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Auto con targa polacca dovrà risarcire 1,3 milioni di euro per incidente mortale

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Una targa polacca montata su una FIAT Panda immatricolata nel 2013 è diventata il centro di una vicenda giudiziaria che rischia di travolgere economicamente un automobilista italiano, chiamato a risarcire di tasca propria circa 1,3 milioni di euro dopo la morte di un ciclista. La cifra, richiesta dall’Ufficio polacco degli assicuratori automobilistici, corrisponde a 5,6 milioni di zloty ed è già oggetto di un’azione di rivalsa avviata contro l’uomo che ha provocato lo schianto. Gli avvertimenti sulle conseguenze di questa scorciatoia circolavano da tempo, ma non sono bastati.

Il meccanismo è noto e ormai diffuso a macchia d’olio, soprattutto a Napoli e provincia, dove è stato ribattezzato con una certa ironia amara truffa Neapolski. Basta un attimo di distrazione al volante per rovinarsi la vita e rovinare quella degli altri, ma scegliere di circolare con un mezzo dal contrassegno estero soltanto per risparmiare sull’assicurazione è, al contrario, una decisione presa a mente lucida. Dietro certe scelte estreme c’è probabilmente anche la difficoltà concreta di arrivare a fine mese, il che non rende però il fenomeno meno grave.

Come funziona l’immatricolazione fittizia

Il trucco è più semplice di quanto sembri. Il veicolo viene cancellato dal Pubblico Registro Automobilistico italiano e reimmatricolato in Polonia attraverso una società estera, che poi lo concede in un finto noleggio al proprietario di sempre. Risultato: un canone omnicomprensivo molto più basso rispetto a quanto servirebbe in Italia tra tassa di circolazione e assicurazione RC auto, voce che in Campania raggiunge cifre particolarmente pesanti.

Il punto delicato è che l’auto non si muove di un metro. In Polonia arrivano soltanto i documenti, quindi anche la revisione viene certificata sulla carta, senza che nessuno guardi davvero lo stato del mezzo. Da qui l’ulteriore rischio: la polizza potrebbe essere del tutto falsa, magari all’insaputa dello stesso proprietario, che preferisce correre il pericolo piuttosto che pagare quanto dovrebbe in modo regolare. Finché non succede nulla, tutto sembra funzionare. Quando invece arriva un incidente, il conto diventa salatissimo e ricade interamente su chi guidava.

Il caso della Panda e le 500 cause in Italia

L’incidente è avvenuto nel 2025 in Italia. La Panda ha centrato in pieno un ciclista, uccidendolo. Il risarcimento è stato liquidato in prima battuta dal PBUK, il Polskie Biuro Ubezpieczycieli Komunikacyjnych, l’associazione nazionale degli assicuratori dei mezzi in Polonia, che si è poi rivolta direttamente al conducente per recuperare l’intera somma anticipata.

Non si tratta di un episodio isolato. Il PBUK avrebbe avviato circa 500 azioni legali davanti ai tribunali italiani, tutte legate a veicoli con targhe polacche coinvolti in sinistri. Tra i casi più pesanti figura uno scontro tra un’Audi A4 del 2003 e un motociclista, uscito dall’impatto con lesioni importanti. Un altro riguarda un sinistro accaduto in Romania, dove una Seat Leon targata Polonia è rimasta coinvolta in un frontale, con una richiesta di risarcimento da 158.000 euro.

Numeri che raccontano bene la dimensione del problema. Chi sceglie questa strada pensa di risparmiare qualche centinaio di euro all’anno, senza mettere in conto che in caso di incidente grave la copertura assicurativa può trasformarsi in un boomerang. L’ente polacco paga il danneggiato, come previsto dalle regole internazionali, e poi presenta il conto al responsabile. Un conto che nel caso della Panda ha superato il milione di euro e che difficilmente un privato cittadino può sostenere.

Fonte: TecnoAndroid

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