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Spotify Playlist Notes, ora le playlist si spiegano da sole

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Con Playlist Notes Spotify prova a trasformare le playlist in qualcosa che somigli a una conversazione, permettendo a chi le crea di spiegare nero su bianco perché un certo brano è finito lì dentro. La funzione è stata annunciata lunedì e va ad aggiungersi a quel filone di novità con cui la piattaforma svedese sta cercando di rendere l’ascolto meno solitario e più raccontabile. Il concetto è semplice quasi al limite dell’ovvio, ma proprio per questo funziona: accanto a una canzone compare una nota, scritta da chi ha costruito la playlist, che dice qualcosa in più.

Il precedente c’era già. Il mese scorso era arrivata la funzione User Notes, che consentiva di allegare commenti personali ai singoli brani. Playlist Notes allarga il perimetro e porta la stessa logica dentro le raccolte, coprendo non solo la musica ma anche episodi di podcast e audiolibri. Un pezzo che riporta alla mente una persona, un ricordo preciso legato a un ritornello, oppure la classica traccia che secondo chi l’ha scelta meriterebbe di essere ascoltata da tutti: tutto questo ora può essere messo per iscritto e reso visibile.

Come funzionano le note nelle playlist

L’operazione si svolge dall’app mobile, e serve essere proprietari della playlist oppure collaboratori. Basta aprirla, toccare i tre puntini accanto al brano, all’episodio di podcast o all’audiolibro, scegliere l’opzione per aggiungere la nota e salvare. Da quel momento chiunque abbia accesso alla playlist potrà leggere il commento. Nessun passaggio complicato, nessuna sezione nascosta nei menu delle impostazioni. La distribuzione delle note create dagli utenti riguarda iOS e Android in oltre 100 mercati, quindi si tratta di un rilascio ampio e non di un test ristretto a pochi Paesi. Va detto che la parte editoriale segue tempi e confini diversi, e qui la scelta di Spotify appare più cauta.

Gli editor escono dall’ombra

La novità più interessante riguarda proprio i curatori interni. Gli editor di Spotify possono ora spiegare le ragioni delle loro scelte direttamente accanto ai brani inseriti nelle playlist ufficiali. All’inizio la funzione compare su alcune delle raccolte più seguite della piattaforma, tra cui Today’s Top Hits, RapCaviar, Hot Country, All New Pop e Fresh Finds Hip-Hop. Nomi che da soli muovono numeri enormi in termini di ascolti e di visibilità per gli artisti.

Insieme alle note arrivano gli Editor Profiles, profili dedicati che mostrano i brani e gli album preferiti di ciascun curatore, oltre all’elenco delle playlist su cui lavora. Un modo per dare un volto a chi sta dietro le raccomandazioni, che finora rimanevano piuttosto anonime. Note degli editor e profili sono disponibili per utenti free e premium dai 16 anni in su negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito, in Irlanda, in Australia e in Nuova Zelanda.

Una mossa piccola dentro una strategia più larga

Presa singolarmente, Playlist Notes sembra una funzione minore. Inserita nel quadro complessivo, però, racconta bene la direzione: rendere l’app più social e più personale, offrendo a chi ascolta uno spazio per spiegare le storie e i ragionamenti dietro le canzoni preferite. È anche un elemento di differenziazione rispetto a Apple Music e YouTube Music, concorrenti che su questo terreno finora si sono mossi poco.

Il contesto finanziario aiuta a capire perché la piattaforma continui a spingere su questo tipo di funzioni. Nell’ultima trimestrale la società ha annunciato di aver superato per la prima volta i 300 milioni di abbonati, arrivando inoltre a 777 milioni di utenti attivi mensili. Numeri che rendono ogni piccolo cambiamento nell’interfaccia una questione tutt’altro che marginale, perché tocca istantaneamente una platea sterminata di ascoltatori e di playlist condivise.

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