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Chiude un capitolo lungo vent’anni: Chevrolet lascia il mercato cinese, con General Motors che ha ufficializzato lo stop immediato alle vendite e la chiusura della rete di concessionarie. Le voci circolavano da mesi, ora c’è la conferma. Il marchio del cravattino, arrivato in Cina nel 2005 e per anni capace di macinare cifre da capogiro, esce di scena dal punto di vista commerciale, pur restando presente nel Paese in una veste completamente diversa.
I numeri raccontano una parabola che sembra scritta da un manuale di cosa può andare storto. Nei periodi migliori il brand superava tranquillamente le 700 mila immatricolazioni annue, con il picco toccato nel 2014 grazie alla spinta della Cruze: 767 mila consegne. Un record che oggi suona quasi surreale, visto che l’ultimo bilancio si è chiuso ad appena 9 mila vetture complessive.
Sei anni di discesa e qualche errore di troppo
Negli ultimi sei anni la quota di mercato è semplicemente evaporata. La rete faticava a piazzare più di mille auto al mese, una condizione che a un certo punto diventa insostenibile anche per un gruppo delle dimensioni di General Motors. Le cause sono diverse e si sommano tra loro. C’è la pressione dei costruttori locali, con listini aggressivi che hanno riscritto le regole del gioco, e ci sono scelte discutibili maturate a Detroit.
Una su tutte: la decisione di puntare sui motori a tre cilindri, mai davvero digeriti dagli automobilisti cinesi. A questo si aggiunge un ritardo pesante nella conversione della gamma verso l’elettrificazione. Mentre il mercato si spostava in massa sui veicoli a nuova energia, i cosiddetti NEV che comprendono elettriche pure e ibride plug in, l’offerta Chevrolet è rimasta ferma dov’era. Una posizione scomoda, in un contesto che cambiava a velocità doppia.
Le fabbriche continuano a lavorare, ma per l’estero
L’uscita dagli showroom non significa spegnere le linee di montaggio. Riorganizzando la propria presenza in Asia, la casa americana continuerà a produrre modelli Chevrolet negli stabilimenti cinesi, destinandoli però soltanto all’export verso mercati terzi, con l’unica esclusione degli Stati Uniti.
La linea è stata chiarita da John Roth, presidente di GM China, secondo cui la gamma attuale risulta molto più adatta ad affrontare mercati emergenti o in via di sviluppo. Vengono citati esplicitamente Sud America, Messico, Medio Oriente, Africa e l’area Asia Pacifico. Per chi in Cina possiede già una Chevrolet, e parliamo di oltre 7,5 milioni di automobilisti, non cambia nulla sul fronte pratico: assistenza, officine autorizzate e fornitura dei ricambi originali restano pienamente operative.
Il patto con SAIC va avanti fino al 2047
Il taglio del marchio si inserisce in una ristrutturazione più ampia della joint venture che lega Detroit al colosso statale SAIC, accordo rinnovato di recente e blindato fino al 2047. Il piano aggiornato prevede l’arrivo di almeno 30 nuovi modelli a basse o zero emissioni entro il 2030, un numero che dice parecchio sulle ambizioni residue del gruppo americano nel Paese.
La differenza sta nei nomi che porteranno avanti questa offensiva. L’assalto al mercato cinese con elettriche e ibride sarà affidato quasi per intero a Buick e Cadillac, i due marchi che nel frattempo hanno tenuto meglio e che ora si prendono la scena. Chevrolet, invece, diventa a tutti gli effetti un marchio da esportazione, prodotto in Cina ma pensato per chi guida altrove.










