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TSMC: l’intelligenza artificiale è come un Superman di 3 anni

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Il paragone arriva da uno dei vertici di TSMC e ha già fatto il giro degli ambienti tecnologici: l’intelligenza artificiale, secondo Y. J. Mii, co chief operating officer dell’azienda taiwanese, assomiglia a un Superman di tre anni. Potenza enorme, consapevolezza scarsa dei danni che potrebbe combinare. Il concetto è stato espresso davanti agli studenti della National Taiwan University, durante un evento organizzato insieme allo United Daily News e alla TSMC Education Foundation, in un momento in cui il dibattito sui limiti dell’AI si è fatto parecchio acceso, complici le dichiarazioni di diversi dirigenti del settore e le cronache su software che sfuggono al controllo di chi li ha scritti.

Mii, che di tecnologie produttive di punta se ne intende avendoci lavorato per anni, ha messo un paletto piuttosto netto: le decisioni devono restare in mano agli esseri umani. Punto. Nessuna delega in bianco alle macchine, per quanto capaci siano diventate. E nello stesso intervento ha spiegato quali fattori pesano quando TSMC deve decidere se investire o meno su un nuovo nodo produttivo avanzato.

Dove l’intelligenza artificiale funziona davvero, secondo TSMC

Non è un discorso da scettico a prescindere, sia chiaro. Il dirigente ha raccontato che l’azienda usa l’AI in modo massiccio per la scrittura di codice, e la ragione è abbastanza semplice: la programmazione è un compito relativamente basilare rispetto ad altri, e gli strumenti disponibili oggi sono già molto potenti su quel fronte. Discorso simile per il chip design e per l’automazione della progettazione elettronica, la cosiddetta EDA, dove realtà come Synopsys e Cadence, insieme ad aziende cinesi, stanno già impiegando sistemi di AI agentica all’interno del flusso di lavoro.

Il motivo per cui l’intelligenza artificiale si sposa bene con la progettazione dei chip, ha spiegato Mii, sta nella natura fissa degli input e degli output di quel processo. Le regole sono note, i parametri anche, e ottimizzare milioni o miliardi di transistor diventa un lavoro che una macchina può macinare più in fretta di un team umano. Fin qui, nessun problema.

Il muro dei nodi a 1,4 nanometri

Il ragionamento cambia completamente quando si passa alle tecnologie di produzione di nuova generazione. TSMC sta lavorando attivamente sul nodo a 1,4 nanometri, quello identificato come A14, e su tecnologie ancora più avanzate come A12, con impianti già in costruzione per fabbricare prodotti su alcuni di questi processi. Ecco, proprio lì, secondo Mii, l’AI non può fare il lavoro sporco.

La ragione sta nella natura sconosciuta delle variabili in gioco. Non esistono dati su prodotti che nessuno ha ancora realizzato, e quindi il processo di scoperta, quello fatto di tentativi, errori e intuizioni, riduce drasticamente l’impatto che l’intelligenza artificiale può avere sulla progettazione di queste tecnologie. Detto in altri termini: se le apparecchiature e i materiali esistenti non riescono a raggiungere certi obiettivi, nessun algoritmo può superare quel limite fisico. L’AI non inventa strumenti che non ci sono.

C’è poi un secondo aspetto, meno tecnico ma altrettanto concreto. La condivisione di informazioni con i sistemi di intelligenza artificiale resterà limitata a livello aziendale, per il semplice fatto che il rischio di fughe di dati è reale. In un settore dove il vantaggio competitivo si misura in mesi e in brevetti, la prudenza è d’obbligo.

Infine, parlando dell’espansione globale di TSMC, Mii ha indicato quello che considera uno dei vincoli più pesanti da gestire, e non riguarda né le macchine né i materiali: trovare manager capaci di guidare team internazionali. Un problema tutto umano, per un’azienda che sta costruendo stabilimenti fuori da Taiwan e deve riempirli di persone in grado di farli funzionare.

Fonte: TecnoAndroid

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