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Telescopio rettangolare in grado di scovare nuovi pianeti come la Terra
Il cuore del problema è legato all’acqua, considerata la firma più promettente di abitabilità. Le sue emissioni nel medio infrarosso, attorno ai dieci micron, si trovano in una zona dello spettro dove i pianeti si rivelano con maggiore chiarezza. Ma per captarle, quando il sistema planetario si trova a trenta anni luce di distanza, serve una sensibilità equivalente a quella di uno specchio di venti metri perfettamente circolare. Qualcosa che nemmeno il James Webb Space Telescope, con i suoi 6,5 metri, può offrire.
Finora le alternative non sono mancate, ma tutte si sono rivelate impraticabili o troppo costose. Gli starshade, enormi parasole concepiti per oscurare la luce stellare, richiederebbero invece missioni parallele. Oltre che carburante in quantità proibitive e investimenti miliardari. L’approccio di Newberg, al contrario, si basa sull’uso intelligente della forma, e potrebbe ridurre tempi e costi.
Secondo i modelli, uno strumento di tal tipo permetterebbe di identificare fino alla metà dei pianeti abitabili in orbita attorno a stelle simili al Sole entro trenta anni luce. Considerando che la media stimata è di un pianeta per stella, si arriverebbe a una trentina di candidati, osservabili in meno di tre anni di monitoraggio costante. Una volta individuati, tale mondi potrebbero essere sottoposti ad analisi spettroscopiche più raffinate, alla ricerca di ossigeno o altri indizi di vita.











