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Meta Muse sbarca su iPad e allarga così il raggio d’azione di uno degli assistenti basati sull’intelligenza artificiale più apprezzati del momento. Dal 7 ottobre il servizio è disponibile anche sul tablet di Apple, a distanza di appena un mese dal debutto su iPhone e Android arrivato l’8 settembre. Una scelta che conferma quanto Meta stia puntando su questo progetto e che finisce per fare un piccolo regalo a chi utilizza i dispositivi della mela morsicata.
Il successo di Muse ha una spiegazione piuttosto semplice. Fa parte di quella nuova generazione di agenti AI capaci di portare a termine in autonomia un gran numero di attività, e di farlo con risultati più che convincenti. Prenotare un tavolo al ristorante, dare un’occhiata alla posta elettronica, sistemare gli appuntamenti oppure completare un acquisto sono soltanto alcuni dei compiti che ormai si possono affidare a strumenti di questo genere. Non si parla più di un semplice chatbot che risponde alle domande ma di un assistente che passa direttamente all’azione.
Un’espansione rapidissima, con qualche limite geografico
A colpire è soprattutto la velocità con cui l’assistente è approdato sul tablet di Cupertino. Basta un confronto per capirlo. Instagram, uno dei prodotti di punta della stessa Meta, ha dovuto aspettare circa 15 anni prima di ottenere un’applicazione pensata appositamente per iPad. Muse invece ci è arrivato nel giro di poche settimane, un ritmo che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato quasi impensabile per l’azienda.
C’è però un aspetto che raffredda un po’ l’entusiasmo del pubblico italiano. Per il momento Muse resta accessibile soltanto negli Stati Uniti e in Canada, quindi nel nostro Paese bisognerà pazientare ancora un po’ prima di poterlo provare. Nessuna indicazione precisa, al momento, sui tempi di un eventuale arrivo in Europa.
Nonostante questa limitazione l’interesse attorno all’assistente sembra davvero notevole. Secondo le stime della società di analisi Sensor Tower, Muse ha già superato quota 6,6 milioni di installazioni. Un numero importante, che racconta bene quanto stia crescendo l’attenzione verso gli assistenti in grado di agire da soli senza bisogno di continue istruzioni da parte dell’utente.
I connettori aprono Muse a decine di nuovi servizi
L’arrivo su un nuovo dispositivo, comunque, rappresenta solo una parte della novità. Meta sta infatti ampliando le capacità di Meta Muse grazie ai cosiddetti connettori, ovvero integrazioni che consentono all’intelligenza artificiale di dialogare con servizi esterni. Il tutto avviene sempre previa autorizzazione da parte dell’utente, che resta quindi libero di decidere a quali piattaforme concedere l’accesso e a quali no.
In pratica questi collegamenti trasformano l’assistente in una sorta di ponte tra applicazioni diverse, permettendogli di lavorare direttamente all’interno degli strumenti che molte persone usano ogni giorno per studio, lavoro o gestione delle proprie attività. Più servizi vengono collegati e più ampio diventa il ventaglio di operazioni che l’agente può svolgere in autonomia.
L’elenco delle nuove piattaforme supportate è già piuttosto lungo e copre ambiti molto diversi tra loro. Tra i servizi compatibili figurano Asana, Canva, Dropbox, Figma, QuickBooks, GitHub, Klaviyo, Zoom, Notion e Granola, a cui si aggiungono anche gli account pubblicitari di Meta.
Fonte: TecnoAndroid








