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Quando Elon Musk acquistò Twitter aveva in testa un’idea precisa, cioè far pagare circa 7 euro al mese la spunta blu di verifica attraverso Twitter Blue. Gli utenti si sarebbero abbonati direttamente dall’app su iPhone e Musk dava per scontato che Apple gli avrebbe girato i dati di ogni abbonato, carta di credito compresa, per capire chi fosse chi. Sulla carta filava tutto liscio. Peccato che nessuno avesse chiesto prima a Cupertino se fosse disposta a condividere quelle informazioni.
Nella biografia di Elon Musk scritta da Walter Isaacson si racconta che ad accorgersene fu il responsabile della moderazione di Twitter. Apple trattiene il 30% dei pagamenti effettuati nelle app e non cede i dati degli utenti. Musk conosceva queste regole ma pensava di poterle aggirare, tanto da chiedere al collaboratore se avesse già telefonato a qualcuno dell’azienda. Quando l’altro gli fece notare che un semplice dipendente non avrebbe ottenuto nulla, il patron ribatté che se c’era da chiamare Apple avrebbe chiamato Apple, e all’occorrenza perfino Tim Cook. Alla fine ad Apple Park ci andò davvero.
Una prima settimana caotica e il debutto di Twitter Blue
Musk aveva preso il controllo della piattaforma il 27 ottobre 2022 sventolando la bandiera della libertà di espressione, ma i primi giorni si rivelarono molto più complicati del previsto. Il consiglio di moderazione promesso, con voci da tutto il mondo, divenne presto solo consultivo perché a suo dire le decisioni finali spettavano a lui. Intanto il social si riempì di messaggi razzisti e antisemiti e gli insulti crebbero del 500% nelle dodici ore successive al suo arrivo, in buona parte per colpa di campagne coordinate di troll e bot.
Poi arrivò il momento di pensare ai soldi. Con Twitter Blue il bollino, fino ad allora riservato a personaggi famosi e cariche pubbliche, diventava accessibile a chiunque pagasse un abbonamento mensile. Doveva servire a più scopi, ovvero limitare a un solo profilo verificato per carta e telefono così da frenare gli eserciti di bot, creare una nuova fonte di entrate e inserire i dati delle carte nel sistema, con l’idea di trasformare un giorno Twitter in una piattaforma di pagamenti.
Il debutto era previsto per lunedì 7 novembre ma dopo un rapporto di sette pagine sui rischi Musk concesse due giorni in più. Il problema era che aveva licenziato il 50% del personale e l’80% dei collaboratori esterni che controllavano gli utenti. Il lancio avvenne mercoledì 9 novembre e la valanga di account falsi certificati fu pessima come temuto. Un profilo spacciatosi per un’azienda farmaceutica annunciò l’insulina gratis, un finto account di Coca Cola promise di rimettere la cocaina nella bevanda a quota mille retweet e un impostore di Nintendo mostrò Mario mentre faceva il dito medio. Il giorno dopo l’esperimento venne sospeso per qualche settimana.
L’incontro con Tim Cook e la questione dell’App Store
La faccenda Apple fu la goccia che fece traboccare il vaso per il responsabile della moderazione, che scrisse le dimissioni al decimo piano mentre Musk teneva una riunione nella caffetteria del nono. A fine novembre il nuovo proprietario twittò che Apple aveva quasi smesso di fare pubblicità su Twitter, chiedendo se odiasse la libertà di espressione negli Stati Uniti. La sera stessa Larry Ellison, ex mentore di Steve Jobs, gli consigliò di non litigare con un inserzionista così importante, senza il quale e fuori dall’App Store il social non sarebbe sopravvissuto.
Saputo da un amico comune che Tim Cook non cercava lo scontro, Musk gli scrisse direttamente e i due si videro un mercoledì, da soli nell’ufficio di Cook, per poco più di un’ora. Il numero uno di Apple spiegò che la priorità era proteggere la fiducia nel marchio e che non voleva i suoi annunci accanto a contenuti tossici, ma assicurò che non avrebbe abbandonato Twitter né lo avrebbe tolto dallo store. Sulla commissione del 30% precisò che col tempo scende al 15%. Dopo una passeggiata tra albicocchi e stagno, Musk twittò che il malinteso sulla possibile rimozione dell’app era chiarito.
Una battaglia rinviata sui dati
Restava aperto il nodo dei dati dei clienti, fondamentale per aggiungere a Twitter i servizi finanziari di X.com. Il tema era all’epoca davanti ai tribunali americani e ai regolatori europei e Musk scelse di non forzare la mano, parlando di una battaglia futura o almeno di una conversazione da affrontare con Cook. Twitter Blue tornò a dicembre 2022 a circa 7 euro sul web e circa 10 euro su iPhone e iPad, differenza pensata proprio per compensare il prelievo di Apple.
Da allora le regole di pagamento dell’App Store sono cambiate negli Stati Uniti e in Europa, dove ormai si può pagare all’esterno. Lo scontro annunciato da Musk però non è mai arrivato e per ottenere modifiche di questo tipo ora dovrà trattare con John Ternus.
Fonte: TecnoAndroid








