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Dopo mesi di silenzio quasi totale Core Devices ha confermato che la produzione di Pebble Round 2 è finalmente partita, e ha indicato anche una tabella di marcia per smaltire tutti gli ordini rimasti in sospeso. Chi aveva prenotato lo smartwatch circolare più sottile del marchio ha passato buona parte dell’anno senza ricevere notizie, perché dopo la presentazione di gennaio l’azienda guidata da Eric Migicovsky era praticamente sparita dai radar. Il motivo di tanto ritardo ha un nome preciso ed è la cassa in acciaio.
Il quadro lo ha tracciato la stessa Core Devices in un post pubblicato sul proprio blog il 30 settembre, dove spiega di aver completato i primi 200 esemplari dell’orologio. Nel corso di ottobre dovrebbero arrivarne altri 1.000, poi dai primi giorni di novembre la società comincerebbe a lavorare in modo progressivo tutti i preordini rimanenti, con l’obiettivo di chiudere l’intero arretrato entro la fine di dicembre.
Tre rinvii e una cassa difficile da produrre
Queste date vanno prese con una certa cautela, visto che non è la prima volta che l’azienda fissa una scadenza senza riuscire a rispettarla. La consegna di Pebble Round 2 era inizialmente prevista per maggio, poi la produzione era slittata a luglio con la promessa di spedire entro settembre tutti i circa 14.000 orologi prenotati fino a quel momento. Le cose sono andate diversamente e da luglio fino a questo aggiornamento i clienti non avevano ricevuto alcuna comunicazione.
La spiegazione fornita chiama in causa un singolo componente, cioè la cassa in acciaio inossidabile, che si è rivelata molto più complicata da realizzare del previsto. In alcuni lotti, sempre secondo Core Devices, ben l’85% delle scocche prodotte presentava difetti. Una quota del genere rende impossibile qualsiasi pianificazione industriale seria. Tutto il resto invece sarebbe già pronto e in attesa soltanto dell’assemblaggio finale, che partirà man mano che le casse conformi raggiungeranno i numeri necessari.
Per certi versi è una notizia rassicurante, dato che il problema non tocca l’elettronica o il software ma un pezzo di metallo. Peccato che sia proprio quel componente a tenere fermo l’intero progetto.
Specifiche, colori e prezzo del nuovo smartwatch
Dal punto di vista tecnico il dispositivo resta quello mostrato a inizio anno, erede diretto della linea nata dalle ceneri del vecchio Pebble. Il display MiP da 1,3 pollici è più generoso rispetto a quello della generazione precedente e attorno a questo schermo ruota un catalogo che conta già oltre 1.400 quadranti e applicazioni ottimizzate per il formato. Un risultato reso possibile da un sistema operativo open source e da una comunità che negli anni non ha mai smesso di sviluppare.
Le rinunce ci sono e vengono dichiarate apertamente. A bordo non trovano posto né il cardiofrequenzimetro né funzioni avanzate per lo sport, segno che l’orologio non vuole sfidare i wearable dedicati al fitness. La scommessa è un’altra e passa da una cassa spessa appena 8,1 mm e da un’autonomia che la casa indica fino a 14 giorni, merito proprio del pannello MiP.
Pebble Round 2 si può ordinare in tre finiture, argento, oro e nero, con la possibilità di scegliere tra cinturini da 14 mm e da 20 mm in base ai gusti. Il prezzo è di circa 170 euro, a cui però vanno aggiunte spese di spedizione, IVA e dazi doganali, voci che per un acquirente europeo pesano parecchio sul conto finale. Chi decidesse di ordinarlo adesso dovrà mettersi in fila dietro a tutti gli altri e aspettare la consegna non prima di dicembre, dopo che il calendario delle spedizioni ha già subito tre rinvii consecutivi.
Fonte: TecnoAndroid








