, richiede competenze diverse, e la nuova regina sembra non averle ancora trovate.

Chi ha letto le pagine di Fuoco e Sangue sa già dove porta questa strada. Gli altri, per ora, possono solo notare quanto la permanenza di Rhaenyra ad Approdo del Re si stia complicando settimana dopo settimana.

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