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Fotovoltaico da balcone gratis a Kassel: 80 euro l’anno in meno

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Vecchi pannelli solari destinati allo smaltimento che finiscono invece sulle ringhiere dei balconi, a produrre corrente per famiglie che non avrebbero mai investito in un impianto: succede in Germania, e più precisamente a Kassel, dove una rete climatica locale ha deciso che il fine vita di un modulo fotovoltaico non coincide necessariamente con la sua rottamazione. Il risultato concreto sono 150 famiglie che si ritrovano in tasca circa 80 euro l’anno di bolletta risparmiata, senza aver speso un centesimo per l’impianto. Dietro l’operazione ci sono ClimateHub Kassel e il collettivo SoLocal Energy, che hanno recuperato moduli rimasti in funzione per 13 anni sul tetto di un edificio industriale. Tredici anni di esercizio, poi la dismissione. Senza il progetto di riuso quei pannelli sarebbero finiti in un impianto di riciclo, dove peraltro solo una parte dei materiali sarebbe stata realmente recuperata. Un destino piuttosto comune, e piuttosto poco entusiasmante, per componenti che in molti casi funzionano ancora bene.

Come si recupera un modulo fotovoltaico usato

La procedura, raccontata così, sembra quasi banale. I moduli sono stati controllati uno a uno, dodici sono risultati difettosi e sono stati scartati, tutti gli altri sono stati puliti e dotati di nuovi connettori. Fine. Nessuna tecnologia esotica, nessun laboratorio, solo manutenzione fatta bene e la volontà di rimettere in circolo qualcosa che era già stato prodotto una volta. È il punto che rende interessante l’intera faccenda: il grosso dell’impatto ambientale di un pannello sta nella sua fabbricazione, allungarne la vita operativa significa spalmare quel costo su più anni.

Il conto ambientale parla di 500 tonnellate di CO2 evitate grazie ai nuovi impianti distribuiti gratuitamente ai cittadini. Non è una cifra che cambia le sorti del pianeta, e sarebbe disonesto raccontarla come tale, però è un beneficio reale ottenuto con materiale che stava per essere buttato via. La logistica non è stata leggera: tredici pallet di moduli solari da movimentare, gestiti da un gruppo di volontari, mentre un pool di esperti ha messo a disposizione consulenza specialistica e assistenza tecnica.

Il fotovoltaico da balcone come porta d’ingresso

Ogni impianto consegnato monta due moduli ricondizionati. Piccolo, semplice, pensato per stare su un balcone di città senza opere murarie e senza cantieri. È esattamente la formula che in Germania ha reso il fotovoltaico da balcone un fenomeno di massa, perché abbatte la barriera d’ingresso principale, cioè il costo iniziale. Qui la barriera è stata azzerata del tutto, visto che gli impianti sono stati forniti gratis.

La differenza la fa il pubblico raggiunto. Un impianto sul tetto richiede un tetto, quindi una casa di proprietà, quindi una certa disponibilità economica. Un impianto da balcone con due pannelli recuperati arriva anche a chi vive in affitto, a chi sta in un condominio, a chi la transizione energetica l’ha finora osservata da spettatore. Ottanta euro l’anno non ribaltano un bilancio familiare, ma su un’utenza domestica media sono comunque una voce che si sente.

L’aspetto partecipativo è stato costruito fin dall’inizio: il progetto di riciclo creativo ha coinvolto la comunità locale in ogni fase, dalla raccolta dei moduli al loro ricondizionamento fino alla distribuzione. Un modello replicabile, almeno sulla carta, ovunque ci siano impianti industriali arrivati a fine ciclo e qualcuno disposto a rimetterci le mani sopra. A Kassel la catena si è chiusa così, con 150 famiglie che oggi producono una parte della propria elettricità grazie a pannelli che avevano già lavorato tredici anni su un capannone.

Fonte: TecnoAndroid

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