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Da anni chi usa Signal chiedeva la stessa cosa, cioè poter aprire un account senza consegnare il proprio numero di cellulare, e adesso quella possibilità esiste davvero: la registrazione senza numero di telefono è arrivata nella versione beta 8.28 dell’app per Android. Non è un dettaglio tecnico da poco. È probabilmente il cambiamento più profondo, quasi filosofico, nella storia del messenger, che fin dal primo giorno aveva legato ogni identità a una scheda SIM, esattamente come fa WhatsApp.
La cosa curiosa è che nemmeno l’introduzione dei nomi utente aveva risolto il problema alla radice. Si poteva nascondere il numero agli altri, certo, ma quel numero serviva comunque per esistere sulla piattaforma. E per una fetta consistente di utenti, giornalisti, attivisti, semplici persone allergiche all’idea di lasciare tracce, quella dipendenza rimaneva un punto dolente. Le critiche non erano mancate, anche perché piattaforme concorrenti orientate alla privacy, come Session e Matrix, permettono da tempo di iscriversi senza collegare nulla di personale.
Come funziona Signal Login, la nuova strada alternativa
La funzione si chiama Signal Login ed è pensata come percorso facoltativo, non come sostituzione del metodo tradizionale. Chi vuole continuare a registrarsi col numero può farlo tranquillamente. Chi invece preferisce restare fuori da quel meccanismo ha adesso un’alternativa concreta, che però passa da un pagamento: una tariffa una tantum di circa 2,50 euro, o l’equivalente nella valuta locale.
Qualcuno storcerà il naso all’idea di pagare per una funzione legata alla riservatezza, ma la logica dietro la scelta ha una sua coerenza. Il pagamento serve a scoraggiare la creazione massiva di account falsi, un rischio più che reale quando si elimina l’unico elemento che finora garantiva una minima verifica dell’identità. La procedura si appoggia a Google Pay tramite il Play Store, e qui arriva la parte interessante dal punto di vista tecnico.
Zero-knowledge proof, Account ID e Recovery Key
Secondo il team di sviluppo, il sistema sfrutta lo stesso principio già adottato per le donazioni, quello noto come zero-knowledge proof. Tradotto in parole semplici: il servizio riesce a verificare che il pagamento sia stato effettuato senza però collegare quella transazione all’account appena creato. Le due informazioni restano separate, e chi gestisce l’infrastruttura non ha modo di ricostruire il collegamento.
Una volta completata la registrazione, l’app genera due credenziali che diventano tutto. Un Account ID di 32 caratteri e una Recovery Key di 64 caratteri. Sono questi due elementi a prendere il posto del numero di telefono come identificativo dell’utente, e il ragionamento è lineare: niente numero, niente aggancio a un’identità civile, niente operatore telefonico che conserva dati.
C’è però un aspetto che conviene mettere in chiaro subito, perché è il rovescio della medaglia di qualsiasi sistema costruito davvero attorno alla riservatezza. Se una delle due chiavi viene persa, non esiste alcun meccanismo di recupero. Nessun modulo di assistenza, nessuna procedura di emergenza, nessuna email di reset. L’account semplicemente non è più accessibile, punto. È il prezzo strutturale di un’architettura in cui nemmeno chi sviluppa il servizio ha le chiavi in mano.
Trattandosi di una beta, la funzione al momento resta confinata agli utenti Android che seguono i canali di test. La versione 8.28 è quella da cercare per provarla, e come sempre accade con le build sperimentali conviene metterla alla prova con consapevolezza, senza affidarle da subito conversazioni delicate. Il salto concettuale, però, è già avvenuto: per la prima volta l’app di messaggistica può funzionare senza sapere chi sia, anagraficamente parlando, la persona dall’altra parte dello schermo.
Fonte: TecnoAndroid








