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Tolkien, la chiesa inglese che ispirò le porte di Durin

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Chi passa da Stow-on-the-Wold, paesino del Gloucestershire con poco più di 2000 abitanti, prima o poi finisce davanti alla porta laterale della chiesa di St. Edward e capisce subito perché quel luogo viene associato a JRR Tolkien e alle celebri porte di Durin. Due alberi cresciuti ai lati dell’ingresso formano una cornice naturale, l’arco è a sesto acuto, il legno scuro sta lì da secoli. Manca soltanto la scritta luminosa con il famoso “Dimmi amico ed entra” e la somiglianza sarebbe completa.

Il paradosso è che quando si parla de Il Signore degli Anelli il pensiero corre quasi automaticamente alla Nuova Zelanda, alle vallate filmate da Peter Jackson, alle colline verdi diventate cartolina. Eppure lo scrittore, per costruire la sua opera più famosa, guardava molto più vicino a casa. Guardava i villaggi inglesi, i pub di provincia, le chiese medievali rimaste in piedi mentre tutto intorno cambiava.

Una chiesa più antica del 1086 diventata attrazione turistica

La chiesa di St. Edward venne consacrata prima del 1086 ed è, di per sé, una piccola meraviglia dell’architettura medievale. Solo che i turisti non arrivano fin lì per ammirarne il valore artistico. Arrivano per una cosa sola, fotografare quell’ingresso e immaginarsi Gandalf che batte il bastone sulla pietra. Il legame con Tolkien ha una base geografica solida, visto che lavorava a una cinquantina di chilometri di distanza ed è documentato che frequentasse i paesi della zona per tutta la vita.

Detto questo, va messa una precisazione onesta. Che quella porta abbia ispirato davvero le porte di Durin resta una supposizione, non un fatto accertato. Si sa che allo scrittore piaceva trascorrere del tempo da quelle parti, e poco altro. La suggestione funziona benissimo, la prova documentale no.

Bree e il Puledro Impennato, questi sì confermati

Diverso il discorso per Moreton-in-Marsh, a pochi chilometri da Stow-on-the-Wold. In quel caso il collegamento è stato dimostrato, perché il villaggio fu l’ispirazione per Bree, l’insediamento dove Frodo e compagni incontrano Aragorn. E c’è di più, perché lì si trova anche il pub che nella narrativa è poi diventato il Puledro Impennato. Non un’ipotesi affascinante buttata lì per attirare visitatori, ma un riferimento accertato.

A Moreton lo scrittore si incontrava spesso con il fratello e insieme facevano lunghe camminate. Con quelle premesse non sarebbe affatto strano che i due, in più di un’occasione, si siano ritrovati proprio davanti alla chiesa di St. Edward. Le distanze sono minime, il territorio dei Cotswolds è fatto di sentieri e strade secondarie che collegano un borgo all’altro nel giro di qualche ora di passeggiata. Il che rende la teoria sulle porte molto più plausibile di tante altre.

Ognuno rivendica il proprio pezzo di Terra di Mezzo

Il Regno Unito, comunque, non detiene il monopolio delle rivendicazioni tolkieniane. In Danimarca alcuni toponimi somigliano parecchio a quelli usati nell’opera, da Hjelm Dyb a Isgard fino a Esgaroth, e tanto è bastato per far nascere veri e propri tour turistici sul tema. Un meccanismo che si ripete un po’ ovunque, perché praticamente in ogni angolo d’Europa c’è qualcuno pronto a giurare che il proprio paese abbia lasciato un segno nella Terra di Mezzo. Del resto raccontare una storia del genere non costa nulla e porta visitatori.

Il fatto è che il Regno Unito non è solo Londra, e chi ha girato tra i suoi villaggi lo sa bene. Pub a conduzione familiare, negozietti con prodotti di sempre, chiese secolari che resistono al tempo. Stow-on-the-Wold rientra esattamente in questa categoria, con la differenza che ogni anno vede arrivare e ripartire flussi di persone interessate a un unico dettaglio architettonico. Due alberi, un arco, una porta di legno. E l’idea, mai confermata ma difficile da scacciare, che da lì sia passata l’immaginazione di chi ha inventato Moria.

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