Vai al contenuto
Offerte

Skoda Fabia elettrica: arriverà, ma i tempi si allungano

In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni

La Skoda Fabia non sparirà dai listini a breve, e anzi avrà con ogni probabilità un’erede elettrica, ma i tempi rischiano di essere lunghi. Molto lunghi. Le parole dell’amministratore delegato del marchio boemo, Klaus Zellmer, ridisegnano il futuro di tre modelli chiave della gamma e lo fanno dentro una cornice tutt’altro che serena per l’intero Gruppo Volkswagen, impegnato in quella che viene definita la trasformazione più profonda dal punto di vista strategico della sua storia.

Il quadro generale, del resto, parla da sé. Il colosso tedesco si prepara a tagliare 50.000 posti di lavoro, a chiudere diversi stabilimenti e a ridurre del 50% la propria offerta di modelli. Una sforbiciata di quelle serie, che potrebbe portare anche alla progressiva uscita di scena del marchio Seat. Dentro questo scenario, Skoda se la cava decisamente meglio dei cugini spagnoli, ma non ne esce indenne.

Fabia, Kamiq e Scala restano in gamma fino agli anni Trenta

Zellmer è stato chiaro su un punto: Fabia, Kamiq e Scala continueranno a essere prodotti fino agli anni Trenta. Poi, però, andranno progressivamente in pensione. Il termine usato è proprio quello di un’uscita graduale, senza strappi improvvisi. Con una precisazione interessante, perché il numero uno della casa ceca ha aggiunto che serviranno delle sostitute, e tra queste una versione a batteria della Fabia.

Un passaggio che sorprende almeno un po’, visto che le indiscrezioni delle settimane precedenti davano la piccola di Mladá Boleslav per spacciata. Invece no. La Skoda Fabia elettrica torna nei piani, anche se ancora sotto forma di intenzione più che di progetto definito.

Il motivo è tutto nei numeri. La Fabia attuale, ha spiegato Zellmer, genera ancora una domanda molto buona. Definizione quasi timida, considerando che nella prima metà dell’anno sono state vendute circa 61.900 unità, con una crescita del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Abbastanza per collocarla al quarto posto tra i modelli più venduti del marchio, dietro a Octavia con 96.500 esemplari, Kodiaq con 74.600 e Kamiq con 65.400.

Serve una porta d’ingresso accessibile al marchio

Il ragionamento del manager va oltre il singolo modello e tocca la struttura stessa della gamma. La Fabia, secondo Zellmer, deve essere rimpiazzata nel portfolio perché a Skoda serve un accesso economicamente abbordabile al marchio. La metafora usata è quella della scala: si entra a un certo livello, e se il primo gradino viene alzato troppo nessuno entrerà in casa. Da qui la necessità di trovare una soluzione per una Fabia a batteria, capace di mantenere quella funzione di ingresso. Diverso il discorso per la Scala, che nei primi sei mesi ha convinto soltanto 27.000 acquirenti. Il risultato peggiore dell’intera gamma, se si escludono i modelli sviluppati per il mercato indiano come Kylaq, Kushaq e Slavia. Numeri che raccontano piuttosto bene perché la berlina compatta non sembri godere della stessa considerazione strategica riservata alla sorella minore.

Una transizione che guarda al 2035

Sui tempi, tutto è ancora in fase di pianificazione, ma Zellmer ha lasciato intendere che le attuali Fabia, Kamiq e Scala potrebbero rimanere sul mercato fino al 2034. Un orizzonte lungo, che coincide con la scadenza fissata dall’Unione Europea per il passaggio a veicoli più puliti nel 2035. I modelli con motore a combustione interna verrebbero quindi accompagnati fuori dal listino proprio in quel momento, senza anticipare l’appuntamento. Significa che chi oggi guarda alla Fabia con benzina sotto il cofano ha davanti quasi un decennio di disponibilità, mentre l’erede elettrica resta un capitolo da scrivere, con un posizionamento di prezzo che rappresenta la vera sfida per una vettura pensata per essere la più accessibile del marchio.

Condividi:
91 Condivisioni