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Rooftop rain, la nebbia sui tetti che raffredda i palazzi in Cina

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Si chiama rooftop rain ed è un sistema di raffreddamento a nebulizzazione montato sui tetti dei palazzi, capace di abbassare la temperatura superficiale degli edifici tra 5 e 8 °C nel giro di pochi minuti. Il progetto arriva dal distretto di Yanhu, a Yuncheng, nella provincia cinese dello Shanxi, dove d’estate le ondate di calore spingono il termometro fino a 40 °C. A progettarlo e installarlo è stata la Tianmao Real Estate Development Co., che lo ha inserito nel complesso residenziale Xijian Tianmao Guobinfu con un’idea piuttosto semplice: usare l’acqua al posto dei classici condizionatori.

Il principio di base è quello del raffreddamento evaporativo, lo stesso meccanismo che entra in gioco quando il sudore rinfresca la pelle. Ognuno dei sette edifici del complesso è dotato di circa 200 ugelli distribuiti su tre lati del tetto, mentre le facciate rivolte direttamente sulla strada sono state lasciate fuori. L’impianto è entrato in funzione lo scorso luglio e da allora oltre 1.000 famiglie ne hanno sentito l’effetto rinfrescante.

Come funziona la pioggia sui tetti di Yuncheng

L’ispirazione viene dai cantieri edili, in Cina ma non solo, dove i nebulizzatori servono da tempo a tenere sotto controllo la polvere e a ridurre il caldo. Sui tetti il meccanismo resta lo stesso. Gli ugelli ad alta pressione rilasciano una nebbia composta da goccioline così sottili da assorbire il calore dell’aria ed evaporare prima di toccare terra. Chi cammina sotto i palazzi o chi abita ai piani più bassi, quindi, non si ritrova bagnato.

A coordinare il tutto c’è un dispositivo smart che attiva l’impianto a intervalli regolari, con cicli di circa 10 minuti, durante le ore più calde del pomeriggio. Una serie di sensori tiene d’occhio la temperatura esterna e contribuisce a stabilire quando entrare in azione. Il risultato medio è un calo tra 5 e 8 °C sulla superficie degli edifici in pochi minuti, mentre la temperatura percepita a livello del suolo può scendere fino a 12 °C.

Consumi ridotti, polveri sottili e perfino neve d’inverno

Sul fronte dell’efficienza energetica la differenza rispetto agli impianti tradizionali si fa sentire. Al posto dei soliti compressori il sistema lavora con pompe ad alta pressione, che richiedono molta meno elettricità e non disperdono nell’aria il cosiddetto calore di scarto. C’è poi un vantaggio meno evidente. La nebbia aiuta a catturare le polveri sottili e, ricadendo sulle aree verdi circostanti, penetra nel terreno per circa 5 cm dando una mano alla vegetazione nella lotta contro la siccità.

Con l’arrivo del freddo l’impianto non va in letargo. In inverno viene riacceso per produrre un innevamento artificiale che contribuisce a purificare l’aria del quartiere. Anche sul piano economico il rooftop rain si presenta come un elemento progettuale facile da integrare nel complesso. L’investimento totale è stato di circa 1,3 milioni di euro e la gestione ha costi molto contenuti, tanto che le spese condominiali sono rimaste invariate.

I limiti del raffreddamento evaporativo

Accanto ai pregi esistono però anche dei limiti concreti. Il raffreddamento evaporativo funziona davvero solo nei climi caldi e secchi, cioè proprio nelle zone dove l’acqua tende a scarseggiare. Ed è qui che nasce un dubbio legittimo sull’opportunità di destinare risorse idriche a un consumo non vitale in aree già esposte alla scarsità. Yuncheng da questo punto di vista rappresenta un caso quasi perfetto grazie al suo clima continentale semiarido influenzato dai monsoni. Nelle regioni molto umide, invece, l’evaporazione rallenta in modo drastico e l’effetto refrigerante della nebbia si riduce di conseguenza.

Fonte: TecnoAndroid

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