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Il primo microblazar mai individuato nella Via Lattea è un oggetto che mette insieme due ingredienti già noti agli astronomi, ma in una combinazione che finora non era mai stata osservata dentro la nostra galassia. Si tratta di un sistema formato da una stella e da un buco nero, con un getto di materia ed energia che punta esattamente nella direzione della Terra. Non una direzione qualsiasi, quindi, ma proprio quella che rende l’osservazione più intensa e più interessante dal nostro punto di vista.
La parola blazar, in astronomia, viene di solito associata a oggetti ben più imponenti, legati ai nuclei attivi di galassie lontane. Il prefisso micro serve proprio a segnalare la differenza di scala. Qui non si parla di un gigante al centro di una galassia, ma di un sistema binario, dove un buco nero convive con una stella compagna. La parte che cambia tutto è l’orientamento del getto, allineato con la nostra linea di vista.
Microblazar nella Via Lattea: perché un getto puntato verso di noi cambia le carte in tavola
Quando un getto relativistico è rivolto verso l’osservatore, tutto ciò che accade al suo interno appare amplificato. È una questione di geometria e di velocità, non di potenza reale del fenomeno. Per questo i blazar sono storicamente tra le sorgenti più studiate del cielo ad alte energie, e per questo la scoperta di un equivalente in miniatura all’interno della Via Lattea ha un peso particolare. Avere un oggetto del genere in casa, per così dire, significa poterlo osservare con un livello di dettaglio che con le sorgenti extragalattiche è semplicemente impensabile.
Il sistema, nella sua struttura, resta comunque un binario compatto. Da una parte la stella, dall’altra il buco nero che ne strappa materiale. Quel materiale non finisce tutto oltre l’orizzonte degli eventi, e una frazione viene espulsa a velocità estreme lungo i due getti che si aprono in direzioni opposte. Uno di questi, nel caso del microblazar appena identificato, è rivolto verso di noi.
Il possibile legame con le particelle più veloci della galassia
L’aspetto che rende la scoperta più intrigante riguarda i raggi cosmici. Gli oggetti di questo tipo sono considerati candidati credibili come acceleratori naturali, capaci di spingere particelle a energie altissime. Il sospetto, qui, è che questo sistema possa essere all’origine di alcune tra le particelle più veloci che attraversano la Via Lattea, quelle che arrivano fino a noi portando energie difficili da riprodurre con qualsiasi tecnologia costruita sulla Terra.
Non è un dettaglio secondario. Da decenni la domanda su dove nascano i raggi cosmici di energia più elevata resta una delle questioni aperte dell’astrofisica, e ogni nuova sorgente candidata dentro la nostra galassia offre un banco di prova concreto. Un microblazar vicino, con un getto orientato in modo favorevole, è esattamente il tipo di laboratorio naturale che serve per mettere alla prova i modelli teorici sull’accelerazione delle particelle.
La combinazione tra stella e buco nero, del resto, non è una rarità assoluta nella Via Lattea. Quello che finora mancava era la prova diretta di un sistema di questo genere con il getto allineato verso di noi, e quindi osservabile con l’effetto di amplificazione che caratterizza i blazar veri e propri. Il fatto che si trovi nella nostra galassia, e non a distanze cosmologiche, apre una prospettiva di studio completamente diversa.
Fonte: TecnoAndroid








