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Smartwatch, Huawei al 22% mentre il mercato cala del 4%

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Il mercato degli smartwatch ha cambiato passo nel secondo trimestre del 2026, e non nella direzione che molti si aspettavano. Dopo un avvio d’anno positivo, con le spedizioni cresciute del 4% nei primi tre mesi, il periodo successivo si è chiuso con un segno meno davanti allo stesso numero: 4% in meno su base annua. Un’inversione netta, che fotografa un settore meno brillante di quanto lasciassero intendere i dati precedenti.

I numeri arrivano dalle rilevazioni di Counterpoint Research e raccontano una fase di assestamento più che di crollo. Quattro punti percentuali in meno non sono un terremoto, ma segnalano che la spinta all’acquisto si sta raffreddando, almeno nei mercati dove il ricambio dei dispositivi da polso è ormai una questione di aggiornamento e non più di prima esperienza. Chi ha già un orologio connesso al polso, insomma, tende a tenerselo più a lungo.

Huawei in testa con una quota record

In uno scenario del genere, riuscire a crescere significa aver fatto qualcosa di diverso dagli altri. È il caso di Huawei, che chiude il trimestre al primo posto della classifica globale con una quota di mercato del 22%, il valore più alto mai raggiunto dall’azienda. Nel secondo trimestre del 2025 si fermava al 20,8%, quindi il salto in avanti è evidente, anche se va letto con attenzione: le spedizioni sono aumentate soltanto dell’1%.

Tradotto in parole semplici, Huawei ha guadagnato terreno più perché il resto del mercato ha rallentato che per un’esplosione dei propri volumi. Quando il totale delle consegne scende e un produttore resta stabile o cresce di poco, la sua fetta della torta si allarga comunque. Un meccanismo aritmetico che però non toglie nulla al risultato, perché mantenere la rotta mentre il settore arretra resta un buon indicatore di solidità.

Alle spalle del gruppo cinese si posiziona Apple, seconda nella graduatoria del trimestre. Un ordine che ormai da qualche tempo caratterizza il panorama dei dispositivi indossabili, con i due colossi a giocarsi la testa della classifica su terreni molto diversi tra loro, sia per pubblico sia per aree geografiche di riferimento.

Il peso della Cina e il fattore salute

Il vero motore del risultato di Huawei si chiama mercato cinese, che da solo vale circa l’80% delle spedizioni complessive dell’azienda. Una concentrazione altissima, che rende il produttore fortissimo in casa propria e molto più dipendente dagli andamenti locali rispetto ai rivali. Quando la domanda interna tiene, i numeri seguono.

A sostenere la richiesta hanno contribuito diversi elementi. Da una parte il buon riscontro di modelli come Watch GT 7 Pro, dall’altra gli incentivi all’acquisto disponibili in Cina, che hanno reso più conveniente sostituire il vecchio orologio con uno nuovo. Un aiuto concreto, di quelli che spostano davvero le decisioni di spesa.

C’è poi un terzo ingrediente, forse il più interessante nel medio periodo: l’attenzione sempre più alta verso le funzioni di monitoraggio della salute, in particolare quelle orientate alla prevenzione. Non più solo passi contati e calorie bruciate, ma parametri che gli utenti iniziano a considerare rilevanti per capire come sta il proprio corpo prima che si presenti un problema. È una leva che sta cambiando il modo in cui questi prodotti vengono percepiti, spostandoli dall’area degli accessori sportivi a quella degli strumenti di controllo quotidiano del benessere.

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