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Una frase pronunciata in televisione, due parole in tutto, sono bastate a far scattare l’ennesima richiesta di punizione: Trump ha chiesto alla FCC di sanzionare o quantomeno redarguire una giornalista di NBC, colpevole di aver detto che i suoi endorsement elettorali hanno prodotto “risultati contrastanti”. La destinataria è Kristen Welker, conduttrice di Meet the Press, finita nel mirino con un post su Truth Social in cui il presidente parla di “inesattezza intenzionale” e annuncia che la questione finirà sul tavolo della commissione federale che regola le comunicazioni.
Il messaggio è di quelli senza mezze misure. Welker viene definita “impopolare conduttrice di quello che un tempo era il grande Meet the Press, oggi considerato Meet the Fake Press”, accusata di aver ignorato le vittorie recenti di Darline Graham e Mike Mazzei, che secondo i numeri diffusi dallo stesso Trump porterebbero il suo tasso di successo al 100% per il Senato e al 98% per la Camera. “Come si può permettere a qualcuno di dire una cosa simile, lavorando su frequenze pubbliche concesse gratuitamente?”, si legge nel post, corredato da un’immagine con i risultati. Il presidente ha aggiunto che Welker “non è l’unica” e che la stampa “di sinistra radicale” fa di tutto per molestare e diffamare qualunque cosa porti il nome Trump.
Trump contro una giornalista, cosa aveva detto la conduttrice
Il passaggio incriminato è arrivato durante un intervento su NBC 4 Washington. Welker ha spiegato che il presidente ha appoggiato una lista di candidati alle primarie, che ha ottenuto “alcuni risultati contrastanti” e che, più di recente, la sua scelta di puntare sulla senatrice Darline Graham, sorella del defunto senatore Lindsay Graham, si è rivelata vincente. Curioso il dettaglio: nel suo attacco Trump sostiene che la vittoria di Graham “non sia stata praticamente coperta da nessuno”, pur essendo stata citata proprio nella frase che ha scatenato la reazione.
Sul merito, la ricostruzione della giornalista regge. Nell’elencare i propri successi, il presidente ha omesso le sconfitte alle primarie dei candidati governatori repubblicani Burt Jones in Georgia e Randy Feenstra in Iowa, oltre alla mancata rielezione del deputato della Florida Cory Mills. E Welker non è certo l’unica ad aver toccato l’argomento: su Inside Politics, la corrispondente della Casa Bianca Alayna Treene aveva ricordato che solo nel mese in corso sei candidati sostenuti dal presidente hanno perso. Un portavoce di NBC News ha risposto seccamente: “Kristen è una delle migliori nel settore e la sosteniamo”. Non è la prima frizione tra i due, peraltro: a giugno Trump aveva interrotto bruscamente un’intervista con Welker dopo che lei gli aveva chiesto prove sui presunti brogli in California.
La commissione che ha cambiato pelle
L’idea che un’autorità federale possa punire una cronista per un’analisi elettorale sarebbe suonata assurda fino a poco tempo fa. Lo stesso sito della commissione ricorda che l’ente non può impedire la messa in onda di un punto di vista e che di norma non interviene sulle segnalazioni relative a servizi giornalistici sbilanciati, perché sostituire il giudizio editoriale delle emittenti con il proprio sarebbe incompatibile con il Primo Emendamento. Durante il primo mandato di Trump, l’allora presidente Ajit Pai lo aveva messo nero su bianco: nessuna revoca di licenza sulla base del contenuto di un notiziario.
Con Brendan Carr alla guida, lo scenario è diverso. L’attuale numero uno ha abbandonato la linea dell’indipendenza dalla Casa Bianca che sosteneva sotto le presidenze democratiche e ha usato più volte la news distortion policy, una norma raramente applicata, come strumento di pressione. Nel caso di ABC si è andati oltre le minacce, con l’ordine di anticipare le domande di rinnovo delle licenze per le otto emittenti di proprietà, motivato da presunte violazioni delle regole antidiscriminazione legate alle pratiche di diversità e inclusione. Disney ha reagito con una causa contro Carr e la commissione, parlando di una campagna di censura come ritorsione per il lavoro dei propri giornalisti.
Sul fronte delle concentrazioni, Paramount ha ottenuto il via libera per acquisire Skydance dopo aver accettato l’installazione di quello che Carr ha chiamato un “monitor sui pregiudizi” alla CBS, e in seguito l’approvazione del Dipartimento di Giustizia per Warner Bros Discovery. A marzo Trump e Carr avevano chiesto una copertura più favorevole della guerra in Iran, con accuse di “bufale e distorsioni” prive di riscontri. Anna Gomez, unica commissaria democratica, ha replicato all’ultimo attacco: “La FCC non ha alcuna autorità per punire i giornalisti che questa amministrazione non gradisce. Queste minacce alla libertà di stampa sono pericolose”.










