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Diversi utenti di Claude si sono ritrovati nella casella di posta un messaggio che nessuno vorrebbe leggere: sul loro computer girava un infostealer, un malware costruito apposta per rubare credenziali e sessioni salvate nel browser. Anthropic ha deciso di intervenire in modo piuttosto drastico, cancellando i metodi di pagamento associati agli account coinvolti e promettendo il rimborso degli addebiti non autorizzati. Una mossa che dice parecchio su quanto sia diventato appetibile, per i criminali informatici, l’accesso a un chatbot a pagamento.
Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace. Il malware non ha bisogno di indovinare la password, perché si limita a portarsi via i cookie di sessione già presenti sulla macchina. Con quelli in mano, chi attacca entra nell’account Claude come se fosse il legittimo proprietario, saltando a piè pari sia le credenziali sia l’autenticazione in due fattori. Nessun avviso di accesso sospetto, nessuna richiesta di codice. La porta era già aperta.
Da Vidar ad Atomic Stealer, i nomi già individuati
Nella comunicazione inviata agli utenti, Anthropic tiene a chiarire un punto che rischiava di generare confusione: il malware non ha alcun legame con Claude e non è stato installato tramite Claude. L’infezione arriva da altrove, dal computer stesso, e il chatbot è soltanto una delle vittime collaterali. L’indagine dell’azienda californiana è tuttora aperta, ma la lista dei sospetti si è già allungata parecchio.
Tra le famiglie identificate compaiono Vidar, LummaC2, StealC, RedLine e Acreed sul fronte Windows, mentre su macOS il nome che ricorre è quello di Atomic Stealer, conosciuto anche con la sigla AMOS. Si tratta di strumenti diffusi, venduti e affittati nei circuiti clandestini, capaci di svuotare in pochi secondi tutto ciò che un browser custodisce: password memorizzate, cookie, dati delle carte, cronologia.
Il problema pratico, per chi subisce il furto, riguarda il portafoglio. Un account Claude usato senza controllo può superare in fretta i limiti previsti dall’abbonamento, e ogni eccedenza si traduce in un addebito reale sulla carta collegata. Per tagliare la questione alla radice Anthropic ha revocato le sessioni attive e rimosso i metodi di pagamento dagli account interessati. Chi si ritrova in questa situazione dovrà rifare il login e reinserire i dati della carta, mentre per le spese non autorizzate il rimborso scatta in automatico, senza necessità di aprire una richiesta.
Il gioco piratato e la lezione che ne esce
La vicenda è emersa pubblicamente quando un utente ha condiviso su Reddit l’email ricevuta, confermando che il furto aveva riguardato tutti i dati salvati su Chrome. Rispondendo a chi gli chiedeva come fosse successo, ha ammesso di aver scaricato la copia pirata di un videogioco. Un classico, purtroppo. I canali di distribuzione illegale di software e giochi restano tra i veicoli preferiti per infilare un malware dentro una macchina, perché l’utente installa volontariamente un file di cui non conosce l’origine e spesso disattiva pure l’antivirus per farlo funzionare.








