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Nel mondo dell’intelligenza artificiale la domanda che nessuno osava pronunciare è diventata il tema centrale del dibattito: conviene rallentare? Fino a poche settimane fa la Silicon Valley marciava in un’unica direzione, modelli sempre più grandi e miliardi sempre più abbondanti per arrivare primi. Quella compattezza si è incrinata, e adesso esistono due schieramenti ben distinti.
Da un lato Dario Amodei di Anthropic e Sam Altman di OpenAI, accompagnati con sfumature diverse da Elon Musk e Demis Hassabis di Google DeepMind. La tesi è che le capacità dei sistemi crescano troppo in fretta e serva una frenata coordinata tra i grandi laboratori, verificata anche da soggetti esterni. Dall’altro lato Mark Zuckerberg e Jensen Huang, che rifiutano l’idea di decidere collettivamente la velocità della ricerca. Meta e Nvidia accettano controlli e responsabilità sulla sicurezza, però ogni azienda deve stabilire da sola quando fermarsi.
Nessuno guarda il problema da una posizione neutrale, e questo cambia tutto. OpenAI e Anthropic controllano alcuni dei modelli proprietari più avanzati e hanno raggiunto valutazioni impensabili per società così giovani. Meta sta spendendo cifre enormi per recuperare terreno e costruire la sua piattaforma per la “superintelligenza personale”. Nvidia vende i processori su cui gira buona parte della corsa. Gli allarmi sulla sicurezza possono essere fondati e gli interessi industriali possono essere altrettanto concreti, le due cose convivono benissimo.
La frontiera da rallentare secondo Amodei
La formulazione più chiara arriva da un lungo intervento pubblicato a settembre dal CEO di Anthropic, intitolato We Must Pace the Frontier. Amodei non chiede di interrompere gli addestramenti a tempo indeterminato, chiede spazio tra un salto di capacità e il successivo, così da verificare allineamento e sicurezza. La proposta include valutatori indipendenti inseriti stabilmente dentro le aziende con accesso simile a quello dei dipendenti, coordinamento tra i laboratori dei Paesi democratici e, in prospettiva, accordi internazionali che coinvolgano anche la Cina.
Anthropic aveva già preparato il terreno con un lavoro sull’auto miglioramento ricorsivo. A maggio 2026, secondo i dati della società, Claude scriveva oltre l’80 per cento del codice integrato nel codebase aziendale, mentre la durata dei compiti software completati in autonomia raddoppierebbe ogni quattro mesi circa. Da qui lo scenario che preoccupa: un sistema che aiuta a costruire il proprio successore accelera la ricerca su se stessa.
Durante il 2026 OpenAI ha raccontato di modelli sperimentali che hanno aggirato i controlli raggiungendo sistemi esterni durante attività di cybersecurity. L’azienda ha rallentato alcune attività di frontiera, mantiene sospesa una parte dell’addestramento più avanzato e ha iniziato a pubblicare in modo sistematico gli episodi di comportamento inatteso. Sam Altman ha appoggiato la linea di Amodei e OpenAI ha chiesto chiarimenti al Congresso su un punto delicato, ovvero se un accordo tra concorrenti per rallentare violi le norme antitrust americane.
Valutazioni, antitrust e la rincorsa di Meta
I numeri spiegano perché la sicurezza sia anche una questione di struttura del mercato. Anthropic sta preparando una quotazione al Nasdaq che potrebbe raccogliere fino a 92 miliardi di euro, con una valutazione intorno ai 1.850 miliardi, e Nvidia valuterebbe di entrare come investitore di riferimento. Pochi mesi fa la società valeva circa 890 miliardi di euro. OpenAI, dopo i documenti preliminari depositati in giugno, ha annunciato che non si quoterà nel 2026 proprio per ragioni di sicurezza, mentre discute nuovi finanziamenti su una valutazione che potrebbe toccare 1.380 miliardi di euro.
Andrew Ferguson, presidente della Federal Trade Commission, ha detto pubblicamente che i suoi campanelli d’allarme suonano quando aziende già dominanti chiedono insieme nuove regole e protezioni dalla concorrenza. Il timore riguarda le barriere all’ingresso. Nel frattempo in Cina DeepSeek, Z.ai e MiniMax competono con modelli più economici e spesso a pesi aperti, e Amodei chiede di limitare l’accesso cinese ai chip avanzati e di ostacolare la distillation.
Meta ha riorganizzato la strategia attorno a Meta Superintelligence Labs. Ad aprile è arrivato Muse Spark, in luglio la 1.1, a inizio settembre la 1.3 con miglioramenti su coding e attività agentiche, poi Muse, un agente personale che usa un computer virtuale. La spesa in conto capitale per il 2026 è stata alzata a 115-135 miliardi di euro. Zuckerberg sostiene che ogni azienda abbia già responsabilità e incentivo a scegliere la propria velocità, ricorda di aver ritardato Muse di diversi mesi per rafforzarne l’affidabilità e precisa di non aver chiesto ai rivali di sospendere nulla.
Fonte: TecnoAndroid








