Le porte sembrano identiche, ma tra USB 3.0 e USB 2.0 corre una bella differenza, soprattutto quando si tratta di velocità e prestazioni. Chi si è mai trovato davanti al retro di un computer, con la periferica in mano e il dubbio su quale presa scegliere, sa bene di cosa parliamo. La regola di base è semplice: qualsiasi porta USB alimenta gli accessori, ma collegare un dispositivo alla presa sbagliata può creare qualche grattacapo in termini di rendimento. Il punto fermo da tenere a mente è uno solo. USB 3.0 è nettamente più veloce rispetto a USB 2.0. Questo significa trasferimenti di file più rapidi, più banda a disposizione e anche una maggiore erogazione di corrente. Motivo per cui, quando si parla di SSD esterni o webcam in Ultra HD, la scelta ricade quasi obbligatoriamente sullo standard più recente.
Come riconoscere a colpo d’occhio USB 3.0 e USB 2.0
Il modo più immediato per distinguere una periferica USB 2.0 da una 3.0 è guardare il colore. Nella maggior parte dei casi l’interno delle prese USB 2.0 è nero oppure bianco, mentre le porte USB 3.0 tendono al blu. Non è una regola scolpita nella pietra, dipende anche dal produttore, e capita di imbattersi in porte viola. Però nella stragrande maggioranza dei casi il trucchetto del colore funziona.
Sul fronte delle prestazioni il divario si fa evidente. Il vecchio standard USB 2.0 arriva al massimo a 480 Mbps, mentre la prima generazione di USB 3.0 tocca i 5 Gbps. Il formato più moderno, ovvero USB 3.2, può addirittura spingersi fino a 20 Gbps. Tradotto in trasferimenti reali di file, USB 2.0 si aggira intorno ai 20/40 MB/s, contro i 300/500 MB/s di media garantiti da USB 3.0. Cambia pure l’erogazione di potenza: 2,5 watt per il primo, 4,5 watt per il secondo.
USB 2.0 si usa ancora e quando conviene farlo
Nonostante gli anni sulle spalle, i dispositivi USB 2.0 sono tutt’altro che spariti dalla circolazione. La maggior parte di mouse e tastiere continua a sfruttare questo standard, semplicemente perché non ha bisogno di chissà quale banda. Quale porta usare per mouse e tastiera, quindi? Proprio una presa USB 2.0. Visto che consumano poco, non c’è alcun vantaggio concreto nel occupare uno slot USB 3.0 con periferiche così poco esigenti. Meglio tenere quelle connessioni libere per i dispositivi affamati di banda, come gli SSD esterni o le webcam 4K. C’è un motivo preciso per cui USB 2.0 non è finito nel dimenticatoio. I controller costano meno da produrre e offrono comunque tutta la corrente e la velocità che servono ad accessori come stampanti, casse Bluetooth o dongle wireless per gamepad. Lo standard esiste dal 2000 e difficilmente sparirà a breve.
Si può collegare un dispositivo USB 2.0 a una porta 3.0 e viceversa
Certo che sì. USB è un formato retrocompatibile, quindi una porta USB 3.0 accoglie senza problemi un dispositivo 2.0, e vale anche il contrario. Il consiglio resta quello di lasciare libere le porte 3.0 per le webcam di fascia alta, così da sfruttare tutta la banda a disposizione. Ma se il computer ha parecchie prese avanzate, tastiere e mouse USB 2.0 conviveranno tranquillamente con lo standard più recente. Il discorso cambia leggermente quando si infila un dispositivo USB 3.0 in una presa 2.0. Collegando un SSD esterno alla porta più datata se ne strozzano le prestazioni, perché la velocità massima resta bloccata a 480 Mbps. Il risultato sono trasferimenti più lenti, che di fatto azzerano il principale vantaggio di possedere un SSD rispetto a un tradizionale HDD. Il dispositivo funzionerà lo stesso, semplicemente non renderà al massimo delle sue possibilità.


