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RoboStore lascia i robot cinesi: fabbrica propria a New York

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Il principale distributore statunitense di robot umanoidi cinesi ha deciso di cambiare mestiere: da rivenditore a produttore, con uno stabilimento tutto suo a Long Island, nello stato di New York. La virata arriva mentre Washington stringe le maglie sulle importazioni di robotica straniera, e in particolare su quella che arriva dalla Cina.

Fino a poco tempo fa RoboStore era il canale nordamericano di riferimento per Unitree Robotics, l’azienda cinese che ha reso i robot umanoidi e i cosiddetti robot cani accessibili anche a chi non ha budget militari. Università come Harvard e MIT, ma anche colossi tech come Amazon e Nvidia, hanno comprato proprio da lì le macchine usate nei loro laboratori. Numeri alla mano, il fondatore e amministratore delegato Teddy Haggerty parla di oltre 1.500 robot venduti e messi in funzione, con clienti del calibro di Cisco, OpenAI, Nvidia e più di 150 atenei.

RoboStore: dalla distribuzione alla produzione

Il 10 agosto è arrivato l’annuncio della svolta: un impianto da 66.000 piedi quadrati, circa 6.100 metri quadrati, dedicato alla produzione di robot commerciali, pienamente operativo entro il primo trimestre fiscale del 2027. Insieme allo stabilimento nasce anche una nuova società, Robo Inc., che si occuperà della parte manifatturiera e dell’integrazione dei sistemi.

L’idea, però, non è nata ieri. Haggerty e il suo gruppo ci ragionavano già da circa un anno, mentre seguivano i clienti nelle fasi di installazione e integrazione. Ascoltando le richieste, si erano fatti un’idea abbastanza precisa di cosa servisse davvero alle aziende, e la conclusione non era esattamente scontata per chi vive di robot umanoidi. Spesso la macchina giusta non è quella antropomorfa venduta come soluzione universale per qualsiasi problema.

“Aziende come Standard Bots e Universal Robots hanno un braccio robotico per casi d’uso specifici”, ha spiegato Haggerty. “E lo dirò a chiunque: quel prodotto è più adatto alla maggior parte delle imprese, per quello che vogliono ottenere, rispetto a un robot umanoide.”

Il divieto della FCC accelera tutto

Il piano ha subito una brusca accelerazione quando il governo statunitense ha cominciato a muoversi verso restrizioni e divieti sui robot di fabbricazione estera. A marzo il Senato ha presentato l’American Security Robotics Act, a giugno è toccato alla Camera con il GUARD Act. Ma la mossa più pesante è arrivata a luglio, quando la Federal Communications Commission ha vietato l’importazione di nuovi modelli di robot prodotti all’estero, compresi i popolarissimi robot aspirapolvere e, ovviamente, gli umanoidi e i quadrupedi di Unitree.

La motivazione ufficiale riguarda la sicurezza nazionale, per via delle possibili vulnerabilità informatiche. Ma l’obiettivo industriale è altrettanto evidente: spingere le aziende a fabbricare più robot sul suolo americano. A quel punto RoboStore aveva già chiuso l’attività di distribuzione, mantenendo però l’impegno ad assistere i clienti che hanno bisogno di ricambi, riparazioni e aggiornamenti per i modelli già acquistati.

Cosa uscirà dalla fabbrica di Long Island

Sotto l’insegna di Robo Inc. sono già in sviluppo e in test diversi prodotti. Uno è un busto umanoide montato su un telaio con ruote, pensato per la sanità e per i servizi di accoglienza, dotato di telecamere e sensori capaci di rilevare i parametri vitali di un paziente, dalla temperatura alla saturazione dell’ossigeno nel sangue. Poi c’è un quadrupede specializzato per applicazioni di sicurezza e una piattaforma umanoide destinata a docenti e ricercatori.

“Le università cercano un prodotto conforme alle norme statunitensi”, ha detto Haggerty, sottolineando che il gruppo ha messo a frutto l’esperienza accumulata come principale canale di distribuzione per la robotica nel mondo dell’istruzione.

I prototipi vengono realizzati con la stampa 3D e alcuni clienti li stanno già provando. Le versioni commerciali dovrebbero uscire dal nuovo impianto entro l’inizio del 2027. Nel frattempo Robo Inc. si prepara al primo grande giro di raccolta fondi dopo anni passati a crescere senza capitali esterni. “Abbiamo contattato tutti questi clienti e c’è un interesse incredibile ora che stiamo affrontando il processo di raccolta”, ha raccontato Haggerty. “Aiuta parecchio, al 100 per cento.”

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