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Per anni i ristoranti hanno fatto di tutto per conquistare uno spazio nei telefoni dei clienti, tra prenotazioni online, menu consultabili con il QR code e piatti pensati apposta per finire sui social. Adesso però il vento sta girando e nel mirino sono finiti gli smart glasses, gli occhiali intelligenti che alcuni locali hanno deciso di non accettare più in sala. In Gran Bretagna la discussione è già aperta da un po’ ed è probabile che prima o poi arrivi anche in Italia.
La questione non riguarda tanto il dispositivo in sé, quanto il modo in cui cambia le regole non scritte di un pranzo o di una cena fuori. Quando qualcuno alza lo smartphone e lo punta verso di noi, ce ne accorgiamo subito. Con un paio di occhiali come i Ray Ban Meta invece diventa molto difficile capire se l’altra persona stia registrando oppure no. Ed è proprio questa discrezione, del tutto involontaria, a creare il problema.
Dove sono già scattati i primi divieti
Oltremanica il confronto ha già prodotto qualche regola concreta. Il ristoratore londinese Jeremy King, che gestisce locali come Simpson’s in the Strand e Arlington, ha dichiarato di non voler ammettere nei suoi ristoranti occhiali utilizzati per registrare. La catena Soho House può chiedere agli ospiti di toglierli, mentre Wetherspoons ha stabilito che non possono servire a filmare clienti e personale.
Non si tratta di un fronte del tutto nuovo, perché il primo bersaglio erano stati i cellulari. In Italia se ne era discusso già nel 2024, quando il ristorante veronese Al Condominio offriva una bottiglia di vino gratis a chi rinunciava al telefono per un paio d’ore. Anche altrove qualcuno ha scelto una linea simile, come l’Antagonist di Charlotte e il Trophy Room di Phoenix, dove gli apparecchi vanno messi via per tutta la durata della permanenza. C’è chi ha riassunto questa insofferenza con una provocazione piuttosto efficace: “I telefoni sono le nuove sigarette”.
Gli occhiali smart sono in grado di scattare foto, registrare video, gestire chiamate e, grazie all’intelligenza artificiale, tradurre in tempo reale ciò che si ha davanti agli occhi. Una funzione comodissima per il turista alle prese con un menu indecifrabile, molto meno per chi siede al tavolo accanto e rischia di finire in un filmato senza saperlo. Le autorità di mezzo mondo guardano già con preoccupazione alla privacy legata ai Ray Ban Meta, e le sale da pranzo sembrano i primi luoghi fisici a trasformare questi timori in norme pratiche.
Il paradosso di un settore cresciuto sui social
C’è però un aspetto curioso in tutta questa storia. Per molto tempo la ristorazione ha tratto enormi benefici proprio dal cliente con il telefono in mano. Una foto, un tag, una story o un video capace di raggiungere migliaia di persone valevano come pubblicità gratuita. Questa dinamica ha perfino cambiato il modo di presentare il cibo, con dessert da aprire davanti alla fotocamera, paste mantecate direttamente al tavolo e cocktail avvolti dal fumo. I social hanno offerto alla spettacolarizzazione del piatto un pubblico potenzialmente senza limiti, e adesso quello stesso strumento dovrebbe sparire proprio nel momento del pasto.
Fonte: TecnoAndroid








