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Uno dei padri di Path of Exile, Chris Wilson, guarda a Diablo 5 con una speranza prudente, anzi “provvisoria”, per usare le sue stesse parole. Del nuovo capitolo firmato Blizzard finora si è visto poco oltre al filmato d’annuncio mostrato alla BlizzCon 2026. Eppure lo studio ha lasciato dietro di sé una serie di indizi che fanno pensare a un netto distacco dagli episodi più recenti e, per certi versi, a un vero ritorno alle origini della saga nata con l’action RPG del 1996.
Del resto Path of Exile non esisterebbe senza Diablo 1 e 2, e la passione di Wilson per quei due titoli è ben documentata. Con altrettanta franchezza lo sviluppatore ha sempre ammesso di non essere mai entrato in sintonia con Diablo 3 e 4, per motivi diversi. In un nuovo video ha spiegato perché questa volta intravede la possibilità di un seguito più vicino allo spirito dei primi due giochi.
I segnali nascosti tra logo e inventario
“Sentivo che la serie Diablo si fosse allontanata dal tipo di gioco che amavo, ma guardando l’annuncio di Diablo 5 ho provato un barlume di speranza”, racconta Wilson. “Non solo per le parole che hanno usato, ma anche per ciò che hanno scelto di mostrare di proposito.” Il primo dettaglio riguarda il logo, con le lettere del titolo avvolte dalle fiamme proprio come in Diablo 1 e 2, a differenza dei loghi senza fuoco dei due capitoli successivi.
Poi c’è l’inventario. Le immagini concettuali presentate durante l’annuncio mostrano oggetti di dimensioni diverse e una gestione dello spazio simile a quella dei primi episodi, un sistema abbandonato in Diablo 3 e 4 a favore di oggetti tutti uguali. “Sono segnali precisi rivolti a giocatori come me, la possibilità che stiano tornando alle basi e imparando dai giochi originali che hanno dato vita a questo franchise”, spiega Wilson.
Dettagli piccoli, certo, e lo stesso Wilson ammette che le domande davvero importanti devono ancora trovare risposta. Saranno quelle a stabilire se Diablo 5 rappresenterà il ritorno alla forma sperato oppure un’ulteriore evoluzione, ancora più lontana dalla filosofia che lo aveva spinto a fondare un proprio studio.
Scaling dei mostri e mondi generati proceduralmente
Secondo Wilson il punto cruciale è lo scaling dei nemici, il meccanismo che in Diablo 4 adegua la forza dei mostri al livello del personaggio. “A mio parere Diablo 5 deve assolutamente adottare un sistema tradizionale, in cui il mondo presenta mostri via via più potenti e il giocatore sceglie quanto velocemente avanzare e dove farmare in base alle proprie capacità”, afferma.
Qualche segnale incoraggiante, in effetti, c’è. La scelta di tornare a una struttura del mondo lineare lascia pensare che il sistema di scaling verrà messo da parte, e in un’intervista il game director Joe Shely ha spiegato che il seguito adotterà un approccio “in parte diverso” sul tema. L’indizio forse più solido, però, è il ritorno confermato della generazione procedurale sia nei dungeon sia nel mondo di gioco, una novità che entusiasma parecchio Wilson.
Le perplessità di Chris Wilson
Non mancano comunque alcune preoccupazioni serie. Wilson si chiede se il gioco richiederà una connessione costante o se offrirà una modalità offline per giocatore singolo, come funzionerà lo scambio di oggetti e se il combattimento premierà la destrezza manuale, con schivate e attacchi, oppure build ben costruite. Anche sull’inventario c’è un piccolo appunto. Gli oggetti di varie dimensioni gli piacciono molto, ma gli 84 slot disponibili, contro i 40 di Diablo 2, potrebbero ridurre parecchio i ritorni in città. Una città che in Diablo 5 prende la forma di una carovana mobile di compagni di viaggio, idea ispirata agli anni trascorsi in BioWare dalla narrative director Jennifer Hepler. Wilson ricorda inoltre che i primi Diablo erano pieni di meccaniche oscure e interazioni poco intuitive, capaci di restare interessanti da sviscerare anche a distanza di anni. I sistemi di Diablo 3 e 4 risultano invece più rifiniti e accessibili ma, a suo dire, privi della stessa profondità.
“Sono cautamente fiducioso per Diablo 5”, conclude Wilson. “Non me lo aspettavo, ma hanno pronunciato abbastanza parole magiche e scelto il carattere giusto per il logo. Incrocio le dita perché facciano un buon lavoro.” Quanto al motivo per cui tifa per il successo di Blizzard pur avendo in sviluppo un proprio action RPG non ancora annunciato, la spiegazione è semplice: quando l’ecosistema del genere prospera, ne beneficiano “tutti gli altri sviluppatori di action RPG”.
Fonte: TecnoAndroid








