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Il rilevamento delle truffe telefoniche sviluppato da Google potrebbe presto uscire dai confini di Pixel e Galaxy per approdare anche sugli smartphone Vivo. A suggerirlo sono alcuni riferimenti individuati nel codice dell’app Google Telefono, nello specifico nella versione 234.0.9, dove il nome del marchio cinese compare accanto alla tecnologia che analizza le conversazioni sospette. Un indizio, non un annuncio, ma abbastanza solido da far pensare che l’elenco dei produttori compatibili stia per allungarsi.
Il lavoro di reverse engineering sul pacchetto dell’applicazione ha portato alla luce alcuni screenshot in cui Vivo viene citato in relazione a una funzionalità interna battezzata Sharpie. Chi segue da vicino lo sviluppo dell’app sa che si tratta del nome in codice usato dai team di Google per identificare proprio il sistema di Scam Detection. La combinazione dei due elementi, marchio e nome in codice nello stesso contesto, difficilmente è casuale.
Quali modelli Vivo potrebbero riceverlo per primi
Nessuna conferma ufficiale, al momento, su quali dispositivi apriranno le danze. L’ipotesi più concreta punta verso la futura serie Vivo X500, attesa nei prossimi mesi, con la possibilità che in un secondo tempo la protezione venga estesa anche alla linea Vivo X300. Discorso ancora aperto pure sul contenitore software, perché qui la faccenda si complica un po’ più del previsto.
Samsung, per esempio, ha scelto di integrare il rilevamento truffe direttamente nel dialer proprietario dei Galaxy S26. Vivo però ha una doppia anima: in Cina utilizza un’applicazione telefono sviluppata in casa, mentre sui mercati internazionali si appoggia all’app di Google. Da qui l’ipotesi più ragionevole, ovvero che la funzione, se davvero arriverà, passi attraverso Google Telefono e non da un’interfaccia costruita da Vivo. Fino a oggi la tecnologia era rimasta un’esclusiva dei Pixel, poi allargata alla serie Galaxy S26, quindi un terzo produttore rappresenterebbe un salto significativo in termini di diffusione.
Cosa fa esattamente la funzione durante una chiamata
Il meccanismo alla base è più semplice di quanto sembri. Un modello di intelligenza artificiale lavora interamente sul dispositivo, senza spedire nulla su server remoti, e ascolta la conversazione in tempo reale cercando gli schemi ricorrenti nelle truffe telefoniche. Uno degli esempi tipici riguarda le richieste di pagamento tramite carte regalo per servizi che non esistono, un classico del genere che il sistema è stato addestrato a riconoscere.
Quando il software individua qualcosa che non torna, l’utente riceve un avviso visivo sullo schermo accompagnato da segnali sonori e da una vibrazione. L’obiettivo è chiudere la telefonata prima che il danno sia fatto, magari nel momento esatto in cui la conversazione sta scivolando verso la richiesta di denaro. Un dettaglio importante riguarda l’ambito di applicazione: la protezione entra in gioco soltanto con le chiamate che arrivano da numeri non salvati in rubrica, mentre resta silenziosa quando dall’altra parte c’è un contatto già memorizzato.
La scelta di far girare tutto in locale risponde a una questione di riservatezza che pesa parecchio, visto che si parla di analizzare il contenuto di telefonate private. Nessun dato lascia lo smartphone, l’elaborazione avviene sul chip del dispositivo e questo spiega anche perché la funzione richieda hardware sufficientemente recente per funzionare senza rallentamenti.
Per Vivo si tratterebbe di un’aggiunta con un peso specifico non banale, considerando quanto le truffe telefoniche siano diventate un problema diffuso e quanto i produttori stiano cercando di differenziarsi proprio sul terreno della sicurezza quotidiana. Le tracce nel codice dell’app restano comunque tracce, e il calendario dell’eventuale rilascio non è stato indicato da nessuna parte.










