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Satellite spia USA del 1988 frantumato in orbita: cause ignote

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Un satellite spia americano lanciato nel 1988 si è frantumato in orbita, e a trentotto anni di distanza dal decollo nessuno sa ancora spiegare il perché. Il velivolo, parte di un programma riservato, era rimasto silenzioso e dimenticato per decenni nella fascia di spazio più trafficata attorno al pianeta. Poi la rottura, improvvisa, con la trasformazione di un singolo oggetto in una nuvola di frammenti che adesso viaggiano ciascuno per conto proprio.

La notizia pesa più di quanto il linguaggio tecnico lasci intuire. Non si tratta di un guasto che riguarda soltanto un vecchio apparato militare ormai fuori servizio, ma di un evento che modifica concretamente le condizioni di sicurezza nell’orbita terrestre bassa, dove oggi si muovono migliaia di satelliti attivi, stazioni con equipaggio umano e infrastrutture commerciali che sostengono comunicazioni, navigazione e osservazione della Terra.

Cosa è successo al vecchio satellite spia

Il dato certo, per ora, è uno solo. Il satellite si è disintegrato, generando pezzi di dimensioni diverse che restano in circolazione lungo traiettorie non più controllabili. La causa resta sconosciuta. Non ci sono spiegazioni ufficiali che chiariscano se all’origine ci sia stato un cedimento strutturale dovuto all’età, un problema legato a residui di propellente o batterie ancora cariche, oppure un impatto con qualcos’altro già presente lassù.

Una cosa che colpisce è proprio l’intervallo temporale. Trentotto anni sono tantissimi per un oggetto costruito con le tecnologie della fine degli anni Ottanta, progettato in un contesto strategico completamente diverso da quello attuale e messo in orbita quando il problema dei detriti spaziali non veniva percepito come una minaccia concreta. All’epoca lo spazio sembrava enorme e vuoto. Oggi la situazione è cambiata radicalmente, e ogni frammento che si aggiunge complica il quadro.

Il rischio per gli altri satelliti in orbita

La frammentazione di un corpo di quelle dimensioni non produce due o tre pezzi, ma una popolazione di oggetti che si disperde progressivamente lungo l’orbita originale. Anche schegge piccole, alle velocità tipiche dell’orbita bassa, possono danneggiare seriamente un satellite operativo o perforare strutture pensate per resistere a impatti ben più modesti. È la ragione per cui ogni evento di questo tipo viene monitorato con attenzione da chi si occupa di sorveglianza spaziale.

Il pericolo non riguarda solo l’immediato. I frammenti restano in orbita per periodi lunghi, decadono lentamente e nel frattempo attraversano ripetutamente le stesse zone percorse da veicoli attivi. Ogni passaggio è una probabilità di collisione, bassa se presa singolarmente, molto meno trascurabile se moltiplicata per migliaia di oggetti e per anni di permanenza. Gli operatori dovranno tenerne conto nei calcoli di manovra evasiva, quelle correzioni di rotta che ormai fanno parte della gestione ordinaria delle costellazioni in orbita bassa.

Resta aperta la questione di fondo, e cioè che in cielo continuano a girare hardware obsoleti, stadi di razzo esauriti e satelliti abbandonati da decenni, nessuno dei quali è stato progettato pensando a una dismissione controllata. Il caso di questo satellite spia statunitense mostra quanto sia difficile prevedere il comportamento di macchine costruite in un’altra epoca, lasciate lassù senza sorveglianza attiva e capaci, a distanza di quasi quarant’anni, di rompersi senza preavviso e senza una spiegazione immediata.

Fonte: TecnoAndroid

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